Smog, perché i livelli sono ancora così alti?

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Solo nel mese di gennaio, sono già 17 i giorni in cui si è superata la soglia di attenzione per quanto riguarda le polveri sottili.  Secondo i dati Cittadinanzattiva, Cremona detiene un poco invidiabile  terzo posto in Italia per numero di giorni di superamento della soglia dellePm10. Una situazione che presenta più di un interrogativo, come sottolinea anche il professor Alessandro Casula, docente di gestione ambientale d'impresa e delle energie rinnovabili al Politecnico di Cremona. «Quello che mi sembra strano è il fatto che, pur avendo chiuso la raffineria e non avendo in contemporanea introdotto nuove fonti inquinanti, i dati cremonesi attestino un così alto concentramento di polveri. Bisognerebbe quindi andare più a fondo alla questione, cercando di capire quali siano le cause di questa situazione, e quanto potrebbero incidere le condizioni climatiche sul ristagno delle polveri. L'inquinamento si determina per diversi fattori: perché c'è una fonte inquinante e perché esiste una migliore o peggiore dispersione dello smog in atmosfera. Eppure oggi sono tanti i fattori per cui l'inquinamento atmosferico dovrebbe ridursi: le auto sono sempre più ecologiche, i mezzi pesanti che circolano nelle strade sono diminuiti a causa della crisi, ecc. Guardando alle fonti inquinanti, quindi, mi sarei aspettato una riduzione».

Quali sono le soluzioni più opportune da mettere in atto per contrastare il fenomeno delle polveri sottili?

«Di fatto l'inquinamento è dato da tre fonti: l'industria, il traffico veicolare e il riscaldamento urbano. E' su queste che si deve agire».

Quello che è stato messo in atto sinora è sufficiente?

«Sul fronte dell'industria si è già agito in maniera efficace, con normative più stringenti, su cui la Regione Lombardia e la Provincia di Cremona si sono impegnate anche con l'Autorizzazione integrata ambientale - che invece è arrivata con grande ritardo nel caso dell'Ilva di Taranto - che si rivela una prescrizione molto importante per ridurre gli inquinanti in Lombardia. Basti pensare che la Tamoil ha chiuso, probabilmente, anche perché l'Aia conteneva prescrizioni talmente stringenti che non sarebbe riusciti ad attuarle.

Se però a livello industriale siamo avanti, ancora molto c'è da fare sul tema della mobilità: nonostante le auto migliorino costantemente, dal punto di vista ambientale, un centro cittadino avrà comunque un'alta concentrazione di inquinanti, in quanto i fumi faticano a disperdersi. A questo proposito a Milano hanno applicato l'area C, che però è stata molto discussa e contestata. Del resto, se si considera prioritaria la salvaguardia ambientale, è fondamentale la riduzione del traffico veicolare, e in questo anche i cittadini devono fare la loro parte: finché si pretende di usare l'auto anche per fare 500 metri non si migliorerà mai la situazione. Bisogna allora accettare di buon grado le misure istituzionali per la riduzione delle polveri.

Molto si può fare anche sulla questione riscaldamento: c'è un aspetto legato all'efficienza energetica degli edifici che va implementato, in quanto un migliore isolamento permette di ridurre il riscaldamento, e con esso anche le emissioni. Certo, sono interventi costosi, ma grazie ai numerosi incentivi il costo si riduce. Insomma, non basta lamentarsi: il cittadino deve anche chiedersi cosa può fare nel suo piccolo. E' una questione di coscienza civica».

E le istituzioni locali cosa possono fare?

«Cercare di ridurre il traffico veicolare, seguendo l'esempio di Milano. La Regione può dare delle indicazioni, ma spetta poi agli enti locali di intervenire, anche potenziando gli interventi sulla mobilità ciclabile e sul trasporto pubblico».

Il rapporto di Cittadinanzattiva lancia anche l'allarme sulle Pm2,5. Di cosa si tratta?

«Sono polveri particolarmente fini. Indicativamente, se l'80% delle polveri nell'aria sono inferiori ai 10 micron, di queste il 70% sono inferiori ai 2,5 micron. Si tratta di polveri che provocano effetti sulla salute accertati.

In conclusione vorrei fare una riflessione: l'attività economica e umana porta benessere, ma in contemporanea produce anche inquinamento. In sostanza con il benessere si fa un grosso passo avanti - non dimentichiamo che dagli anni 70 a oggi la vita si è allungata di dieci anni - e l'inquinamento che ne deriva provoca un piccolo passo indietro. Tuttavia il beneficio sociale netto è comunque positivo».

di Laura Bosio

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