Fondi per l’alluvione da restituire: martedì incontro con la Regione. E spunta l’ipotesi di un ricorso in Cassazione

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SAN DANIELE PO - «Mi rifiuto di chiedere soldi ai cittadini». Così il sindaco Davide Persico, nel Consiglio comunale straordinario convocato per questa sera (giovedì 31 gennaio) al municipio di San Daniele Po, ha rimarcato la propria volontà di andare fino in fondo nel valutare dal punto di vista politico tutte le soluzioni possibili per trovare una via d’uscita all’impasse dei 380mila euro che il Comune deve restituire alla Regione Lombardia con sentenza favorevole del Consiglio di Stato: parte della cifra di 1,6 milioni di euro erogata dal Pirellone con il decreto legge promosso dall’allora sottosegretario Enrico Letta e destinata ai cittadini di Sommo con Porto all’indomani della disastrosa piena del 2000 in cui il Po sommerse il piccolo centro abitato con oltre cinque metri d’acqua (leggi l’articolo).

Quattro i punti all’ordine del giorno, davanti ad una sala gremita sino all’inverosimile con l’ex presidente della Provincia Giuseppe Torchio a far gli onori di casa nelle prime file: la disamina tecnico-politica della Direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri (Dip. della Protezione Civile); le modalità operative degli interventi di ricostruzione e conseguenti rendicontazioni ai sensi della Direttiva; l’analisi della sentenza con la quale due settimane fa il Consiglio di Stato si esprimeva a favore della Regione nell’esigere parte del fondo erogato e, soprattutto, le iniziative dell’Amministrazione comunale relative alle esecuzione degli adempimenti previsti dalla sentenza del Consiglio di Stato.

Ed alla fine, il quadro emerso è quello di un consiglio politicamente unito, espressione di una comunità compatta e pronta a far fronte ad una situazione che rischia di affondare il Comune. «Non ho intenzione di inasprire le tasse per far fronte a questa incombenza - ha  rimarcato il primo cittadino - in caso contrario sono pronto a consegnare le chiavi del municipio», estremo gesto di protesta verso quella che anche Torchio ha definito «un’ingiustizia davanti alla quale la comunità è unita per ritrovare il senso della legalità».

Un’«ingiustizia» che però Giunta e Consiglio sono lungi dal ritenere conclusa con la sentenza del Consiglio di Stato. E’ infatti stata pianificata tutta una serie di azioni proposte in una mozione d'ordine, approvata ieri sera all’unanimità. Azioni che prevedono subito martedì prossimo un incontro tra il sindaco e la Regione (nella persona della funzionaria delegata per il territorio cremonese). Ed altri incontri seguiranno con la Prefettura e con la Provincia, perché «ci attendiamo un intervento del presidente Massimiliano Salini nella questione». Intervento peraltro già caldeggiato dall’interrogazione firmata pochi giorni fa da Torchio e da Giovanni Biondi). Ma non è tutto.

«Tramite il nostro avvocato si prefigura anche l’intenzione di un prosieguo giudiziario - ha fatto sapere ancora ieri mattina il primo cittadino - abbiamo inviato al nostro legale la documentazione per valutare se ci possono essere gli estremi per un ricorso in cassazione contro la sentenza emessa dal Consiglio di Stato». La vicenda dunque è lungi dall’essere conclusa e il prossimo capitolo è ancora tutto da scrivere.



di Michele Scolari
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