Coesione tra le istituzioni per prevenire le infiltrazioni mafiose

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A Reggio e Mantova è già operativo un protocollo di legalità che unisce le istituzioni politiche, amministrative, giudiziarie e del commercio. A Brescia è in progetto un sondaggio anonimo con le associazioni del commercio per quantificare il fenomeno “usura”. A Cremona la mozione presentata a luglio dal consigliere comunale Schifano (Idv) attende ancora oggi di essere discussa: riuscirà ad esserlo nel prossimo Consiglio comunale?

La criminalità organizzata si trasforma, cambia pelle come un serpente, evolvendosi ed adattandosi alla situazione sociale ed economica. Da quando i primi mammasantissima avevano cominciato a popolare le città e i paesini della bassa padana ne è passata d’acqua sotto i ponti del Po e, col passare del tempo, le ‘ndrine hanno adeguato i propri strumenti di penetrazione nel sistema economico legale.

Dopo il salto geografico (dal mezzogiorno alle pianure del nord), anche il salto sociale ormai è ultimato: dalle attività “vetero criminali”, a colpi di narcotraffico e sequestri di persona, si passa alle forme di quella che gli ultimi rapporti della Dia definiscono la nuova “criminalità economica organizzata”, sempre più orientata allo sfruttamento delle possibilità offerte dal tessuto socio-economico e «capace non solo d’integrarsi con l’economia legale ma anche di anticiparne l’evoluzione e le opportunità», sfruttando un tessuto economico reso fragile dalla crisi e dal credit crunch con la creazione di «lobby d’affari con soggetti anche estranei alle organizzazioni criminali». In questo quadro si inserisce il racket dell’usura: fonte primaria di approvvigionamento dei capitali necessari da reinvestire nel tessuto socio-economico.

Per questo in alcune città si sono attivate misure per arginare il fenomeno dove è già radicato (come nel reggiano, nel modenese e nel mantovano) e per prevenirlo dove si manifesta ancora con timidi, seppure significativi, accenni (come nel cremonese o nel bresciano). A Mantova e Reggio Emilia si sono siglati protocolli d’intesa (“protocolli di legalità”) che uniscono le forze politiche, l’Amministrazione, la magistratura e le forze dell’ordine, coinvolgendo anche le Camere di Commercio (con l’obiettivo di rendere più trasparente l’accesso ai dati) e, cosa non da poco, le associazioni del mondo economico. Anche a Colorno, come segnalato dalla stampa locale, il sindaco Michela Canova (che ha ricevuto minacce ed una busta con proiettili) intenderebbe seguire la stessa strada. E a Brescia, in seguito al caso di usura registrato lo scorso 12 giugno, è comparso un progetto “in sinergia”, assai efficace per avere il polso della situazione: ovvero, un sondaggio anonimo che coinvolga le associazioni di categoria.

A Cremona sulla necessità di un osservatorio di questo tipo si è espresso favorevolmente il gup di Cremona Guido Salvini (consulente nel 2007 della Commissione parlamentare Antimafia e che si è occupato nel passato anche di inchieste sulla 'ndrangheta a Milano) in un intervista rilasciata nel marzo 2012 alla redazione di Stampoantimafioso.it. E il consigliere comunale e segretario cittadino dell’Idv Giancarlo Schifano, anche a seguito del blitz condotto dai finanzieri cremonesi lo scorso mercoledì, depositerà in questi giorni una mozione in cui «impegna il sindaco e la Giunta mettere in atto un protocollo d’intesa tra l’amministrazione Comunale, la Magistratura e le forze dell’ordine per arginare ed evitare che questi fenomeni di criminalità organizzata si propagano in modo deleterio e pericoloso», assieme a «verifiche accurate dei collegamenti diretti e indiretti tra aziende partecipanti alle gare di appalto e controlli sulle aziende subappaltatrici per garantire un’adeguata trasparenza».

A dire il vero, la stessa mozione era già stata depositata dal consigliere lo scorso luglio e lo spunto proveniva proprio dagli «sconcertanti casi di usura verificati nella nostra città» (con riferimento all’episodio di maggio del barista strozzinato in centro città e degli incontri, avvenuti alla periferia di Cremona, tra tre usurai e la loro vittima, un artigiano bresciano). I casi registrati a Cremona sono ancora pochi, ma non va dimenticato che l’usura è un fiume carsico, di cui spesso si conosce solamente la punta dell'iceberg. Pochi casi potrebbero sottenderne molti di più. Per ora si parla di “reati spia”, timidi accenni che però non andrebbero sottovalutati, perché collegati ad un altro sistema di ‘ndrine che  non discende dal milanese ma risale dall’Emilia.Purtroppo, da luglio ad oggi, la discussione della mozione in Consiglio non è mai avvenuta. In questi giorni Schifano sta ridepositando la proposta, che verrà iscritta al prossimo Consiglio comunale. Riuscirà stavolta ad essere discussa?


LA NUOVA ‘NDRANGHETA ARRIVA DALL’EMILIA

Le ‘ndrine allungano gli occhi anche sul cremonese. E’ il sostituto procuratore Roberto Pennisi a segnalarlo (come già riportato su queste pagine nelle edizioni del 4 luglio 2012  e dello scorso sabato 16 febbraio, leggi l'articolo). Ma è un’altra ‘ndrangheta reggina, non è quella descritta da Enzo Ciconte in “Ndrangheta Padana”, quella delle maxi inchieste che hanno inferto un duro colpo alle grandi consorterie calabresi del milanese qualche anno fa. Di questa 'ndrangheta, che è quella lametina e crotonese, e delle sue mire anche su Cremona ne hanno parlato, oltre a Pennisi, anche i giornalisti Roberto Galullo e Giovanni Tizian (quest'ultimo è ora sotto scorta). Non scende dal milanese ma risale dall’alta Emilia. E lo fa con un altro metodo: non procede colonizzando (non ripeterà mai l’errore commesso anni fa dalla “collega" milanese”) ma delocalizzando continuamente lungo determinate direttive territoriali, infiltrandosi e mimetizzandosi nell’ambiente socio economico della zona di insediamento attraverso investimenti apparentemente leciti ma i cui capitali provengono dall'usura e dall'estorsione, praticate spesso non con con il solo scopo di produrre denaro ma con quello di arrivare a controllare le aziende e le imprese. Da Reggio a Cremona la strada non è così lunga ed è piena di situazioni oscure e poco conosciute: storie di usura, di subappalti privati a imprese colluse con organizzazioni mafiose, società con azionisti invisibili che hanno sede nelle città. Ma anche persone senza referenze e senza passato (o con un passato ben dissimulato) che acquistano o affittano aziende in perdita conducendole poi in modo fortemente sospetto. Il caso di usura scoperto a maggio a Cremona, tramite la figura di Giuliano F.V., è collegato al clan di “manu ‘e gomma”, al secolo Nicolino Grande Aracri (capobastone dell’omonima ‘ndrina, con un “pedigree” di 37 ordinanze di custodia cautelare in carcere, condannato a 17 anni per associazione mafiosa e tentato omicidio, scarcerato ad aprile 2010 e poi di nuovo nella primavera del 2011): secondo numerose fonti, inclusi i rapporti della Dia, sarebbe quest’ultimo a controllare da Cutro, attraverso il fratello referente territoriale a Brescello, anche la zona di Cremona. Siamo davanti a nuovi metodi d’infiltrazione e nuovi percorsi geografici. Saranno questi gli assi (Modena-Cremona e Modena-Venezia) e le strategie a cui bisognerà stare estremamente attenti in futuro, con nuovi mezzi investigativi, giuridici e preventivi, tra cui anche i protocolli sinergici tra le istituzioni cittadine.

di Michele Scolari
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