Quel mal di testa che non se ne va...

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L'emicrania è una patologia che colpisce circa il 10% della popolazione globale, ed è considerata fortemente invalidante. Ne parliamo con il dottor Luigi Bettoni, neurologo dell'Ospedale di Cremona. «L'emicrania è la principale tra le cefalee primarie, ossia quelle che non hanno una causa cerebrale evidenziabile» Bettoni. «Essa è la tipologia di mal di testa più diffuso, insieme alle cefalee da tensione, e nelle donne ha una prevalenza di 2-3 volte rispetto agli uomini».

Quali sono i sintomi principali? Quali problemi può portare al paziente?

«Si distinguono sostanzialmente due tipologie di emicrania. Quella più caratteristica, anche se meno frequente, è denominata emicrania con aura, e si manifesta con una serie di sintomi che preannunciano l'arrivo del mal di testa. Si tratta sostanzialmente di sintomi di tipo visivo, come la comparsa di lampi di luce o forme geometriche in metà del campo visivo. Possono verificarsi anche sintomi come formicolii o disturbi del linguaggio. Tutto ciò dura una decina di minuti, poi si manifesta il mal di testa, che solitamente colpisce in una metà del cranio con una cefalea pulsante e molto intensa, accompagnata da nausea e vomito. Il dolore può diventare talmente intenso che il paziente si trova nelle condizioni di non sopportare luci e rumori e si deve mettere a letto al buio. Tale fase può durare da alcune ore ad alcuni giorni, ed è fortemente invalidante per il paziente. L'emicrania senz'aura si manifesta nello stesso identico modo, ma non ha segni premonitori».

E' vero, allora, che si tratta di una delle principali cause di disabilità?

«La disabilità è temporanea, e circoscritta agli episodi acuti, e quindi essa dipende dalla frequenza degli attacchi. Si va da quelli molto sporadici, come due o tre all'anno, a chi ne soffre anche 15 giorni al mese o più».

Quali sono le principali cause?

«C'è sicuramente una componente genetica ed ereditaria: se qualcuno in famiglia ne soffre, è più probabile soffrirne. Inoltre vi può essere l'influenza anche di alcuni fattori ambientali, come ad esempio lo stress, o la mancanza totale dello stesso (la cosiddetta "emicrania da week end", legata al cambiamento delle abitudini quotidiane)».

C'è chi ha ipotizzato una correlazione tra emicrania e alimentazione...

«Non c'è nulla di scientificamente dimostrato, a questo proposito, ma dal punto di vista clinico vi sono diversi pazienti che hanno notato dei fattori scatenanti per le loro emicranie, come ad esempio il cioccolato, i cibi grassi, il vino rosso, alcuni tipi di formaggi, ecc. Non si conoscono però i meccanismi con cui tali alimenti influirebbero sulla comparsa dell'emicrania.

Anche per questo motivo si consiglia sempre al paziente di tenere un diario su cui annotare tutto quello che ha fatto o mangiato prima degli episodi di emicrania, cercando di trovare un comune denominatore».

L'emicrania può diventare un fatto cronico?

«Purtroppo sì, e accade più facilmente in quelle senz'aura. In questo caso spesso si interseca

Qual è la terapia più indicata?

«Per chi soffre di episodi sporadici, spesso si rivela sufficiente una terapia banale, come il paracetamolo, se assunta alla prima comparsa dei sintomi. Vi sono poi altri farmaci, come i triptani, che possono interrompere o almeno ridurre la sintomatologia. Per chi invece ha attacchi frequenti e quantificabili, oltre ai normali farmaci, da assumere durante gli attacchi, vi sono delle terapie profilattiche a lungo termine, con farmaci specifici. Si tratta di antidepressivi che, presi a lungo e con dosaggi bassi, riducono l'intensità o la frequenza dell'attacco. Un altro tipo di terapia profilattica è quella con gli antiepilettici. Bisogna andare per tentativi».

E' sempre il caso di rivolgersi al medico quando si soffre di queste patologie?

«Si. Purtroppo spesso certi pazienti tendono a trascinarsi i sintomi per anni senza mai farsi fare una diagnosi e limitandosi a prendere antidolorifici. Questo è anche uno dei motivi della cronicizzazione dei sintomi».

di Laura Bosio

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