Spending review anche nelle famiglie

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Termine sconosciuto ai più fino a un paio di anni fa, la  “spending review” (alla lettera, la revisione di spesa) è diventata prassi obbligata  anche all’interno delle famiglie italiane che, spinte dalla necessità di risparmiare e di fronteggiare la crisi, in molti casi stanno modificando  il proprio stile di vita.

Del resto, i dati parlano chiaro: un miliardo di euro di telefonate in meno, circa sei miliardi di minor consumo sul carburante per l'auto, 18 miliardi sulla casa. Niente più caffè al bar, auto nuova, aperitivo in centro con gli amici. Si parla di minori spese per 33 miliardi.

Del resto, per molti non ci sono state alternative: la pressione fiscale è salita in un anno dal 42,5% al 44,7%, il potere d'acquisto è crollato del 4,1%. E la disoccupazione preme. Ma anche chi avrebbe potuto continuare a spendere, spesso ha preferito tagliare, “perché non si sa mai”.

I cittadini cremonesi non sono stati certo da meno rispetto al resto d’Italia: chi ha tagliato sui divertimenti, chi sui beni di consumo, chi sugli spostamenti. Chi si è inventato nuovi e creativi modi per risparmiare, come Graziella, massaia 55enne, che per far quadrare il bilancio mensile ha iniziato a coltivare un orto nel piccolo giardino di casa propria: «Non ho mai avuto il pollice verde – racconta – ma di necessità si fa virtù, e visto che da qualche parte dovevo iniziare a risparmiare, ho pensato bene di coltivare la verdura sotto casa: pomodori, insalata, cetrioli, zucchine. Ci ho messo un anno, ma sono riuscita a ottenere buoni risultati. Tra l’altro, visto che produco più verdura di quanto ne consumiamo, quella che avanza la utilizzo per degli scambi con vicini e amici: zucchine in cambio di una torta fatta in casa, pomodori in cambio di qualche lavoretto, e via di seguito».

In effetti, il ritorno al baratto è uno dei sistemi più utilizzati contro la crisi: chi ha delle abilità le sfrutta per scambiarsi con altri beni di consumo o servizi. Indumenti rammendati in cambio di muri ridipinti; sistemazione di un rubinetto in cambio di qualche cespo di insalata. E via di seguito. «Anche se faccio la casalinga, un tempo facevo la sarta, e ora sfrutto questa mia abilità per risparmiare» spiega Carla, 64 anni. «Con i miei vicini di casa ormai c’è un rapporto di scambio reciproco. Vengono da me per farti riattaccare i bottoni, o rammendare degli strappi nei vestiti, o per fare un orlo, e in cambio mi sistemano i piccoli problemi idraulici della casa, mi tengono il giardino e via di seguito. E’ un modo per risparmiare un po’, e per tirare a fine mese».

I tagli alle spese restano comunque la parte preponderante della spending review famigliare. «Noi abbiamo dato un taglio netto all’utilizzo dell’auto» racconta Giuseppe, 42 anni. «Prima ne avevamo due, ora una l’abbiamo venduta. Mia moglie, che lavora in città, usa la bicicletta, i miei figli pure, e io che lavoro fuori utilizzo l’auto. Anche sugli spostamenti abbiamo ridotto le spese: prima si andava a fare delle gite quasi tutte le domeniche, ora al massimo una volta al mese. Non che non arrivassimo a fine mese, ma credo che la prudenza non sia mai troppa…».

Stesso motivo per cui molte persone hanno scelto di tagliare le spese per i viaggi. «Siamo sempre stati una famiglia benestante e spesso ci concedevamo dei viaggi impegnativi» racconta Stefano, 51enne dipendente di banca. «Fortunatamente né io né mia moglie abbiamo avuto problemi con il lavoro, ma i prezzi sono lievitati, e anche i costi a carico delle famiglie. Per questo abbiamo gradualmente ridotto le spese superflue. Ora l’unico viaggio che ci concediamo è per le vacanze estive, e magari scegliamo qualche week end fuori porta per compensare. Abbiamo ridotto le cene al ristorante, gli aperitivi con gli amici, che prima erano quasi quotidiani. Purtroppo oggi bisogna guardare al futuro».

La maggior parte delle famiglie, tuttavia, ha dovuto fare scelte obbligate, perché tra cassa integrazione e aumento dei prezzi, non riusciva più ad arrivare a fine mese. C’è chi risparmia sulle telefonate, chi sceglie la mail piuttosto del sms, chi rinuncia alla pay tv, chi all’abbonamento internet.

Ma i possibili tagli sembrano non finire mai. «Siamo in due, ma lavora solo il mio compagno, in quanto io, da precaria, sono rimasta disoccupata» racconta Manuela, 32 anni. «Dunque la prima cosa che abbiamo tagliato sono state le piccole spese, che però sommate diventano significative: il caffè al bar, il giornale, ecc. Poi abbiamo riguardato con attenzione la lista della spesa, e ci siamo resi conto di quante cose inutili si possono evitare: patatine, salatini, bibite, stuzzichini. Mi sono accorta di quanto la vita oggi è improntata al consumismo senza criterio, e alla fine tagliare è stato solo un bene».

Così anche i consumi alimentari si adeguano alla crisi: si mangia più pollo e meno pesce, si beve meno vino, si torna a consumare più pane. Si evitano prodotti precotti o confezionati, molto costosi, e si sceglie di prepararsi in casa molte cibarie. «Ormai faccio il pane in casa quotidianamente» spiega Cecilia, 55enne. «Ho smesso di comprarlo da oltre un anno. E lo stesso vale per la pasta, per i tortelli, per le torte».

Si sceglie sempre più spesso di fare la spesa al discount o di puntare sull’offerta del giorno. «Mangiamo pochissimo pesce, e quando lo acquistiamo scegliamo il surgelato, che costa meno» racconta Francesca, 48 anni. «Anche la carne è stata ridotta drasticamente: un tempo per noi era irrinunciabile, ora facciamo molto più spesso pastasciutte e risotti». In effetti, secondo i dati, l’austerity domestica ha ridotto del 6% la spesa della carne bovina, mentre il pollo, che è il più economico, è la scelta primaria per molti.

di Laura Bosio

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