Un fondo comune per prevenire i distacchi delle utenze?

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La proposta del consigliere Biondi: un deposito di solidarietà da distribuire ai Servizi Sociali dei Comuni: «Le risorse possono essere reperite dalla lieve maggiorazione delle bollette: basterebbe anche un solo euro». 
Tagliare acqua, luce e gas è incostituzionale? L’avvocato Curatti (Assoutenti): «Valutazione che esige la massima attenzione»

Sempre più famiglie a Cremona fanno fatica a saldare il conto della bolletta. Se ne contano circa 235. Di queste, 67 hanno passato il Natale senza uno dei servizi di acqua, luce, gas, o teleriscaldamento (e per due famiglie il distacco è stato totale). Sono i dati trasmessi dall’assessore comunale ai Servizi Sociali Luigi Amore in Commissione, il quale ha fatto sapere che sono già state attivate le procedure per il riallaccio (perlomeno quelle inerenti i casi dei nuclei “morosi” in carico ai Servizi). Il Comitato Acqua Pubblica di Cremona si è fatto promotore di una manifestazione di mercoledì sotto l’Aem e di una petizione pubblica, per chiedere alle istituzioni locali ed alle aziende fornitrici di servizi il riallaccio delle utenze. E all’orizzonte si intravede la partenza di una campagna di solidarietà fra la cittadinanza, le associazioni, il mondo produttivo, attraverso anche il contributo di artisti cremonesi, dal titolo ’Adotta una bolletta’.

Nel frattempo, una proposta di soluzione adatta non solamente a curare ma anche a prevenire, è arrivata dal consigliere provinciale Giovanni Biondi: una proposta presentata tempo fa ma, all’oggi, non ancora attuata. «Si tratta di una proposta che avevo avanzato quando ero presidente dell’Authority e si discuteva di piano d’ambito e tariffe. - spiega il consigliere. - Allora proposi al comitato dei sindaci di individuare un fondo di solidarietà che andasse incontro a quelle situazioni di difficoltà che oggi sono  vistosamente aumentate. Questo fondo andrebbe distribuito ai Servizi Sociali dei vari Comuni del territorio, che hanno il polso della situazione sul territorio di propria competenza. Il reperimento delle sostanze per la creazione del fondo deriverebbe dallo stesso complesso dell’acqua. Supponiamo di aggiungere alla bolletta un euro in più all’anno ad ogni abitante:  così raccoglieremmo un capitale di circa 36o mila euro. La proposta andrebbe ovviamente declinata coi dati di oggi, ma se fosse stata attuata forse ora avremmo uno strumento utile per affrontare, almeno in parte, l’urgenza».

Intanto, a partire dal concetto che vuole l’accesso ai beni primari un diritto inviolabile garantito a tutti (in quantità e qualità sufficienti a condurre una vita dignitosa, in salute e anche in situazioni di difficoltà economica), si è insistito da più parti sulla “incostituzionalità” del distacco delle utenze. Si tratta però di una questione complessa e di non facile giudizio, avverte l’avvocato Luca Curatti, presidente di Assoutenti e Uppi. «Occorre anzitutto mantenere una posizione il più possibile analitica ed oggettiva. In primo luogo, gli articoli 2 e 3 della costituzione parlano di diritti in senso lato, che possono comprendere anche l’accesso ai beni primari anche se non vi è esplicito riferimento ad essi. Secondariamente, esiste un protocollo che l’azienda deve rispettare prima del distacco totale delle utenze, appositamente predisposto per lasciare tempo agli utenti di ovviare ad una soluzione al problema. Il protocollo prevede vari punti: una raccomandata che indica un termine ultimo per il pagamento, le modalità di quest’ultimo, il termine entro il quale verrà attuata la sospensione della fornitura (in condizioni di reiterata morosità), e la sospensione. Compito dell’azienda anzitutto è rispettare questo protocollo. Vi sono poi dei casi in cui il servizio non può essere sospeso: se non è giunta la raccomandata, se l’interruzione cade nei giorni festivi, se vi sono persone connesse a macchine salvavita. Ad ogni modo, invocare l’articolo 331, che riguarda l’interruzione del pubblico servizio, non è una strada percorribile a meno di dimostrare inadempienze da parte dell’azienda nei punti di cui sopra. Utile invece è ricercare sempre in simili casi una mediazione da parte degli Enti locali, magari tramite un doppio strumento di controllo che da un lato vigili sull’operato dell’azienda e dall’altro verifichi l’effettiva impossibilità a pagare sulla documentazione fornita dagli utenti in difficoltà. La delicatezza della situazione insomma esige la massima lealtà da tutte le parti in gioco».

di Michele Scolari
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