Cremona - E’ polemica sulla Variante Pgt

+ 26
+ 28


La variante del Pgt, da poco adottata, ha già provocato una vivace polemica, tra il vicesindaco Carlo Malvezzi e Claudio Pugnoli, presidente dell'Ascom, il quale, dalle colonne del periodico Ascom Informa, ha attaccato il Comune in merito alle scelte della variante, che prevedono, tra le altre cose, la realizzazione di una vasta area produttiva in via Mantova, dall’altezza di San Felice, per una superficie di 300mila metri quadrati, di cui 15mila dedicati ad insediamenti commerciali. E' proprio questo l'oggetto della contestazione di Pugnoli, che ha accusato l'Amministrazione comunale di «far cassa introitando oneri di urbanizzazione». «La revisione del Pgt avrebbe dovuto accompagnare la “città che cambia”, con il metodo della “partecipazione e trasparenza”» dichiara il presidente Ascom. «Il nuovo polo sarà destinato a medie distribuzioni e potrà avere, complessivamente, una superficie di poco inferiore a quella del Cremona Po, che è di 18mila metri quadrati. Troppi per non avere pesantissime ricadute sul commercio di vicinato». Si tratta non di medie superfici di vendita ma di una “grande distribuzione organizzata”, camuffata dalla possibile unione di più medie strutture, che andrebbe a saldarsi con l’area commerciale di Gadesco. E contro la quale esprimiamo la nostra ferma contrarietà ». La preoccupazione di Pugnoli parte dai numeri: «Oggi, a Cremona città, media e grande distribuzione, insieme arrivano circa a 100mila metri quadrati. Se si realizzassero San Felice (15mila mq), Cardaminopsis (10mila mq) e la ex-Scac (più di 10mila mq) avremmo un incremento del 40% delle superfici » sottolinea. «Una percentuale in grado di distruggere ogni centro commerciale naturale. Siamo al secondo posto per metri quadri di grande distribuzione organizzata e medie superfici di vendita per abitante in Lombardia, preceduti solo da Mantova e prima di Brescia. In questo modo arriveremmo in vetta alla classifica». «Se trovassero applicazione concreta tutte le realtà approvate dalla giunta Perri, il sistema di distribuzione tradizione arriverebbe al collasso» dice ancora Pugnoli. «Queste autorizzazioni sono una minaccia concreta, di cui gli amministratori sono i primi responsabili.

Tra l'altro, vogliamo evidenziare che il nuovo Pgt nega, nei fatti, i principi che dovevano guidarne la stesura. Come si può affermare di “prediligere il recupero del patrimonio edilizio esistente alle nuove urbanizzazioni” e poi creare nuove aree commerciali? Continuando in questo modo, per la città non ci può essere alcun rilancio. Per interrogarsi sul futuro di Cremona, allora basta guardare al Corso Garibaldi, dove i negozi lasciano spazio ai box dopo essere rimasti chiusi e sfitti. E’ questo il futuro che vogliono i nostri amministratori? E, data la realtà dei fatti, quali garanzie di attenzione alle nostre imprese potrebbe dare l’elezione di Malvezzi in Consiglio regionale? Si impegni, da subito, per rivedere la variante al Pgt. La credibilità di un amministratore non può essere disgiunta dalla coerenza del suo operato». Non si fa attendere la risposta del vicesindaco Malvezzi, che ricorda come la variante sia stata realizzata «consultando le categorie economiche e in assoluta trasparenza». Il procedimento che ha portato all'approvazione della variante è iniziato il 18 novembre 2010, e il 10 febbraio 2011 è partita la fase di partecipazione pubblica alla costruzione di questo strumento urbanistico, che si è protratta sino al 30 settembre 2011. «In tutto questo tempo, e nemmeno successivamente, il presidente di Confcommercio Cremona non ha mai presentato contributi o richiesto incontri finalizzati alla costruzione della variante generale al Pgt, ne' ha richiesto interventi di modifica». Secondo Malvezzi, "nella variante non sono previste nuove grandi strutture di vendita o centri commerciali, ma solo la possibilità di utilizzare a tale fine quote residuali, fino ad un massimo del 10%, dove poter aprire negozi. A fronte della possibilità di realizzare modeste superfici di vendita si accompagna l’opportunità di destinare ad artigiani ed imprenditori l’equivalente superficie di area a prezzi assolutamente concorrenziali. Questo per incrementare l’attrattività della città per nuove imprese, generando così occasioni di lavoro per i giovani. La variante prevede quindi la possibilità di realizzare medie strutture in città per aumentare la capacità di attrazione del centro storico e stimolare, anche in questo ambito, la creazione di nuovi posti di lavoro". Malvezzi fa sapere, infine, che «nei giorni scorsi, Claudio Pugnoli è stato contattato dall’Amministrazione comunale, con la quale ha concordato l’opportunità di approfondire i vari aspetti della variante in un incontro tecnico che si sta preparando».

Nella discussione è intervenuto anche il gruppo del Pd in Consiglio comunale, che aveva votato contro la variante. «Quando si parla genericamente di "quote residuali, fino ad un massimo del 10%, dove poter aprire negozi" si dovrebbe specificare il 10% di cosa, altrimenti non si capisce di cosa stiamo parlando» sottolineano Maura Ruggeri e Annamaria Abbate. «A San Felice, ad esempio si sta parlando di ben 20000 metri quadri su 200.000. Un'area enorme. Guardando alla crisi attuale, sarebbe necessaria una pianificazione per creare innanzitutto lavoro. Si dovrebbero dedicare adeguate risorse per attrarre con incentivi soggetti che si inseriscano nelle aree produttivo e creino posti di lavoro. La prima cosa di cui abbiamo bisogno sono i siti produttivi, quelli che generano lavoro. Invece, quest'amministrazione ha legato gli insediamenti produttivi a quelli commerciali, con il risultato che non si attraggono soggetti capaci di creare posti di lavoro e si aggrava ulteriormente la crisi delle dei negozi di vicinato e delle botteghe del centro». Disaccordo anche rispetto ai cambiamenti introdotti dalla variante nella cittadella dello sport. «Si è voluto inserire un insediamento commerciale in un sito che doveva rimanere totalmente dedicato allo sport» dicono le consigliere. «Anche la sbandierata riduzione del suolo agricolo è una falsa medaglia, perché con la variante i metri agricoli nella sostanza diminuiranno e l'eliminazione della perequazione è di fatto un danno enorme alla realizzazione della città pubblica. Comprensibile e più che giustificata, quindi, la reazione dell'Ascom. Senza una coerente idea di città che riparta dalla crisi attuale e che imposti su basi nuove uno sviluppo sostenibile si rincorrono illusorie opportunità che finiscono per aggravare le difficoltà di settori già in ginocchio a causa della crisi».

di Laura Bosio

Segnala questo articolo su