Nolli: «Deluso dal Pdl, rimasto fermo al "berlusconismo"»

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Avvicinandosi le prossime elezioni, la situazione politica è, per usare un eufemismo, assai  fluida. Nella corsa al posizionamento, alla candidatura, e nel fiorire di partitini e movimenti, c'è però anche chi ha deciso di tenersi ai margini, in quanto non si riconosce più nello schieramento politico cui appartiene, in questo caso il centrodestra. Stiamo parlando dell'assessore al bilancio del Comune di Cremona, Roberto Nolli, che già da alcuni mesi aveva iniziato a prendere le distanze dal Pdl. E oggi? Dove si schiera Nolli? Ne abbiamo parlato con il diretto interessato.

«Facciamo innanzitutto una distinzione netta tra quella che è la politica nazionale e quella locale. Sul territorio confermo, come già avevo detto, il mio sostegno al sindaco Oreste Perri, confidando che decida di ricandidarsi alle prossime amministrative. Visti i recenti sondaggi, che confermano il gradimento del primo cittadino di Cremona, credo che egli possa essere punto di riferimento per una realtà di centrodestra ma anche per una buona parte della società civile apartitica. Credo che se Perri si ripresenterà alle elezioni, tra un anno e mezzo, avrà ottime opportunità di vittoria. E se avrà il sostegno della Lega, probabilmente passerà al primo turno. Perri rappresenta due valori che io ritengo fondamentali in politica: la forza e l'onore».

 Parliamo della politica nazionale: possibile che lei non si ritrovi nelle posizioni di nessuno di coloro  che si presenteranno alle elezioni?

«L'unica mia certezza è che non sosterrò mai il centro sinistra, coerentemente con il mio essere un uomo di destra, da 40 anni a questa parte. Detto questo, però, aggiungo anche che nel centrodestra oggi c'è molto da fare, perché il sistema attualmente esistente non funziona. Innanzitutto il Pdl, così come è organizzato ora, non ha alcun senso, così come non ne ha il matrimonio di interesse fatto con la Lega. E' assurdo che il partito viva ancora sul "Berlusconi sì, Berlusconi no". Il berlusconismo è ormai finito, per quanto io riconosca a Berlusconi il coraggio di non voler mai mollare.  Attorno al Pdl, poi, vi sono tantissimi "partiti satellite", nessuno dei quali, però, si riconosce nei valori che io vorrei vedere in una formazione di destra. Anzi, in tutte queste formazioni  non vedo alcun tipo di valore: nascono in tempi brevissimi da persone che si riuniscono senza però avere prima costruito la struttura fondante. Per questo tali formazioni non hanno motivo di esistere e non ne capisco la funzione. Sto parlando di Forza Nuova, Fli, CasaPound, Fiamma Tricolore, Fratelli d'Italia. Senza contare che una parte degli uomini di destra è finito nella Lega, un'altra parte è andata con Monti, e il rimanente continua a militare nelle fila del Pdl. Questa frammentazione non porta da nessuna parte».

 Cosa ci vuole allora oggi a destra?

«Si deve ripartire da due concetti fondamentali, su cui dovrebbe basarsi una destra rispettabile di stampo europeo: dei valori, che sono quelli della destra europea, e dagli uomini, che devono dimostrare di saper rappresentare tali valori. Il partito deve essere come un esercito, che si popola attraverso una selezione di uomini che condividono una determinata strategia. Tra essi ci saranno i soldati semplici, i colonnelli, i generali e via di seguito. Dunque prima si deve costruire la struttura del partito, e solo successivamente inserirvi le persone giuste. Bisogna allora realizzare un progetto per ricostruire una destra credibile, che sappia selezionare i suoi uomini e tra essi eleggere un leader. I presupposti per far partire un meccanismo di rifondazione della destra italiana ci sono, a partire proprio dal Pdl».

 Ma non aveva detto di esserne deluso?

«Credo che i valori all'interno del partito ci siano, il problema è che oggi non sono quelli centrali. Il Pdl è fermo al berlusconismo, ma ora bisogna guardare avanti, fare un passo in più. Bisogna valorizzare quegli uomini che sanno condividere i valori fondanti della destra. Per restare "in casa", porto l'esempio del Pdl locale: si sta parlando in questi giorni di candidare Domenico Maschi. Se lui accettasse, appoggerei in toto la sua candidatura, in quanto egli è una di quelle persone portatrici di quei valori in cui credo, esattamente come Perri».

 Ma di fatto oggi lei è dentro o fuori dal partito?

«Per ora sto a guardare. Voglio proprio vedere se si opererà quel rinnovamento che auspico, e che potrebbe partire proprio dalla candidatura di Maschi, e dalla sua accettazione da parte dei vertici. Per quanto mi riguarda sto lavorando proprio per questo, lanciando un segnale "dal basso": vorrei che da tutti questi "partiti satellite" della destra italiana si prendesse il meglio, sia come persone che come valori, per arrivare a fondare la nuova destra».

 Dunque lei resterà fuori dai giochi, per ora?

«Ho ricevuto sollecitazioni da più parti a candidarmi, sia per la Lombardia che per Roma, ma ho deciso di tenermene fuori. Non avrebbe senso candidarsi con partiti che non mi rappresentano. La mia è anche una scelta di vita, perché ho deciso di dare priorità al lavoro e alla famiglia, e non faccio certo il politico di professione.

Del resto, in questi anni molti della politica mi hanno deluso, a partire da Fini, che ha letteralmente distrutto la destra italiana, e da tutti i suoi "colonnelli", che non hanno saputo trovare un nuovo "generale". Sinceramente sono stufo di questa logica delle poltrone, che sembra diventata l'unica forza che muove la politica. Vorrei si ritornasse a una logica di valori».

 Che è poi quello che lei vorrebbe per Cremona, ricandidando Perri...

«Esattamente. Perri è proprio l'emblema di quei valori che oggi nella politica nazionale non trovo, è il Massimo Meridio (protagonista de “Il Gladiatore”, n.d.r.) di Cremona. E' una di quelle persone che, come Maschi, con la loro storia si sono dimostrate credibili e corrette. Una di quelle persone che porterebbero la destra italiana a superare finalmente il berlusconismo».

di Laura Bosio

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