Il Teatro Ponchielli rende omaggio a Gaber

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A dieci anni dalla morte di Giorgio Gaber, il Teatro Ponchielli, in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber, rende omaggio al grande artista con “Gaber se fosse Gaber”, incontro-spettacolo scritto e interpretato dal giornalista e scrittore Andrea Scanzi. Lo spettacolo va in scena giovedì 17 gennaio alle ore 20.30. In 90 minuti il pubblico assiste allo scorrere di immagini e filmati, tanti inediti, ai quali si alterna l’analisi affabulatoria di Scanzi, fino a diventarne protagonista, con Gaber, emozionando chi lo ha conosciuto e amato ma, soprattutto, coinvolgendo quel pubblico giovane che forse ne ha solo sentito parlare. La narrazione di Andrea Scanzi, solo sul palcoscenico, segue più o meno un ordine cronologico. Il 55% dello spettacolo è costituito da filmati, mentre il restante 45% coincide con i monologhi “divulgativi” dell’autore-attore, non senza spigolosi riferimenti all’attualità. Scanzi si sofferma principalmente sul Teatro Canzone analizzando, quasi come una “lezione teatrale”, il percorso di Gaber - Luporini attraverso i brani più famosi. In un’intervista, il giornalista ha avuto modo di dire: «Gaber era unico, inimitabile e non riproducibile. Dava al testo l’ulteriore forza della sua presenza scenica. Il contenuto era contenitore, la forma sostanza. Come dico nello spettacolo, ci sono solo due modi per rifare oggi Gaber: o molto male, e in questo senso Morgan è una garanzia, o bene ma in maniera filologicamente aderentissima». Scanzi ha poi aggiunto che l’attualità di Gaber, oggi, risiede «in ogni cosa che ha fatto. Nel coraggio incosciente e brutale, nell’individuare l’imbarbarimento e l’inaridimento dell’uomo, nella preveggenza, nell’accorgersi prima di quasi tutti come la sinistra stesse abiurando i suoi afflati libertari già nei Settanta. Nell’elevazione dell’invettiva vibrante a sontuosa cifra stilistica, nell’inseguire il dubbio e mai la certezza. Nel non essere manicheo bensì problematico. Nel non compiacere, casomai ferire (con motivo). Nel raccontare il quotidiano con cinica partecipazione».

di Federica Ermete

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