Il Comune di San Daniele rischia di "affondare"

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La Regione Lombardia ha chiesto al Comune di restituire quasi 400mila euro
Tensione e preoccupazione nel Comune di San Daniele: la Regione Lombardia ha chiesto la restituzione di quasi 400mila euro. Sono i fondi che, con un decreto legge promosso dall’allora sottosegretario Enrico Letta, giunsero agli alluvionati del Po all’indomani della disastrosa piena del 2000. Il tutto «con una volontà persecutoria che non è solo tipica della macchina burocratica ma è anche politica» affonda con amarezza mista a rabbia il consigliere ed allora primo cittadino Giampaolo Dusi. La questione si trascinava almeno dal 2007, quando il Comune di S. Daniele vinse il primo ricorso presso il Tar di Brescia (sentenza n. 1366), contro la richiesta inoltrata già allora dalla Regione al municipio rivierasco. Nel 2000, le acque del Po giunsero a cinque. metri d’altezza, invadendo completamente, tra gli altri paesi, anche la frazione di Sommo con Porto (dove riuscì ad inondare persino i piani rialzati delle abitazioni), nata un secolo fa in terreno golenale e rimasta oltre l’argine maestro dopo la sua costruzione, completamente esposta agli allagamenti. In base allo stato d’emergenza dichiarato con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 30 ottobre 2000, vennero disposti interventi urgenti diretti a fronteggiare i danni prodotti dall’alluvione attraverso l’erogazione di «un contributo massimo di 40 milioni di lire per unità abitativa», concesso esclusivamente «per il ripristino delle strutture esistenti e direttamente funzionali al rientro».

Risultavano ammesse al contributo «tutte le spese documentabili mediante fatture>>. Ma, si legge nella direttiva assunta in data 23 ottobre 2000, «per contributi fino a otto milioni di lire è sufficiente l’autocertificazione». Proprio su questa parte si basa la controversia tra le parti. Il Comune aveva considerato una sorta di "franchigia" fino a 8 milioni (poco più di 4mila euro), cifra che quindi era comunque erogabile, dovendo rendicontare solo l’eventuale eccedenza. La Regione al contrario, riteneva che i contributi superiori ai 4mila euro dovessero essere rendicontati interamente. Da una prima istruttoria, fu proprio il Comune a considerare come «non sufficientemente documentate» alcune richieste, restituendo alla Regione un’eccedenza di fondi accertata di 94mila euro. A seguito di una verifica, la dirigenza dell’Unità operativa di Cremona della Protezione Civile regionale stabili' un’ulteriore eccedenza di fondi pari a 388mila euro. Il ricorso del Comune venne accolto dai giudici bresciani, ma la Regione si rivolse alla quinta sezione del Consiglio di Stato, che nei giorni scorsi ha accolto il ricorso del Pirellone respingendo l’appello incidentale proposto dal Comune di San Daniele Po: il quale ora si trova a dover restituire una cifra quasi impossibile per il suo bilancio. «Se fossimo costretti a restituire la somma in un unica rata posso dire che l’unico scenario che si aprirebbe sarebbe la consegna delle chiavi e chiudere il Comune».

Nelle parole del sindaco Davide Persico si coglie tutta l’amarezza per la situazione. «Non ho intenzione né di alzare le tasse né tantomeno di improvvisare una raccolta porta a porta (tanto più che il 30% delle persone che avevano ricevuto i contributi è nel frattempo deceduta e molti non conservano più copia delle fatture). Ma non c’è stata alcuna mala interpretazione parte nostra. Abbiamo sempre operato con trasparenza, facendo certificare e peritare da tecnici esterni tutti i lavori e restituendo l’eccedenza quando l’abbiamo riscontrata. I cittadini hanno lavorato sodo per rientrare il prima possibile nelle loro case, con un lavoro che aveva incontrato il plauso dell’allora Ministro Enrico Letta durante la sua visita. Faccio presente che se avessimo ricoverato i cittadini in strutture alberghiere per non so quanti mesi, l’operazione avrebbe avuto un costo assai maggiore per la Regione». Lunedì prossimo è convocato d’urgenza un consiglio comunale straordinario. Dopo che la frazione di Sommo con Porto ha rischiato di essere cancellata da migliaia di metri cubi d’acqua, ora il Comune rischia la stessa sorte «per un microscopico cavillo burocratico».

di Michele Scolari

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