“Il discorso del re” apre giovedì la stagione di prosa del Ponchielli

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Il Teatro Ponchielli alza il sipario sulla stagione di prosa 2012-13 con uno spettacolo proposto in due serate: giovedì 20 e venerdì 21 dicembre alle ore 20.30. L’inaugurazione della stagione è affidata a Luca Barbareschi, nella veste di attore protagonista e regista, con “Il discorso del re”, originariamente scritto da David Saidler come testo teatrale, ma reso famoso in tutto il mondo grazie all’omonimo film diretto da Tom Hooper che nel 2010 vinse ben 4 premi Oscar. Accanto a Barbareschi, che interpreta il ruolo di Lionel, si può apprezzare Filippo Dini (nei panni del re balbuziente Bertie), conteso ed applaudito attore del teatro italiano che, nel 2011, si è aggiudicato il premio Le Maschere del Teatro come miglior attore non protagonista nel “Romeo e Giulietta” di Valerio Binasco. La commedia è ambientata in una Londra surreale, a cavallo tra gli anni ’20 e ’30 ed è centrata sulle vicende di Albert, secondogenito del Re Giorgio V. Si parte dai fatti storici per addentrarsi in un dramma personale, senza abbandonare mai la storia, che non è fondale sottofondo ma presenza imprescindibile di ogni istante della commedia al fianco dei protagonisti. Dopo la morte del padre, il timido e complessato duca di York non sarebbe dovuto salire al trono d’Inghilterra. Il primogenito era infatti Edoardo, che divenne sì re ma che abdicò neppure un anno dopo. Suo malgrado, a Bertie, o meglio Albert Frederick Arthur George Windsor, toccò il peso della corona diventando sovrano col nome di Giorgio VI. Si è detto ‘suo malgrado’ perché il povero Bertie soffriva di una balbuzie impossibile da gestire nei numerosi ed imbarazzanti discorsi pubblici. L’amore della moglie Elisabetta, e soprattutto, la tenacia del logopedista Lionel, che lo sottopose ad un’atipica cura mista tra psicanalisi e laboratorio teatrale, permisero a Bertie di superare, senza poche difficoltà, il suo handicap. Una commedia umana, in perfetto equilibrio tra toni drammatici e leggerezze, ricca d’ironia ma soffusa di malinconia, a tratti molto commovente ma capace anche di far ridere, di risate che nascono dal cervello e si trasmettono al cuore.

dio Federica Ermete

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