Bomba di vernice in via Mantova - Cade l'accusa di terorismo

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E' caduta l’accusa di terrorismo, l’imputazione del quadro probatorio a carico dei due ragazzi sorpresi con un ordigno esplosivo artigianale davanti alla sede cremonese della Banca di Piacenza all’angolo tra via Dante e via Platani nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 febbraio. Lo ha deciso il pubblico ministero Francesco Messina, dopo una valutazione degli elementi a disposizione. Per i due giovanissimi quindi, caduta l’accusa di voler concretizzare un atto terroristico nei confronti della vicina banca, restano quelle per la detenzione dell’ordigno esplosivo e per l’imbrattamento del muro dell’istituto di credito. Fermati dai carabinieri infatti, sotto una peugeot parcheggiata nei pressi della banca i militari avevano rinvenuto un candelotto di polvere esplosiva lungo una ventina di centimetri al quale erano collegati due bicchieri di plastica colmi di vernice rossa (quella che in gergo è detta appunto “bomba di vernice”); mentre sul muro della banca troneggiava la scritta, vergata a spray nero, “chi la fa l’aspetti” (e, nei sacchi neri dei due giovani, erano stati rinvenuti, assieme ad un taglierino e ad alcuni accendini, anche delle bombolette di vernice spray nera). I due erano stati fermati verso le 4 di mercoledì mattina, in seguito alla segnalazione inoltrata all’Arma in cui un tassista informava di aver notato due individui impegnati in manovre sospette. Bloccati dai carabinieri dopo una breve fuga per i due giovani era scattato il trasporto in caserma. Nella giornata di giovedì per i due era poi arrivata la scarcerazione, disposta dal pm Messina nella giornata di giovedì. I due, entrambi cremonesi e frequentatori del Centro Sociale Kavarna di via Maffi, sarebbero figli di notissimi e stimati professionisti cittadini ed hanno collezionato già altre segnalazioni alle forze dell’ordine per partecipazione a manifestazioni non autorizzate.

Il 22enne inoltre, studente universitario, avrebbe alle spalle anche una denuncia per essersi presentato in un luogo pubblico con una mitraglietta (poi rivelatasi un giocattolo). Dura la posizione del Carroccio in una nota diffusa nella giornata di ieri, nella quale il commissario cittadino Stefano Borghesi bolla l’episodio come «azioni che nulla hanno a che vedere con la vita civile e democratica di una comunità » augurandosi «una condanna ferma ed unanime di tutte le forze politiche». Soggiunge inoltre Borghesi: «apprendiamo inoltre dalla stampa – prosegue – che le due persone sarebbero frequentatori del Kavarna, che risulterebbe estraneo alla grave vicenda. Ci aspettiamo che i responsabili del centro sociale prendano immediatamente ed in maniera netta le distanze da un simile atto». Cosa che il centro sociale Kavarna aveva già fatto nella giornata di giovedì 7 febbraio, il giorno prima della nota del Carroccio, smarcandosi e dichiarando di essere «estraneo alla vicenda». I due giovani sono ora in libertà, difesi dall’avvocato Lapo Pasquetti.

di Michele Scolari
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