Narcotraffico con base a Soresina sgominato dall'Arma

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Quasi 150 grammi di “neve” (135) e oltre 40mila euro in contanti sequestrati, assieme ad otto soggetti finiti in carcere, tra italiani e stranieri: è l’ingente bilancio dell’operazione “Sheba”, conclusa nella notte tra domenica e lunedì al termine delle indagini condotte congiuntamente dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Cremona e della Stazione di Soresina, in collaborazione con le compagnie di Casalmaggiore, Crema e Terni. A finire a Caì del Ferro per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, sono stati sei egiziani, un albanese e due italiani.
I dettagli dell’operazione sono stati delineati oggi in sala stampa dal tenente colonnello Michele Arcangelo Cozzolino, comandante provinciale, assieme al maggiore Rosario Gemma, comandante del Nucleo Investigativo, al capitano Livio Propato, comandante della compagnia di Cremona, e dei marescialli Luigi Illustre e Ornella Celletti, rispettivamente comandante e vice della Stazione di Soresina.

LA LUNGA ATTIVITA’ INVESTIGATIVA

La lunga attività investigativa è partita nel maggio dello scorso anno con la denuncia di due soggetti egiziani trovati con tre grammi di cocaina: «circostanza in in cui ad insospettire fu l’ingente quantità di denaro in possesso dei due (circa 41.500 euro) in relazione alla scarsità dello stupefacente». Le indagini sviluppate da questo episodio hanno permesso di ricostruire l’attività illecita di quello che, come ha sottolineato il maggiore Gemma, «non si può definire una vera e propria associazione ma, certamente, un consistente sodalizio criminale senza una specifica organizzazione gerarchica».

PICCOLE DOSI E LINGUAGGIO CIFRATO

Il sodalizio, prevalentemente composto da soggetti egiziani, coordinava una vasta ed articolata rete di spaccio con base a Soresina (ricostruita non senza difficoltà dagli inquirenti), condotta senza mai muoversi dal paese. Qui i soggetti prendevano le ordinazioni, consegnavano la merce e ritiravano il denaro, in un giro d’affari esteso all’intera provincia: questo, sempre trasportando piccole dosi, compiendo anche 3 o 4 viaggi al giorno per rifornirsi (prevalentemente nel milanese e nel bresciano) e senza quasi mai nominare al telefono i luoghi degli incontri o utilizzando un linguaggio cifrato (ad esempio, al termine “magliette” corrispondevano dosi di cocaina e hashish). A queste circostanze sono riconducibili la lunghezza e la complessità delle indagini, condotte unendo pedinamenti e servizi d’osservazione alle intercettazioni telefoniche. «La delicatezza dell’attività investigativa - ha puntualizzato il maggiore Gemma - in alcuni casi ci ha addirittura costretto a preferire la denuncia a piede libero all’arresto: questo per arrivare ad individuare tutti i componenti della rete senza il rischio di “smascherare” l’attività investigativa».

GLI ARRESTI

All’alba di stamattina infine gli arresti, dopo aver raccolto tutti gli elementi di inconfutabile colpevolezza accolti dalla Procura della Repubblica di Cremona. In un’operazione che ha mobilitato una cinquantina di militari, a finire in carcere sono stati A. E. (classe ‘84), A. M. ('91), M. M. (‘85), R. E. (‘81), O. A. (‘84), l'albanese M. N. (dell’87) e due italiani: S. C., 50 anni, e L. I., classe 1949. Tutti costoro risultano pregiudicati per reati affini e, per uno dei due italiani, preso ad Azzanello, si tratta del quarto arresto. A questi si sono aggiunti un terzo italiano, F. G., nei confronti del quale è stato disposto l’obbligo di firma. Nel corso dei mesi scorsi, le indagini hanno portato progressivamente all’arresto di 5 persone e alla denuncia di altri 22 soggetti. Soddisfatto il colonnello Cozzolino, che non ha mancato di complimentarsi con i carabinieri della Stazione di Soresina, «per il supporto fornito con notevole sforzo ed abilità durante le indagini al Nucleo Investigativo», oltre che di manifestarei ringraziamenti per la collaborazione nelle indagini al pm Francesco Messina ed al gip Letizia Platè.

di Michele Scolari
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