Cremona - Perché non si parla più di acqua pubblica?

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Dopo la mozione approvata in Consiglio provinciale per tornare a una gestione “in house”, è caduto il silenzio.
Il tema dell'acqua pubblica sembra messo in sordina: è l'impressione derivante dal fatto che, dopo il Consiglio provinciale in cui la Lega aveva presentato e fatto approvare una mozione in cui si chiedeva all'Amministrazione provinciale di tornare sui suoi passi, rinunciando a una gestione mista del servizio idrico, per puntare invece su un modello "in house", della questione non si è più parlato. L'appuntamento per un nuovo Consiglio provinciale, da svolgersi il 15 gennaio, dedicato alla votazione del Piano d'ambito è saltato, e sembra essere slittato a "data da destinarsi". Molto probabilmente, a dopo le elezioni. E' indubbio che si tratti di un argomento spinoso, soprattutto in periodo di campagna elettorale: se la Lega, come ha sempre dichiarato, non tornasse sui propri passi, si rischierebbe una nuova frattura nel centrodestra. Tuttavia questo silenzio viene accolto dalle altre parti in causa con un certo sospetto. «Quello che più mi lascia perplesso è il silenzio caduto su tutta la faccenda» sottolinea Giovanni Biondi, consigliere provinciale di opposizione. «Già dal giorno dopo quel Consiglio, l'Amministrazione avrebbe dovuto far "saltare" la operazione che doveva portare alla gestione mista.

Invece, che è stato fatto? La Lega si è mossa per far rispettare a Salini quanto deciso dal Consiglio? Mi piacerebbe saperlo. La mia sensazione è che non sia accaduto assolutamente nulla, e che il presidente della Provincia abbia proseguito per la sua strada». Con il percorso intrapreso da Salini, con l'unificazione delle società pubbliche esistenti sul territorio in un'unica "società delle società", non è infatti possibile pensare a una gestione pubblica, in quanto essa «dovrebbe essere subordinata alla creazione di una società unica partecipata direttamente dai Comuni, e non dalle altre società. E' chiaro che finché si porta avanti il modello di società creato da Salini non si sta lavorando per andare verso una gestione "in house". E' facile fare appelli nelle direzione della gestione pubblica senza poi farli seguire da gesti concreti. A rigor di logica il percorso iniziato da Salini dovrebbe già essersi interrotto, dal momento che esiste un preciso mandato del Consiglio provinciale, mentre invece si sta temporeggiando, aspettando di far passare il periodo della campagna elettorale. Di questo passo si inizierà a parlare di far qualcosa quando ormai i buoi saranno scappati dal recinto».

Il sospetto del consigliere è «che vogliano far passare le elezioni perché su questi temi la maggioranza rischierebbe di spaccarsi, e dopo finirà per prevalere la linea di Salini». Biondi richiama quindi la Lega alle proprie responsabilità, chiedendo «cosa hanno fatto in questo ultimo mese per portare avanti la partita della gestitone pubblica?» Anche il Comitato acqua pubblica si sta facendo delle domande sulla situazione. «Assurdo che non si parli più di acqua pubblica, proprio in campagna elettorale» sottolinea Mario Carotti, portavoce del Comitato. «Il Consiglio provinciale ha fornito un indirizzo chiaro, secondo cui il Piano d'ambito così com'è non va bene e auspichiamo venga rifatto. Sembra proprio che invece Salini stia attendendo che passi il periodo elettorale, ben sapendo che la Lega non tornerà sui propri passi, dopo aver dichiarato con forza il suo sostegno all'acqua pubblica». Del resto il Piano d'ambito dovrà essere in ogni caso sottoposto a modifiche, perché anche la Regione, nel dare il suo benestare, ha imposto diverse prescrizioni al piano. «Probabilmente, quindi, esso dovrà tornare in discussione nel Cda dell'Ato, e passare quindi successivamente alla Conferenza dei Comuni. C'è poi un'altra questione: visto che l'affidamento del servizio va fatto di anno in anno, attualmente le nostre aziende pubbliche stanno lavorando in maniera non regolare? Il mio dubbio è che stiano gestendo la partita idrica senza poterlo fare». Il Comitato intanto esprime anche preoccupazione per la vicenda dei tagli delle utenze.

«Il Forum del Terzo settore ha realizzato un'iniziativa importante a sostegno di queste famiglie, ma dobbiamo ricordare che la beneficenza ha solo effetto di tamponare un problema, non è certo risolutiva». «Dobbiamo chiederci perché siamo arrivati a questo punto» chiede il Comitato in una lettera all'assessore Luigi Amore. «Quello che noi chiediamo è un cambio di rotta: occorre che gli amministratori ricomincino a mettere i problemi e le aspettative dei cittadini in cima alla loro agenda, occorre un nuovo modo di ragionare sul futuro che desideriamo nella nostra città. E' in questo senso che il tema dell'acqua come diritto di tutti diviene fondamentale, così come il diritto ad accedere a tutti gli altri beni fondamentali per condurre una vita dignitosa. Per questo ci battiamo perché a Cremona il servizio idrico ritorni saldamente in mano pubblica. La gestione pubblica crediamo sia l'unica che possa garantire, anche in momenti di crisi tremenda come quella attuale, l'accesso per tutti ai servizi fondamentali tutelando anche le fasce più deboli. Quanto più inermi sarebbero stati i oggi i cittadini se il servizio idrico fosse già stato privatizzato, obiettivo che il suo sindaco vuole tuttora fortemente ottenere?».

di Laura Bosio

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