Cremona - Progionieri dello smog - Salute a rischio

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Carlo Capurso (Wwf): «Maggiore sinergia tra enti locali e più collaborazione da parte dei cittadini». Maura Ruggeri (Pd): che fine ha fatto il patto antismog tra i Comuni?»

Le polveri sottili non accennano a lasciare Cremona e anche il 2013 è partito sotto il segno degli sforamenti. Dall’inizio dell’anno, i superamenti della soglia giornaliera (fissata dall’Ue a 50 microgrammi per metro cubo) sono stati quasi quotidiani, con picchi di 80 microgrammi per metro cubo il primo di gennaio e di 80 il giorno dopo l’epifania. Per il resto, comunque, i valori hanno quasi sempre oscillato in media tra i 55 e i 65 microgrammi per metro cubo. Secondo il direttore dell’Arpa di Cremona Giampaolo Beati, «rispetto a trent’anni fa c’è stato un netto miglioramento, anche se la situazione non è ancora risolta del tutto, soprattutto per quanto riguarda il riscaldamento e il traffico veicolare. Colpa senza dubbio sia della particolare conformazione concava del territorio sia della forte inversione termica: due aspetti che favoriscono un forte accumulo di inquinanti nei bassi strati.

Ma a maggior ragione, secondo molti, gli impedimenti geofisici del suolo dovrebbero costituire non un deterrente ma un incentivo a mettere in pratica accorgimenti ancor più efficienti che in altre zone». Nei giorni scorsi la capogruppo in Comune e candidata alle elezioni regionali per il Partito Democratico, Maura Ruggeri, è tornata a sollecitare la Giunta sull’ emergenza dovuta ai continui sforamenti. «Il Comune un anno fa firmò un protocollo con gli altri del circondario cremonese. Perché ora quel protocollo non viene più applicato? Se si ritiene che non sia minimamente efficace perché non lo si rivede? In attesa che la Regione applichi le misure urgenti e necessarie individuate nel Pria (Piano regionale degli interventi per la qualità dell’aria) non si fa nulla? Se i cittadini non rispondono alle raccomandazioni dell'Amministrazione, forse occorre un lavoro educativo più importante e diffuso, anche attraverso eventi ed iniziative concrete che riguardano gli stili di vita, che li rendano maggiormente consapevoli del rischio che corrono».

«Premetto che il tema dello smog è di respiro lombardo e direi quasi padano, ciò che occorre è una sinergia coordinata tra i vari centri abitati della regione - commenta Carlo Caporso, portavoce della sezione WWF di Cremona. - Se si vuole che funzioni il piano dev’essere interregionale». Non è solamente una lamentela, quella di Caporso, ma un appello all’Amministrazione: «noi chiediamo che il Comune esiga dagli organismi preposti come Asl e Arpa massimo rigore, capillarità ed assiduità nei controlli, soprattutto sui depuratori di fumi di tutte le industrie del territorio che hanno forte responsabilità nella penalizzazione della qualità dell’aria». Un altro problema, oltre agli impianti industriali, riguarda gli impianti di riscaldamento. «Sebbene le disposizioni regionali impongano il limite dei termostati a 20°C c’è chi, sia nel pubblico che nel privato, va ben oltre. E in più, a fronte della diffusa mancanza di liquidità, molti cittadini non riescono sostenere gli oneri per il controllo della caldaia». Ciò che serve, in sostanza, oltre alle targhe alterne ed ai blocchi del traffico, è la sinergia, sia tra le Amministrazioni, sia anche con i cittadini, invitandoli a mettere in pratica quegli accorgimenti che possono dare frutti, se attuati in modo diffuso: ad esempio, mantenere i riscaldamenti alla temperatura dettata dalla soglia regionale oppure spegnere l’auto in sosta ai passaggi a livello. Una prassi quest’ultima che, nonostante i segnali di avviso piazzati dal Comune, non è ancora rispettata da tutti». Con la perturbazione sopraggiunta in questi ultimi giorni abbiamo avuto una boccata d’ossigeno, e le polveri si sono ridotte. «Ma quanto durerà? Non troppo, se continuiamo solamente a sperare negli agenti atmosferici. Senza uno sforzo comune non potremo pretendere grandi risultati».

di Michele Scolari
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