Cinque candidati per le primarie del Pd

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CINZIA FONTANA

Cinzia Fontana, senatrice, si presenta alle primarie del Pd, per quella che potrebbe essere la sua seconda legislatura. Una scelta dettata dalla voglia di impegnarsi ancora per il suo Paese e per il territorio.

«Ho deciso di partecipare a queste primarie sostanzialmente per due motivi» racconta. «Innanzitutto perché credo che sia giusto, dopo un mandato in Parlamento, misurarsi con il consenso rispetto al lavoro svolto. Ho sempre cercato di impegnarmi al meglio e di avere stretti rapporti con il territorio, cercando di coniugare principi e concretezza. Ho lavorato su diversi temi - come fisco, Europa, donne e lavoro - mettendo sempre davanti onestà e trasparenza, e voglio capire quanto questo mio impegno sia stato apprezzato. In secondo luogo, essendo consapevole che i prossimi saranno gli anni della ricostruzione, civica, morale ed economica, voglio mettere a disposizione le competenze e l’esperienza acquisite per essere utile al mio Paese».

Luci e ombre della sua esperienza parlamentare?

«L’esperienza parlamentare è stata forte e straordinaria, soprattutto dal punto di vista del contatto e delle relazioni con le persone. Sono inoltre molto soddisfatta per i risultati che ho ottenuto in questi anni: come il fondo per le vittime dell’amianto; il regolamento per la parità di genere nei Cda delle società pubbliche; la questione delle dimissioni in bianco; l’emendamento nella delega fiscale sulla possibilità di detrarre le spese documentate da scontrino, specialmente in certi settori. Quest’ultima azione, purtroppo, è stata interrotta dalla fine del Governo.

Naturalmente ci sono anche le ombre: quelli appena trascorsi sono stati cinque anni difficili, ma ciò che più mi fa male è che da fuori noi parlamentari siamo sempre stati giudicati come “tutti uguali”. Come se ognuno facesse solo i propri interessi, quando invece c’è una netta differenza tra chi ci crede davvero e lavora con grande senso del dovere e chi invece non si impegna affatto e agisce solo per l’interesse personale. Altro motivo di dispiacere è stato la grande difficoltà culturale nel far passare i temi della parità di genere. A tutt’oggi è un tema ancora spinoso».

Quali sono le grandi battaglie che ancora devono essere portate avanti?

«Rispetto alla fase che stiamo vivendo, è chiaro che la grande battaglia per la politica è quella di passare dalla sofferenza alla speranza. La prossima legislatura dovrà affrontare compiti decisivi, primo tra tutti guidare l’economia fuori dalla crisi. I temi dell’equità e dell’inclusione dovranno accompagnare la futura crescita e sviluppo del Paese. Anche sulla rimodulazione del fisco ci sarà molto da lavorare: bisogna alleggerire il peso fiscale sul lavoro e sull’impresa, e introdurre politiche che favoriscono giovani e donne. Ci sono poi da affrontare i temi legati alle donne, e il gravissimo problema del femminicidio.

Infine si dovrà portare avanti il tema del lavoro, e in particolar modo degli esodati, che ho già seguito nell’ultima legislazione, e che continuerò a seguire se verrò rieletta».

Cosa si dovrebbe cambiare nella politica italiana, oggi?

«Bisogna prima di tutto superare la stagione degli slogan e delle promesse facili. Serve una politica più sobria nel linguaggio e nei comportamenti. Essa deve riprendere il proprio ruolo nella società, e non più essere in secondo piano rispetto all’economia e alla finanza. Deve tornare a essere strumento dei cittadini e non più degli interessi particolari. Gli esempi negativi hanno fatto male alla politica, togliendole credibilità; bisogna allora essere determinati nel dare un’inversione di tendenza. Oggi in questo senso vedo qualche segnale positivo, e sono orgogliosa di appartenere a un partito che di questa nuova tendenza sta facendo la sua bandiera».

 

ANNAMARIA ABBATE

Annamaria Abbate, donna politica di lunga esperienza, ha ricoperto diversi ruoli a livello locale. Ora ha deciso di candidarsi alle primarie del Partito democratico per il Parlamento. Ne abbiamo parlato con la diretta interessata.

Per quale motivo ha deciso di candidarsi alle primarie?

«A Cremona sono stata tra i primi a chiedere le primarie per i parlamentari. Di fronte alla vergogna di una legge elettorale che espropria i cittadini del diritto di scegliere i propri rappresentanti, già nel 2005 raccoglievamo le firme per chiedere le primarie. Allora ci voleva molto coraggio, io l'ho avuto e ci ho messo la faccia, mentre altri mettevano la testa sotto la sabbia. Ora che finalmente ci siamo arrivati, potevo non esserci? Il Pd è finalmente un partito aperto, plurale, contendibile. Mi candido per arricchire la proposta del partito e offrire una possibilità di scelta a chi non si riconosce nelle altre due candidate, perché anche se siamo nello stesso partito e condividiamo molte idee, io vengo da una cultura politica diversa dalla loro e ho fatto battaglie diverse dalle loro».

Crede nel rinnovamento della classe dirigente? Se sì, in che modo dovrebbe verificarsi?

«Il rinnovamento della classe dirigente non è una scelta, è un obbligo. Tutto ciò che non si rinnova fatalmente degenera. Cambiare le persone però non basta. Bisogna cambiare il modo di concepire l'impegno politico. Bisogna fare emergere forze fresche e vitali, indipendentemente dall'età anagrafica, che posseggano poche qualità indispensabili: gli strumenti culturali per leggere la complessità del presente e per progettare un orizzonte nuovo; la generosità necessaria per vivere la politica come servizio alla comunità invece che per tornaconto personale; il coraggio di battersi per le idee migliori e per il bene di tutti sottraendosi alle pressioni degli interessi di parte».

Quali sono i temi più importanti su cui ritiene sia necessario lavorare a livello nazionale? E nel nostro territorio?

«Dal Consiglio comunale ho imparato quali sono i problemi dei cremonesi in questi tempi di crisi, i loro bisogni, le loro aspettative. Lavorando nella segreteria regionale al programma per Ambrosoli Presidente ho approfondito molto i bisogni del nostro territorio e ho imparato quali sono le leve sulle quali agire a livello nazionale per vedere concrete ricadute locali. Sono convinta che per rimettere in piedi l'Italia, e con essa la Lombardia, la regione più avanzata sotto ogni punto di vista, c'è bisogno di una riforma coraggiosa della macchina amministrativa nel segno della trasparenza e dell'efficienza. La nostra provincia ha eccellenze di livello mondiale che possono fare da volano allo sviluppo locale e portare benefici per tutti, solo se saranno sostenute da una macchina amministrativa efficiente e senza sabbia negli ingranaggi. Sabbia che va spazzata via anche dagli ingranaggi dei comparti della giustizia e dalla sanità».

Cosa si dovrebbe cambiare nella politica, oggi?

«Sento come prioritaria e urgente una reale e profonda riforma della politica: più efficienza, meno invasività nella vita dei cittadini e meno costi. C’è necessità di politici senza complessi di superiorità, che guardino i cittadini all’altezza degli occhi. E’ arrivato il tempo della democrazia dal basso e della partecipazione. La vecchia politica è una zavorra di cui non vogliamo più portare il peso».

 

ALESSIA MANFREDINI

Alessia Manfredini, consigliera comunale del Pd, ha deciso di partecipare alle primarie del Pd. Una scelta nata quasi per caso, «ascoltando la canzone di Lorenzo Cherubini detto Jovanotti, "Ora" in cui dice: "non c'è montagna più alta di quella che non scalerò, non c’è scommessa più persa di quella che non giocherò, ora" ho capito che era il momento giusto per compiere una scelta coraggiosa e dare agli elettori una possibilità diversa: giovane, competente e al femminile» racconta la consigliera comunale. «Credo che il Pd stia dando una grande prova di maturità organizzando in poco tempo le primarie per la scelta dei parlamentari e sono certa che chiunque vinca si metterà a disposizione per vincere le elezioni del 24 febbraio».

Come giudica la politica italiana di oggi?

«Inadeguata e poco in sintonia con i cittadini. Lo si è visto prima con il Governo disastroso di centro destra, poi col governo dei tecnici e con le maggioranze strane. Non si é cambiata la legge elettorale, che avrebbe restituito ai cittadini la possibilità di scegliere, non si sono dimezzati i parlamentari e non sono state fatte riforme all'insegna dell'equità e del buon senso. La politica avrebbe dovuto anticipare invece si trova a inseguire…».

Cosa bisogna cambiare, secondo lei? E cosa pensa che riuscirebbe a cambiare, dall'interno?

«Prima cosa, chi gestisce la cosa pubblica deve aver presente che si è amministratori a progetto, (non si può restare per 20 anni in uno stesso ruolo) in cui esistono dei risultati da conseguire e da rendicontare ai cittadini. La politica deve recuperare la sua funzione, ovvero incidere sui bisogni delle persone, risolvere problemi, avere una visione collettiva e essere in sintonia con la società e la sua evoluzione.

Quali sono i temi più importanti su cui ritiene sia necessario lavorare a livello nazionale? E nel nostro territorio ?

«A livello nazionale credo che il nuovo Parlamento vivrà una nuova fase costituente, dove non saranno più rinviabili alcune riforme dalla politica, al sistema bicamerale, al lavoro e le pensioni.

Poi, per quanto riguarda i temi che conosco meglio, credo che sia auspicabile una nuova legge sul contenimento del consumo di suolo, una legge che sia più stringente per le industrie che inquinano, una legge contro la violenza alle donne.

Per la nostra provincia, certamente il fiume Po deve ritornare nell'agenda politica nazionale, così come progetto Vento, ciclabile da Torino Venezia, come un piano per la lotta contro lo smog e lo sviluppo dell'agro alimentare, vera eccellenza della nostra provincia».

 

LUCIANO PIZZETTI

Attualmente deputato, vuole candidarsi anche per la prossima legislatura, per poter mettere a disposizione di tutti l'esperienza maturata nel primo mandato.

«Il ricorso alle primarie è un modo democratico e moderno di selezionare la classe dirigente» spiega Pizzetti. «Per questa ragione, tra le molte proposte di legge da me presentate in questi cinque anni di vita parlamentare, ho concorso ad elaborare due progetti di legge per obbligare i partiti ad utilizzare le primarie nella scelta delle candidature e per introdurre il limite dei tre mandati parlamentari. La prossima legislatura sarà particolarmente difficile e complessa. Il Parlamento sarà chiamato a decisioni e scelte di grande rilievo E' importante che chi sarà chiamato a svolgere quel compito lo faccia con competenza, impegno, responsabilità. C'è un Paese da ricostruire, c'è un’economia da far ripartire, c'è il lavoro da far crescere, c’è uno stato sociale da salvaguardare, ma c'è anche un territorio, il nostro, da rappresentare e a cui dare voce a Roma.

Ho svolto il mio ruolo di parlamentare con dedizione e serietà, acquisendo stima e considerazione in sede sia nazionale che locale. Pur al primo mandato, mi è stato chiesto di assumere il ruolo di capogruppo alla Commissione Bicamerale per le Questioni Regionali e di far parte del Comitato Direttivo del Gruppo parlamentare. Non sono un opportunista della politica, dico sempre come la penso, in modo trasparente e anche a costo dell'impopolarità, se serve, perché credo che chi ha ruoli pubblici non debba cercare il facile consenso ma debba, al contrario, essere fino in fondo responsabile del bene delle comunità che deve rappresentare.

Sul piano nazionale, ho seguito in modo particolare e diretto tutte le norme sul federalismo e quelle riguardanti le politiche di Regioni ed Enti locali.

Ho partecipato al 96% delle sedute di aula e al 98% di quelle di Commissione; le scarsissime assenze sono tutte certificate da atti ufficiali.

Oggi tra noi candidati c'è una competizione. Da domani, come accade negli Usa, si lavorerà tutti insieme».

 

TITTA MAGNOLI

Segretario provinciale del Pd, ha scelto di partecipare alle primarie, convinto della necessità di cambiamento.

«Ho deciso di candidarmi raccogliendo lo spirito con cui Pierluigi Bersani ha voluto queste primarie: provare a cambiare e rinnovare la politica italiana. Per questo mi sono voluto mettere alla prova. In un partito che si chiama "democratico" credo che sia fondamentale cercare il consenso delle persone, e le primarie sono un segnale forte, dove la gente potrà decidere davvero. Il fatto di non essere riusciti a modificare il “Porcellum” è una delle colpe della legislatura che si è appena conclusa, e il Pd ha comunque avuto il coraggio di superare le liste bloccate con questa competizione.

I temi forti che si dovranno affrontare sono sotto gli occhi di tutti: si dovrà guardare prima di tutto all'economia del Paese, con una particolare sensibilità alle tematiche del sociale, che oggi vengono un po' trascurate. Una nuova idea di Stato, di economia e di giustizia sociale può nascere solo da persone nuove, da nuovi volti della politica. La mia generazione è allora chiamata a scendere in campo. Il clima che si è generato attorno a questa competizione è molto buono, e da parte delle persone notiamo un certo interesse. La domanda di cambiamento è chiara, e la nostra responsabilità sarà di portare avanti tale rinnovamento, con coraggio e determinazione. Nella prossima legislatura tutto dovrà cambiare, e si dovrà lavorare sodo perché ciò avvenga.

Il mio augurio a tutti i candidati per queste primarie ricordando che nella vita c'è anche molto altro. Sarò contento se vincerò, ma se vincerà qualcun altro, sarò il primo firmatario della sua candidatura, e lavorerò per lui con entusiasmo»

 di Laura Bosio

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