Mercati agricoli, primi segnali positivi

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L'inizio d’anno per i mercati dei principali prodotti agricoli si presenta con prospettive incoraggianti: latte e carni suine stanno facendo registrare quotazioni in ripresa. Non è invece così per i cereali, che si mantengono comunque su buone posizioni. Tutto questo non è sufficiente per fare pronostici sul 2013, ma i segnali sono positivi. Cominciamo dal latte. Solo qualche settimana fa è stato sottoscritto il contratto di fornitura tra i produttori ed il principale gruppo di riferimento lombardo, Italatte. Fino ad aprile il prezzo è di 40 centesimi al litro; è stato un prezzo fissato in crescita rispetto al momento della sottoscrizione. Previsioni in crescita che sembrano avverarsi, dal momento che sul mercato mondiale i principali indicatori mostrano segni positivi: in Olanda il prezzo del latte spot sta segnando un più 2,86 per cento; in Europa il dato medio tra est ed ovest della polvere di latte intera si colloca a più 3,75 per cento, quello della polvere di latte scremata a più 2,08 per cento. Da questi dati si può dire che sul fronte internazionale il mercato del latte e derivati sta subendo una tensione benefica. Il latte spot si è mosso all’insù anche sul mercato nazionale, con valori che si attestano sui 42 centesimi al litro.

Un anno fa lo stesso prodotto veniva quotato meno di 39 centesimi. Per i formaggi tipici italiani, quali grana e parmigiano, la situazione è leggermente diversa: mentre le quotazioni del grana sulla piazza di Mantova sono in leggera contrazione, quelle del parmigiano sono in risalita. In entrambi i casi le mercuriali sono comunque nettamente sopra i livelli veramente bassi degli anni 2009/2010. Segnali che sembrano interessanti. Per quanto riguarda i suini, dopo una fine d’anno con un dicembre in netto calo, le quotazioni dei primi tre rilevamenti di gennaio presso la Cun di Mantova hanno mostrato sui grassi un’inversione di tendenza, passando da 1,5 euro/kg a 1,534 euro per chilo. Non è certamente un valore importante in senso assoluto, ma sembra giusto registrare il cambiamento. Nel mese di dicembre la redditività della fase allevatoriale era in perdita di oltre il sette per cento rispetto al mese precedente, e di ben il 22 per cento rispetto ad un anno prima. Dati certamente influenzati pesantemente dal forte aumento del costo delle materie prime, ma anche dalla discesa dei prezzi dei grassi. Sul versante dei cereali il trend è stato opposto: le quotazioni sulle principali piazze hanno segnato un andamento al ribasso, anche se le quotazioni espresse in valori assoluti rimangono su valori decisamente buoni: per il grano tenero ci si attesta tra i 27 ed i 28 euro al quintale, per il grano duro tra i 28,5 ed i 30 euro al quintale. Le quotazioni del mais tra la borsa di Bologna e quella di Milano oscillano intorno ai 25 euro/ quintale. La soia viaggia sempre su valori superiori ai 50 euro per quintale.

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