Etichette per il clima, trasparenza green

+ 19
+ 18


Ogni prodotto ha un costo per chi lo acquista, ma anche per l'ambiente, in termini di inquinamento e consumo di risorse. Scoprire quale sia l'effettivo impatto di ciò che arriva nelle mani del consumatore non è facile: ad essere finora più difficilmente valutabili sono i consumi indiretti, quelli provocati dall'estrazione delle materie prime, dal loro trasporto e dai tempi di rigenerazione.

Tutto questo, però, sta cambiando: in occasione del più recente convegno “L'impronta ambientale dei prodotti”, Legambiente ha presentato, insieme al ministro Corrado Clini e alle aziende virtuose che già hanno deciso di prendere parte al progetto, l'etichetta per il clima, ovvero un nuovo sistema di etichettatura dei prodotti che può fornire precise indicazioni riguardanti l'effettivo impatto ambientale di ciò che viene offerto al consumatore, comprensivo di tutti i costi indiretti. Dall'estrazione delle materie prime allo smaltimento finale, tutto può essere misurato in termini di produzione di CO2, lasciando al consumatore la possibilità di compiere una scelta davvero consapevole riguardo ai propri consumi e al proprio stile di vita. In assenza di una normativa nazionale, è responsabilità delle aziende garantire l'affidabilità delle informazioni riportate, ma Legambiente rassicura: “Ci mettiamo la faccia noi di Legambiente, attraverso studi scientifici fatti dall'istituto Ambiente Italia, ma tutto il ciclo di misurazione può essere osservato leggendo la scheda che accompagna ogni etichetta di prodotto. Ogni momento di vita, dalla produzione del prodotto all'impatto di utilizzo fino allo smaltimento finale viene illustrato e raccontato dall'azienda ed è consultabile sul sito”. Cresce, nel frattempo, il numero delle aziende che decidono di aderire all'iniziativa in tutta Italia, mentre l'associazione ambientalista lancia un appello alle istituzioni affinché tale sistema di etichettatura possa essere regolamentato con un più preciso sistema di norme e parametri, per una maggiore trasparenza offerta agli acquirenti e per una effettiva lotta al greenwashing, fenomeno che cavalcando l'onda del crescente interesse generale per le tematiche ecologiste vede alcune aziende attribuirsi in modo ingiustificato virtù ambientaliste.

In Europa e nel mondo, l'etichettatura per l'impronta ecologica è già una realtà consolidata e in continua crescita: in Inghilterra, la Carbon Footprint garantisce la tracciabilità di oltre 25mila prodotti, mentre negli Stati Uniti l'elenco conta 10mila prodotti. In Francia, in seguito ad un anno di sperimentazione, è stato confermato l'accordo con le aziende produttrici di beni di largo consumo affinché si prosegua con l'etichettatura ambientale. L'Italia, ancora una volta, e' un po' in ritardo, ma ha iniziato a muovere i primi passi in questo percorso di trasparenza a vantaggio del clima, dei consumatori e anche delle aziende.

di Martina Pugno

Segnala questo articolo su