«La politica non liquidi le imprese»

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Una folta presenza del mondo politico cremonese ha caratterizzato, lo scorso lunedì, la manifestazione che si è svolta nella  Sala Maffei della Camera di Commercio, in occasione della giornata di mobilitazione nazionale di Rete Imprese sul rilancio dell’economia e sui problemi delle aziende del terziario e dell’artigianato, cui hanno aderito  Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Libera Artigiani Crema e Autonoma artigiani cremaschi. "La politica non liquidi le imprese" era lo slogan della manifestazione, che ha lanciato alla politica un messaggio preciso: non dimenticate quei 2,5 miliardi di imprese che rappresentano il 70% del tessuto economico sociale e che danno occupazione a 14 milioni di persone. Cinque i punti;  alleggerire la pressione fiscale, ridare il credito alle imprese, portare avanti la semplificazione burocratica, creare nuova occupazione e diventare competitivi investendo su infrastrutture ed energia.

«Oggi si alza in Italia la voce di centinaia di migliaia di imprese per chiedere una svolta nella politica economica del Paese» ha detto, in collegamento da Roma, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. «Vi è un "cronometro" che, a mio avviso, scandisce con particolare efficacia il tempo della più lunga ed aspra recessione dal dopoguerra: è il cronometro che segnala che, nel 2012, nel nostro Paese, ha chiuso un'impresa ogni minuto. Allora la nostra richiesta è soprattutto una richiesta di futuro».

In provincia di Cremona c'è una forte presenza di terziario, come ha sottolineato Claudio Pugnoli. «Delle 28.000 aziende attive iscritte alla Camera di Commercio più di 20.000 sono riferibili al terziario (72% del totale). Danno lavoro al 61% dei 156.000 occupati della provincia (95.000 addetti) e producono il 60% del Pil del territorio. 20.000 aziende che non ce la fanno più a produrre ricchezza, dare lavoro, tirare avanti». Sono proprio i numeri a dare la misura della situazione: gli occupati tra il 2007 e il 2011 sono diminuiti del 6% e il tasso di disoccupazione, nello stesso periodo, è aumentato dal 3,1 al 5,4% e tante aziende hanno chiuso i battenti: 471 nelle costruzioni, 474 nel commercio, 44 nei trasporti, 160 nei pubblici esercizi, 288 nei servizi.

«Mai  siamo stati così uniti e coesi, ma mai la crisi aveva colpito così pesantemente le nostre imprese» ha detto Pugnoli. «Mai  è stato tanto incerto il futuro dell’economia e dell’Italia. Una crisi che ha colpito e continua a colpire, indistintamente, tutti i settori e i territori senza fare sconti a nessuno. L’anno scorso i consumi hanno subito una flessione reale pro capite del 4,4%, mentre il reddito disponibile reale  pro – capite è sceso del 4,8% rispetto al 2011» ha detto Pugnoli. «Uno scenario negativo che continuerà anche nel 2013 con una ulteriore flessione per i consumi reali pro-capite dell’ 1,4% che riporterà indietro di 15 anni (1998).

Basta guardare al commercio e passeggiare per le vie del centro e della periferia: i negozi vuoti, le serrande abbassate ci segnalano, nella totale indifferenza delle amministrazioni pubbliche, la gravità e le conseguenze della crisi».

Cosa chiedono le imprese, allora? Secondo le associazioni è necessario «rilanciare il capitolo delle privatizzazioni e delle cessioni di quote importanti di un patrimonio immobiliare pubblico, stimato nell’ordine di oltre 400 miliardi di euro. Dopo aver messo le mani nel portafoglio di cittadini e imprese è ore di mettere mano al portafoglio del patrimonio dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni: ai suoi “ gioielli” e ai suoi “mattoni”. Questo anche per scongiurare l’aumento programmato delle aliquote Iva, che rischiano di tradursi in minori consumi reali per 38 miliardi di euro. Bisogna dunque procedere alacremente, non timidamente alla riduzione della spesa e all’ efficientamento  dei servizi pubblici: deve dimagrire lo Stato, deve dimagrire la pubblica amministrazione, perché imprese e famiglie sono a dieta rigidissime ormai da tempo».

L'iniziativa delle associazioni di categoria è stata apprezzata dal presidente della Camera di Commercio, Giandomenico Auricchio, che ha sottolineato l'importanza di sgravare l'imprenditoria da un fisco «che risulta eccessivo per tutte le imprese e le categorie economiche», e da una burocrazia «dannosa e inutile». Auricchio ha ribadito anche la difficoltà di accesso al credito, che «uccide l'imprenditoria».

Vediamo le reazioni dei politici presenti. «Serve un governo italiano che sappia andare in Europa a dire che non possiamo arrivare al pareggio di bilancio entro quest'anno, e chiedendo tempo ulteriore di rientro, perché questa è la premessa fondamentale per avviare una ripresa» ha sottolineato Luciano Pizzetti (Pd). Silvana Comaroli (Lega), invece, ha esortato tutti i candidati del territorio «a dimenticarsi a quale schieramento appartengono e a ricordarsi delle nostre aziende, perché solo loro il punto centrale».

L'ex assessore regionale Gianni Rossoni ha invece sottolineato la necessità di individuare una “no tax area”, «per attrarre investitori e detassare chi assume e chi investe in ricerca e sviluppo. Serve un consenso allargato da parte di tutti, per affrontare la situazione».

Molto critico invece il presidente della Provincia Massimiliano Salini, che lancia una provocazione alla politica, che «deve lavorare con una nuova mentalità nello scegliere i propri programmi, ripartendo dal territorio. E invece ho visto molta confusione, sia a destra che a sinistra, su questi temi. Bisogna alleggerire la pressione fiscale, prima di tutto. In seconda istanza non si può più pensare che i servizi debbano essere gestiti solo dal pubblico. Serve la serietà, da parte di quest'ultimo, di confrontarsi con il mercato. Ma sia la destra che la sinistra si sono dimostrate ancora molto timide su queste partite».

Il sindaco Oreste Perri, invece, richiama all'Europa: «In Italia manca una politica europea: con loro abbiamo in comune solo la moneta, invece serve molto di più».

 di Laura Bosio

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