Acqua, la Regione approva il Piano d'Ambito, ma la gestione verrà decisa in consiglio

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La Regione Lombardia ha approvato, con un decreto, il Piano di ambito presentato dall'Ato di Cremona. La notizia, dei giorni scorsi,  ha già creato diverse polemiche in merito alla sua interpretazione. L'approvazione non riguarderebbe  la tipologia di gestione, ma semplicemente il contenuto del Piano d'ambito: lo sottolinea il consigliere regionale Pd Agostino Alloni, secondo cui «l'approvazione è legata alla programmazione dei lavori: dallo smaltimento dei reflui, alla depurazione, agli acquedotti, ecc. La Regione non entra nel merito della gestione, anche perché non è il suo compito: questo aspetto dipende solo dalla Provincia».

Il decreto, in effetti, dichiara «di esprimere una valutazione di coerenza con la programmazione e pianificazione regionale, ai sensi dell’art. 48 c. 3 della l.r. 26/2003, alla proposta di aggiornamento del Piano d’Ambito dell’Ato Provincia di Cremona a condizione che siano ottemperate le indicazioni contenute nell’Allegato A parte integrante del presente provvedimento, che devono essere espressamente recepite». Nessun cenno viene fatto in merito al sistema di gestione.

Il suddetto allegato A, peraltro, si limita a fornire alcune prescrizioni strettamente legate al piano d'ambito stesso: la necessità «di una ricognizione dell’infrastrutturazione, sia in relazione all’acquedotto, che al sistema fognario/depurativo, soprattutto in relazione a tutti i territori che hanno visto in questi anni una gestione in economia e che non si sono adeguatamente dotati di strumenti informativi strutturati». Si parla anche di interventi da attuare sulla rete fognaria, di scarichi di depurazione, e «si raccomanda la messa a punto di processi e strumenti che garantiscano la possibilità di una pianificazione di tipo dinamico che, anche nel breve periodo, possa permettere un progressivo aggiornamento di quanto programmato».

Insomma, il capitolo gestione resta aperto, e la Lega, che aveva presentato una mozione, approvata in Consiglio provinciale, a favore di un modello di gestione in house, ha già dichiarato che non farà passi indietro. «La nostra posizione non cambia» fa sapere Simone Bossi, leader provinciale. «D'altro canto,  lo avevamo già detto: siamo convinti che la gestione debba essere pubblica».

Intanto si attende la verifica di maggioranza richiesta dal presidente  Salini proprio nel corso dell'ultimo Consiglio provinciale, che però, al  momento, forse per il periodo festivo, non si è fatta. «Non ci hanno ancora convocati per alcun confronto» spiega Bossi. «Mi auguro che da parte di Salini non vi sia nuovamente una forzatura rispetto alle procedure: non vorrei che tentasse di far passare il suo modello di gestione, con la scusa dell'approvazione del Piano d'ambito da parte della Regione, passando sopra quanto deciso in Consiglio. Per correttezza ora il Piano dovrebbe tornare al consiglio dell'Ato, per essere opportunamente modificato per quanto riguarda l'ipotesi di gestione, prevedendo quella in house; esso quindi dovrebbe tornare in Consiglio per il voto finale. Ricordo al presidente che Giunta e consiglieri devono farsi garanti di quanto il Consiglio esprime, e nell'ultima seduta esso ha chiaramente deciso di volere la gestione pubblica».

di Laura Bosio

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