Suocere invadenti? Si può chiedere il divorzio

+ 45
+ 55


L'associazione Matrimonialisti lancia l'allarme: «In Italia un divorzio su tre è dovuto a forti ingerenze nella vita di coppia da parte dei genitori di lui o di lei». Paola Conte (psicologa cremonese): «Frutto di dinamiche familiari errate»

A quante coppie è capitato di trovarsi una cucina di colore diverso, al posto di quella scelta ed ordinata al negozio (magari dopo una ricerca durata  mesi) perché “qualcuno” pensava che «il colore non fosse abbastanza intonato»? O di cercare qualcosa per tutta la casa, senza successo, perché sempre quel “qualcuno” aveva avuto la brillante idea di «fare una sorpresa» mettendo in ordine tutte le camere? Le ingerenze da parte dei familiari rappresentano  la croce di numerose coppie. E spesso chi è il responsabile? Ovviamente lei, “quel mostro di suocera”, stigmatizzato nell’omonimo film di  Robert Luketic.
Dalla pellicola alla realtà, ora si può chiedere il divorzio a causa della suocera troppo invadente e impicciona. Lo ha stabilito la Cassazione, in una sentenza depositata nei giorni scorsi che ha subito circolato:  si afferma che è giusto pronunciare la separazione con addebito al marito (o alla moglie) nel caso di un’invadenza esasperante e insolubile da parte dei genitori di lui o di lei.
L’abbandono del tetto coniugale e la separazione possono dunque essere giustificate dall’eccessiva ingerenza dei suoceri: dall’invadenza nel decidere qualsiasi dettaglio dell’arredamento (talvolta pure all’insaputa della coppia, con l’intenzione di fare una “sorpresa” agli sposini) fino alle interferenze nell’educazione dei nipoti e, non di rado, addirittura nelle baruffe tra moglie e marito (nelle quali, recita il noto proverbio, non si dovrebbe metter dito).
I tempi cambiano, i rapporti si trasformano e se una volta i suoceri si ponevano come mediatori e, spesso, rifiutavano la stessa idea di  separazione dei figli, oggi, a volte, giungono a parteggiare per la separazione, pagando addirittura le spese legali. Si parla comunque di casi limite, in cui l’ingerenza della madre di lui (o di lei) nella vita privata della coppia raggiunge livelli che sfiorano il parossismo e che comportano,  si legge nella sentenza,  reiterate «manifestazioni di particolare disprezzo» nei confronti della nuora (o del genero). Il numero di separazioni e divorzi causati da simili atteggiamenti in Italia è in preoccupante aumento, come rileva Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Ami, che lo definisce «uno dei peggiori malcostumi italiani».
Ma cosa c’è alla radice di siffatti comportamenti diffusi, stando alle stime europee, quasi unicamente nel nostro paese? «Il problema ovviamente non sta solamente nel comportamento dei suoceri - commenta Paola Conti, psicologa e psicoterapeuta presso il Medicenter di Cremona -  ma anche, e forse soprattutto, nel comportamento del figlio (o figlia, perché la faccenda riguarda entrambi i sessi senza distinzioni). Se questi sarà pronto a tenere testa ai genitori e a difendere l’unità familiare anche a costo di una dolorosa guerra con loro, allora sarà in grado di evitare la catastrofe e di mostrarsi al partner come un compagno affidabile e responsabile. Ma in Italia succede spesso il contrario e in molti casi non dipende dalla situazione economica di molti giovani, costretti a rimanere in casa anche sino ai trent’anni. Il punto è un altro e riguarda determinate dinamiche familiari, nelle quali non si è creato quel distacco dai genitori tipico del passaggio dall’adolescenza all’età semi-adulta. Questo problema è esistito anche in passato ma oggi, forse, la “proiettività” di certi genitori dilaziona il tempo in cui il giovane deve acquisire la propria responsabilità. Talvolta - prosegue la specialista - l’iperpossessività di un genitore può essere causata dall’assenza della propria “dolce metà”: o per lavoro o per disinteresse. Allora si innesca un meccanismo (detto “triangolazione”) in cui il genitore devolve, più o meno inconsapevolmente, al figlio le funzioni del coniuge assente. In ogni caso, la forte ingerenza dei genitori nella vita delle giovani coppie dipende soprattutto da dinamiche familiari che in Italia sono alquanto diffuse».

TRA I RISCHI C’E’ LA PERDITA DELL’AFFIDAMENTO DEI FIGLI
La Cassazione, tra i motivi per divorziare, prevede anche il fatto che la suocera sia troppo invadente, tanto da giustificare l’allontanamento del coniuge, «completamente succube della madre». A stabilirlo è la sentenza 4550 a favore di una donna abruzzese residente nel Comune di Vasto (Abruzzo) che si era vista addebitare la separazione dopo aver lasciato il tetto coniugale, a causa dell’atteggiamento a dir poco invadente  della suocera. Questa infatti criticava la giovane sposa in tutto, «dal trucco all’alimentazione, sino al modo di educare la figlia». La Cassazione ha così corretto una sentenza del tribunale de L’Aquila, stabilendo che le continue ingerenze della suocera nella vita matrimoniale possano generare un tale grado di stress emotivo e psicofisico da rendere possibile l’allontanamento del coniuge per motivi di salute. E un’altra sentenza del medesimo tipo si è avuta nei giorni scorsi, al termine di un processo durato una decina d’anni relativo alla guerra tra nuora e suocera scoppiata nella famiglia di un paesino lungo il Po. Insomma, la moglie ha il diritto che il marito la difenda (e viceversa) quando la presenza della suocera (o del suocero, giacché il vezzo è diffuso anche tra gli uomini) si fa asfissiante, pena conseguenze non certo leggere. Nel caso di Vasto, infatti, la Cassazione ha condannato il “marito mammone” a mantenere la ex moglie, per averla costretta a smettere di lavorare dopo il matrimonio sotto la pesante insistenza della madre. E nel caso di pochi giorni fa, il marito ha perso l’affidamento del bambino.

di Michele Scolari
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Segnala questo articolo su