Le primarie del Pd, successo ma con polemiche

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Il risultato delle primarie, che ha visto giungere al primo posto Cinzia Fontana, con 2.451 voti, subito seguita da Luciano Pizzetti con 2.431 voti, non è stato privo di polemiche. Primo dato: se è vero che chi ha votato Pizzetti ha dato la propria preferenza anche a Fontana, in abbinata, non è altrettanto vero il contrario, in quanto, in territorio cremasco, per il deputato cremonese il "ticket" non è scattato. Questo ha favorito, notevolmente la senatrice uscente e penalizzato Pizzetti, che deve cercare una collocazione nelle liste che possa consentirgli di essere rieletto. Ne sapremo di più nei prossimi giorni. Ma quanto è accaduto in questi giorni ha provocato, da parte di una componente del Pd, la richiesta di una discussione interna, specialmente per quanto riguarda la dirigenza. Il primo a lanciare il sasso è stato Mauro Fanti, predecessore di Magnoli alla segreteria del partito e sostenitore di Pizzetti: «Il risultato delle primarie evidenzia chiaramente un giudizio positivo rispetto all'operato dei due parlamentari. Gli elettori hanno preferito premiare quanto fatto sinora da chi c'era prima, riconfermandogli la fiducia». Secondo Fanti, ci sarebbe stato un progetto ben preciso dietro la candidatura di Magnoli, per ostacolare Pizzetti: «Il fatto che tutti i dirigenti del partito si siano schierati a favore del segretario dimostra che quella candidatura non è stata qualcosa di estemporaneo, ma un'operazione studiata nel tempo» dice Fanti, che lancia la stoccata finale: «Inutile girarci intorno: quanto accaduto pone il tema di rivedere la leadership del partito. Visti i risultati, secondo me, Titta Magnoli doveva rimettere il proprio mandato. Un segretario che dopo tre anni di lavoro si propone come figura di cambiamento rispetto al passato, e che viene "bocciato" dagli elettori, dovrebbe fare delle considerazioni. Come del resto hanno fatto altri segretari di partito in situazioni analoghe nelle altre province. L'ambizione personale che intravedo in questa operazione non si allinea con la volontà del nostro elettorato, e quindi forse è il caso di farsi da parte». Infine Fanti non risparmia una frecciatina alla condotta di Magnoli durante l'ultima assemblea: «Mi sarei aspettato da lui una dichiarazione di impegno a lavorare per garantire al territorio la conferma di entrambi i parlamentari alle prossime elezioni, invece non vi sono state dichiarazioni in questo senso».

Condivide la polemica anche Giuseppe Tadioli, sostenitore di Pizzetti, che durante l'assemblea di giovedì sera ha sottolineato l'assenza di una leadership nel partito. «Le primarie sono state un passaggio importante, che ha coinvolto circa cinquemila persone nella nostra provincia. Il problema, ora, è come andare avanti: il Pd ha delle grande responsabilità, e dovrà costruire delle proposte di governo della città per il 2014, ma serve un nuovo gruppo dirigente. Siamo un partito con grandi opportunità, ricco di presenze sociali sul territorio, ma l'attuale leadership si rivela assente, non si apre a queste presenze e al territorio, restando chiusa in se stessa, manca il contatto con la gente. Insomma, potremmo fare molto più di quanto fatto finora». Tadioli richiama l'attenzione sul grande bacino di risorse che il partito possiede in tutto il territorio, nei piccoli comuni e nelle cittadine, «che però oggi restano ai margini. Le primarie sono uno strumento, ma alla politica serve anche altro: non più uffici stampa ma uffici di studio. Il progetto politico e la leadeship devono ricostruirsi a partire dal basso; se le primarie servono ad abbattere il muro tra cittadini e politici, la politica deve anche aprirsi ai temi del territorio, alle emergenze sociali, come la Rsa di Soresina che rischia di chiudere».

Secondo Tadioli, le dimissioni di Magnoli non sarebbero peraltro risolutive: «Il cambiamento vero non nasce da una palingenesi, ma da un percorso più complesso e doloroso. Il problema è più grande del segretario provinciale: non basta sostituire una persona con un'altra, bisogna affrontare i nodi politici».

Sull'altro lato, pro Magnoli, invece, si esorta alla calma: non è questo il momento di aprire una discussione sulla leadership del partito. Ora bisogna pensare a vincere le elezioni. Ne è convinto Daniele Burgazzi, segretario cittadino, secondo cui «le primarie sono state un grande esempio di democrazia, e ora dobbiamo solo pensare a vincere le elezioni, perché abbiamo le possibilità per farlo. Sarà sicuramente necessario fare dei passaggi interni di chiarimento, e per questo io sono aperto al confronto, ma solo dopo le elezioni».

Dello stesso avviso Maura Ruggeri, che ricorda quanto sia importante, ora, «concentrarsi sulle prossime scadenze, quelle delle elezioni nazionali e regionali. Ora si apre la campagna elettorale, e il partito la affronterà unito e compatto. Il Pd è un partito maturo, perfettamente in grado di gestire le differenze al suo interno senza ipocrisie, ma c'è un tempo per tutto, e quello per il confronto e la riflessione sarà il congresso, che si dovrà svolgere entro il 2013. Ritengo che il pluralismo interno faccia parte del dna del Pd, e la necessità di una riflessione troverà delle risposte. Del resto, va da se' che le primarie introducano elementi di competizione, ma dopo questa fase deve esserci una ricomposizione, per impegnarci a raggiungere i nostri obiettivi».

di Laura Bosio 

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