La candidatura di Maura Ruggeri: «Mi impegno per la sanità e per il sociale»

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Dopo l’esperienza di assessore comunale  durante l'amministrazione Corada, con il mandato di  Perri ha assunto il ruolo di capogruppo del Pd in Consiglio comunale. Parliamo di Maura Ruggeri, candidata alle elezioni regionali con la lista di Ambrosoli. Una scelta di continuità, secondo l'interessata, «dettata proprio dal desiderio di portare oltre il mio impegno amministrativo. L'esperienza che ho acquisito in questi anni, specialmente in settori come quello del sociale e della sanità, può essere utile da trasferire ai livelli regionali».

Quali sono i suoi obiettivi, se fosse eletta in Regione?

«Serve un cambiamento forte in Lombardia, e credo che un governo del centrosinistra possa portare una significativa innovazione. Entrando nel merito dei temi di mia competenza, come sanità e sociale, credo siano necessarie delle innovazioni».

Quali cambiamenti auspica?

«Innanzitutto sgombrare il campo da clientele e nomine prettamente politiche che nel modello formigoniano hanno occupato la sanità. Occorre poi valorizzare le professionalità secondo criteri di merito e non di appartenenze ideologiche. Sempre in campo sanitario si rivela fondamentale razionalizzare le spese, evitando gli sprechi e recuperare il rapporto tra ospedali e territori. Bisogna integrare l'aspetto socio-sanitario con quello sanitario, con la collaborazione di medici di base e ambulatoriali. A questo proposito, l'ex Inam avrebbe potuto benissimo diventare una sorta di "casa della salute", punto di incontro tra medicina di base e ambulatoriale, cosa che invece non è stata fatta.

Se vogliamo diminuire il numero dei ricoveri, serve un maggior impegno nella cura a domicilio, e la garanzia di una continuità assistenziale, soprattutto a fronte dell'invecchiamento della popolazione e dell'incremento dei malati cronici. In Lombardia possiamo godere di una buona sanità, ma c'è anche una compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini che è la più alta in Italia. Così spesso le persone rinunciano a curarsi. Allora da un lato bisogna recuperare risorse puntando su legalità e trasparenza, dall'altro cercando di sviluppare dei servizi meno costosi, partendo dalla domiciliarizzazione del paziente.

Accanto alla salute, bisogna avere un occhio di riguardo per la  famiglia: il welfare italiano si caratterizza per l'assenza di risposte che riguardano l'assistenza alle famiglie, su cui grava ogni peso sociale. Questa situazione l'ho toccata con mano nella mia esperienza di assessore comunale: notavo quanto la Regione fosse assente nel momento in cui era necessario fare delle scelte precise e continuative.

Infine, c'è il grosso tema del lavoro e del rilancio economico. Una delle responsabilità più grosse di chi ha governato sinora - in Regione e a Roma - è l'essersi preoccupati di sistemare i conti pubblici ma senza curarsi di creare un futuro per i territori. Non si sono messe in campo politiche che privilegiassero quei settori che possono creare occupazione.

Allora la proposta di Ambrosoli rappresenta una grossa novità, perché ha una visione più europea e perché va al di là dell'orizzonte dei partiti: egli sa tenere insieme un vasto fronte di forze politiche ma anche di cittadini e movimenti civici che vogliono voltare pagina partendo da temi come la legalità e la partecipazione».

Da candidata cremonese, come pensa di lavorare per il territorio?

«Bisogna lavorare per il sostegno alle piccole imprese, che soffrono la crisi e che richiedono interventi sia a livello nazionale che regionale. La Regione può fare diverse azioni, in questo senso. Da un lato razionalizzare le risorse e farle convogliare in settori che possano creare occupazione e opportunità di sviluppo. Si può inoltre sostenere l'accesso al credito, con la patrimonializzazione dei confidi. Infine bisogna alleggerire la pressione fiscale a cui fa capo la Regione stessa, ad esempio riducendo l'Irap. Sarebbe anche il caso di intervenire sul Patto si stabilità, che non permette di pagare tempestivamente le imprese».

Le piccole e medie imprese, nella manifestazione di lunedì 28, hanno citato anche il tema delle carenze infrastrutturali, soprattutto nel territorio...

«Credo che ci si debba concentrare soprattutto sui temi del trasporto pubblico e ferroviario. E' necessario che la Regione si impegni seriamente per risolvere l'annoso problema dei pendolari; ormai abbiamo appurato che Trenord è stato un fallimento. Inoltre bisogna fare in modo che il sud della Lombardia non sia sempre penalizzato o tagliato fuori».

Si è parlato, nelle scorse settimane, di una possibile collaborazione tra le forze di centrosinistra e quelle di centro. Cosa ne pensa?

«In questo c'è sempre stata molta chiarezza da parte nostra: il centrosinistra ha un'alleanza coesa e contenuti programmatici precisi. Dunque siamo aperti a un'eventuale alleanza con chi rifiuta i populismi e con chi è disponibile a condividere un certo tipo di programma».

Maroni propone di riportare in Lombardia il 75% delle tasse pagate dai lombardi e di creare una maxi regione del nord. Pensa sia una proposta attuabile?

«Assolutamente no. Ci sono studi seri che dimostrano quanto sia insostenibile e fuori da ogni fondamento. Come al solito il centrodestra porta avanti trovate elettorali facendo presa sull'ingenuità delle persone. Peraltro anche questo "matrimonio" tra Lega e Pdl ripropone vecchi modelli ormai falliti. Questo dopo che la Lega proclamò, non molto tempo fa, "mai più con Pdl".

di Laura Bosio

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