Acqua pubblica, è già scontro sui rimborsi: «ai cittadini va reso l'intero 7%»

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Federutility: «Tenendo conto che nel 2011 i tassi di interesse pagati dalle aziende erano elevatissimi a causa della crisi, è addirittura possibile che il calcolo risulti a favore di qualche gestore. In un caso o nell’altro si parla comunque di centesimi o pochi euro». Il Forum Acquabenecomune: «I parametri del rimborso disattendono del tutto il parere espresso dal Consiglio di Stato e quello della Corte Costituzionale»

Il Consiglio di Stato “boccia” le attuali tariffe dell’acqua pubblica perché non rispetterebbero i principi stabiliti dal referendum del 2011 e in vigore dal luglio 2011. In una sentenza del 25 gennaio, pubblicata il 30, i giudici hanno risposto ad un quesito dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas e sostengono che dal luglio 2011 le tariffe dovevano essere modificate, eliminando la voce de «l’adeguatezza della remunerazione del capitale investito» tra quelle che determinano il costo delle bollette. Cosa che invece non è avvenuta. E’ stato quindi confermato quanto precedentemente affermato dalla Corte Costituzionale. Ovvero che, dalla data della vittoria referendaria (21 luglio 2011), la remunerazione del capitale investito doveva cessare di essere calcolata in bolletta. In sostanza, non vi possono essere utili nella gestione dell’acqua.

Eppure, come già segnalato con tanto di tabelle nel servizio su questo sito e sulle pagine de "Il Piccolo" di Cremona del 20 ottobre 2012 (leggi l'articolo), in alcuni grafici pubblicati nel Piano d’Ambito dell’azienda speciale Aato della Provincia di Cremona, si vede palesemente come sia invece prevista la remunerazione del capitale investito, destinata ad attestarsi anche al 20% nel corso degli anni. Nel grafico a fianco è rappresentata la composizione della tariffa nel Piano d’Ambito dell’Aato per la provincia di Cremona. La remunerazione del capitale investito, vietata dal referendum ed ora soggetta a rimborso, è simboleggiata dalla fascia azzurrina in alto, che cresce sino al 20%. In sostanza dunque, quello che i cittadini cremonesi hanno pagato è illegittimo e i soggetti gestori non hanno più alibi: dovranno ricalibrare le bollette. Se ne deve dedurre dunque che il Piano d’Ambito, o meglio chi lo ha redatto, ha trascurato l’esito della consultazione popolare? Ovvero, si può remunerare il capitale anche se i cittadini (che sono gli stessi elettori) hanno espressamente detto «no»?

Il Comitato Acqua Pubblica Cremonese, tornato a porre l’accento sulla questione in una nota diffusa ieri, commenta duramente che «la tariffa andava modificata dall’Ufficio d’Ambito, che l’ha invece lasciata invariata e ha persino approvato (due volte) un piano d’ambito che contiene ancora la remunerazione del capitale investito: sulla base di questi comportamenti (che si vanno a sommare alle numerose precedenti forzature a favore della privatizzazione del servizio) ribadiamo la richiesta delle dimissioni dell’intero cda nonché del direttore (che ha responsabilità tecniche sulle normative da applicare). I presidenti delle aziende idriche non potevano stare a guardare, sapendo di percepire una quota indebita di bolletta, quindi visto che nulla hanno fatto per sollecitare l’Ufficio d’Ambito a provvedere, debbono essere tutti sostituiti. Avendo redatto materialmente una proposta di piano d’ambito che contiene tuttora esplicitamente la quota incriminata, lo Studio Sciumé, consulente esterno dell’Amministrazione Provinciale, ha svolto male il suo lavoro e pertanto ogni rapporto di lavoro con questo studio va chiuso (ed evitata ogni futura collaborazione)». E visto che la competenza del servizio in questo anno e mezzo è stata per legge nelle mani dell’Amministrazione Provinciale, il Comitato indica come «logica conseguenza politica ed amministrativa le dimissioni del presidente Massimiliano Salini».

Ora l’Autorità per l’energia (Aeeg) ha approvato uno specifico provvedimento per la definizione dei criteri di calcolo degli importi da restituire agli utenti finali, corrispondenti alla remunerazione del capitale investito e versati nelle bollette dell’acqua nel periodo post referendum, sino al dicembre scorso. In sostanza, lo sconto sarebbe applicato solo per il periodo dal 21 luglio al 31 dicembre 2011. Ancora una volta a discapito degli utenti, ovvero dei cittadini. 

Per quanto riguarda la provincia di Cremona, fa sapere l’assessore all’ambiente Francesco Bordi, membro del cda dell’Aato, «siamo in attesa di avere chiarimenti dall’Authority dell’energia, cui compete ora la tutto ciò che riguarda la tariffazione».

Federutility, fa sapere che «il calcolo del 7% riguarda una sola voce della tariffa, per un periodo limitato di sei mesi. Tenendo conto che nel 2011 i tassi di interesse pagati dalle aziende erano elevatissimi a causa della crisi, è addirittura possibile che il calcolo risulti a favore di qualche gestore. In un caso o nell’altro si parla comunque di centesimi o pochi euro».

Il Forum dei movimenti per l’acqua però sottolinea come in questo modo, ancora una volta, si stia già cercando di raggirare di nuovo il voto popolare. «L’Authority prova di nuovo ad aggirare i referendum e disattende la consultazione espressa dai cittadini: ora ne vogliamo le dimissioni. I parametri del rimborso disattendono del tutto il parere espresso dal Consiglio di Stato e quello della Corte Costituzionale a suo tempo espresso. I referendum devono essere applicati e i cittadini devono essere rimborsati di tutto il 7% della remunerazione del capitale eliminato coi referendum e illegittimamente preteso dai gestori».

di Michele Scolari
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