Cremona - Sull’acqua pubblica si ricorre al Tar

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Sedici comuni tra i quali Crema e Casalmaggiore ribadiscono la propria contrarietà alla gestione mista.
Mentre si dibatte sulla vicenda dell'acqua pubblica, prosegue il cammino dei ricorsi al Tar promossi dal Comitato Acqua pubblica e da sedici sindaci del cremonese: Doriano Aiolfi (Bagnolo Cremasco), Amilcare Braga (Ca’ d’Andrea), Claudio Silla (Casalmaggiore), Enrico Manifesti (Casalmorano), Carmelo Lazzarini (Castelverde), Rosolino Azzali (Corte De Frati), Stefania Bonaldi (Crema), Ivana Cavazzini (Drizzona), Davide Viola (Gadesco Pieve Delmona), Ivan Scaratti (Grontardo), Renzo Felisari (Olmeneta), Donato Dolini (Pandino), Dalido Malaggi (Pessina Cremonese), Marco Cavalli (Romanengo), Carlo Angelo Vezzini (Sesto Ed Uniti), Donatella Mazzeo (Stagno Lombardo). Sindaci che, nella conferenza di giovedì scorso, hanno ribadito il proprio dissenso rispetto alla gestione mista dell'acqua, dissenso che ha dato origine al ricorso presentato al Tar ove si chiede l'annullamento della deliberazione del’11 ottobre 2012 da parte del Consiglio di Amministrazione dell’Ato, avente per oggetto “Adozione documento di aggiornamento del piano d’ambito di cui alla propria deliberazione n. 7 del 15 novembre 2011” e di tutti gli atti presupposti, preliminari e comunque connessi. Ma andiamo con ordine. Se da un lato la politica dibatte su una questione che divide anche la maggioranza, dall'altro i diretti interessati alla gestione del servizio idrico, i sindaci, rischiano di vedersi strappare di mano qualsiasi tipo di controllo e autorità sulla partita.

E non ci stanno. «La vicenda acqua e Sistema idrico sta degenerando sempre di più» scrivono i sindaci, che criticano aspramente i metodi adottati dalla Giunta provinciale e dall'Ato per strappare il consenso alla società mista. «Colpisce la crescente debolezza delle scelte» sottolineano. «Non attraverso un confronto aperto con il territorio e le sue rappresentanze, ma a qualsiasi costo. Anche forzando regole essenziali. Anche umiliando i sindaci e la Conferenza dei comuni, che questa iniziativa sciagurata aveva peraltro già messo in crisi un anno fa». Come più volte è stato ribadito dai primi cittadini interessati, e come ha chiesto anche la Lega, sono i Comuni che devono avere il controllo della situazione. «E’ necessario un punto di svolta, chiamando il territorio e le comunità locali ad una ripartenza su basi nuove» fanno sapere i firmatari del ricorso. «Altrimenti a pagare, e a caro prezzo, sarà il nostro territorio e la sua mancata modernizzazione. Dopo oltre due anni di immobilismo ostinato e inconcludente, quando si è lasciato spazio alla iniziativa dei Sindaci, nel giro di pochi mesi si è profilata la nascita del nuovo soggetto Gestore Unico di Ato.

Ma c’è chi ha pensato di ritornare al passato, e di riproporre le vecchie logore logiche di contrapposizione Così il CdA dell’Ato, a freddo, senza alcun rapporto con i Comuni e il territorio, ha deciso di “strappare”». Nell'ultima conferenza dei servizi, infatti, si sono riproposte le stesse delibere che erano state oggetto di un sofferto confronto già un anno fa, quando 101 sindaci avevano chiesto al CdA di “revocare” le delibere. «Dobbiamo intervenire insieme per evitare che questa vicenda precipiti ulteriormente» dichiarano i primi cittadini. «Occorre davvero ripartire, tutti insieme e su basi nuove, aprendosi al confronto con il territorio.

Su queste basi abbiamo superato le ultime incertezze, e abbiamo deciso di intervenire, anche ricorrendo a strumenti inconsueti ma a questo punto necessari». Da questa riflessione è giunta la decisione di promuovere un ricorso al Tar che consenta di azzerare la vicenda. «Magari riprendendo sulla base del voto del referendum sull’acqua bene comune, l’ideaforza di quegli “Stati Generali dell’Acqua” che si sarebbero dovuti svolgere all’inizio» concludono i sindaci. «In un territorio quanto mai delicato, perché non chiamare il territorio e le sue rappresentanze (sociali, civili, economiche, agricole) a confrontarsi su un progetto di sviluppo e a condividere le responsabilità di un futuro che ci riguarda tutti? L’esperienza di noi sindaci, anche proprio in questi mesi difficili nel governo dei nostri Comuni è un patrimonio di coesione sociale importante per tutti. Ripartire da qui, forse, consentirebbe al territorio di rimettere in movimento le cose».

di Laura Bosio

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