Crema - Su Piloni, polemica dura.

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Tiassumere una intera settimana di polemiche non è cosa da poco. Ricapitoliamo. Il Comune ha versato al Partito Democratico più di 3mila e 500 euro di rimborsi. Tutto regolare. La legge prevede che a aziende, enti e partiti spetti un rimborso per le ore che i propri dipendenti passano espletando incarichi istituzionali. A sollevare però la polemica, il Movimento Cinque Stelle. Il gruppo di Beppe Grillo, pur riconoscendo la legittimità del rimborso, ha sollevato una questione etica: è giusto che il Partito Democratico chieda i rimborsi per il dipendente Matteo Piloni, che lo stesso partito ha imposto come presidente del consiglio comunale? Considerato che la legge lo consente, il mondo politico cremasco si interroga chiedendosi l’opportunità di questo rimborso. Il movimento Cinque Stelle sottolinea: «Il Pd è stato beccato con le "mani nella marmellata!". Perchè il partito non solo chiede il rimborso, ma lo chiede per un numero di ore che risulterebbe in discordanza con gli orari degli incontri ufficiali. Al Pd chiediamo un gesto di dignità che dia il senso dei valori morali che dice di rappresentare: invece di sprecare tempo ad arrampicarsi sugli specchi chieda scusa, rinunci al rimborso o faccia dimettere il suo caro (doppiamente caro) Piloni. Se così non fosse, valuteremo di presentare in Consiglio una mozione di sfiducia: a quel punto sarà la maggioranza tutta che dovrà prendersi la responsabilità ufficiale del perseverare di questo grottesca situazione».

Pronta la replica del Partito Democratico che, in una nota stampa a firma dei dirigenti (Teresa Caso, Titta Magnoli e Gianluca Giossi, ndr) ha respinto le accuse al mittente. «Fermo restando la legittimità del rimborso, la polemica di queste ore ha messo insieme più aspetti della vicenda» scrivono da via Bacchetta. «Il Pdl mette ora in dubbio che Piloni, in quanto dipendente, non può essere super partes nello svolgimento del suo ruolo di presidente del Consiglio. Sottolineiamo che questo aspetto però lo deve valutare il Consiglio in base alle azioni e ai comportamenti del presidente e non in base al datore di lavoro». Il Popolo della Libertà a sua volta ha rimarcato: «Piloni, pur essendosi dimesso con una lettera da coordinatore nel Pd, esercita ancora, di fatto, la funzione non essendo stato sostituito. Il tempo è oramai passato e non ci sentiamo più di riconoscergli il ruolo di super partes». Renato Ancorotti aggiunge: «Non è stato fatto nulla di illegale. La legge lo consente e il Pd si è avvalso di un diritto. Certo è che in un momento di disaffezione dei cittadini verso la politica, questa situazione sembra “scandalosa”. Il Pd è un partito e Matteo Piloni un suo dipendente. Può sembrare paradossale, ma è tutto regolare. La colpa non è dei singoli. Al massimo si dovrebbe contestare la legge, che equipara un partito alle aziende. Se poi vogliamo discutere di opportunità, entriamo in un campo molto soggettivo. Per me la situazione è inopportuna».

A finire, con Piloni, nell’occhio del ciclone anche Antonio Agazzi. Il capogruppo di «Servire il cittadino», ha ricoperto il ruolo di presidente del consiglio comunale nella passata amministrazione e oggi siede in consiglio comunale come capogruppo. Condizioni che avrebbero permesso al suo datore di lavoro, l’Università Cattolica, di usufruire degli stessi benefici di legge concessi al PD. Il Partito Democratico l’ha trascinato nella polemica, equiparando il proprio rimborso a quelli concesso all’università di cui Agazzi è dipendente. Ma l’ex candidato sindaco alle critiche ha risposto: «L'Università Cattolica non è un partito politico, ma un'azienda». Il tema è scottante. E lo scontro politico sempre più forte. Nella discussione è intervenuta anche Sinistra Ecologia e Libertà, il cui capogruppo Emanuele Coti Zelati ha dichiarato: «Si potrebbe - e forse è persino doveroso - interrogarsi sull’opportunità di chiedere quel rimborso. Il Pd é come un’azienda privata ma, certamente, non lo è rispetto al ruolo che ricopre all’interno della società. In virtù di questo credo che quella di chiedere il rimborso, specialmente in un periodo di disaffezione alla politica e contemporaneamente di gravi difficoltà economiche, anche per gli Enti Locali, come più volte ribadito dalla Sindaca e dalla Giunta di Crema, sia una scelta inopportuna e che sarebbe stato meglio evitare». Per risolvere il problema, ora sono sul piatto tre soluzioni. La sfiducia a Piloni proposta dal Movimento Cinque Stelle, da votare in consiglio comunale; le dimissioni di Piloni chieste a gran voce dal Pdl e, infine, la soluzione proposta da Sel: devolvere i rimborsi già incassati in beneficienza e chiedere al Pd di non avvalersi della possibilità comunque concessa dalla legge.

di Michela Bettinelli Rossi

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