Alloni, ciclone sulle elezioni

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E' il campione di preferenze del Cremasco. Agostino Alloni ha stracciato tutti. Soprattutto in città. I candidati del Pdl a Crema città, si sono fermati a poco più di 400 voti in due. Lui, da solo, ne ha portati a casa oltre 2000. «Sono soddisfatto del mio risultato» commenta «e del fatto che il Pd si sia confermato il primo partito in città. Però…il risultato finale…». Già. Il risultato finale. Al Pirellone è stato eletto Roberto Maroni, leader della Lega Nord. Una sonora sconfitta per il centrosinistra di Umberto Ambrosoli. Ma per Alloni è il momento di guardare avanti. Quali saranno le sue priorità adesso? «Due in particolare. Portare a termine la legge, di cui sono il primo firmatario, contro il consumo del suolo. Ci tengo in modo particolare. E’ una priorità per favorire l’agricoltura sul nostro territorio. Poi continuare a lavorare sulle battaglie di sempre. Ormai sono l’uomo che sussurrava ai treni… » ci scherza su Alloni. Ma la sua battaglia per garantire un treno diretto Crema-Milano non è ancora stata abbandonata. «Sarà uno dei miei impegni così come il dialogo tra gomma e ferro che ritengo basilare per il nostro territorio».

Progetti per la ripresa dell’economia?
«Non si può pensare, adesso, di fare progetti di sviluppo in una situazione difficile dal punto di vista economico. I patti territoriali sono la strada giusta e vanno favoriti dalla Regione. Si devono mettere attorno a un tavolo vari soggetti: enti e imprese in particolare, trovare un progetto comune e andare assieme in Europa e dal governo a chiedere fondi per la sviluppo. Un’altra priorità per me è la banda larga che avrebbe dovuto essere finanziata con il progetto Aster. Invece si è preferito il Polo tecnologico di Cremona». Torniamo alle 2.000 preferenze in città. Che in totale, su tutta la provincia, diventano 5mila e duecento. Come è stato possibile? In tutte le province della Lombardia si è assistito a un calo delle preferenze generale del 65%. «Beh, il calo c’è stato anche per me. Diciamo che ho limitato il danno al di sotto del 20%. Credo che il calo, che è un dato di fatto, sia una questione psicologica. Sulle schede di Camera e Senato non c’era da mettere la preferenza. Forse la gente si è concentrata di più sul voto politico».

Come è riuscito a far scrivere il suo nome così tante volte?
«Io credo sia dovuto al mio radicamento sul territorio. E’ dovuto al fatto che sono anni che faccio politica e che mi rendo utile al territorio. Le faccio un esempio: passo le mie giornate a chiamare sindaci e amministratori e spiegare loro quali opportunità ci sono in Regione. Se qualcuno mi chiama, io rispondo. A volte sono costretto a dire di no, che certe cose non si possono fare. Ma io ho questa concezione della politica: portare sul territorio quante più opportunità direttamente da Milano. Non sono molto bravo a apparire sui giornali o a parlare in pubblico. Però sono uno che non molla la presa e che se viene incaricato di un problema lo porta fino in fondo. E poi, in questa campagna elettorale ho camminato tra la gente. Ho incontrato tanta gente nuova e già conosciuta». Vinse la sfida anche l’altra volta, battendo Gianni Rossoni, che entrò comunque in giunta. «L’altra volta sono rimasto stupito anch’io. Rossoni era il vice presidente uscente. E prese meno preferenze di me pur ricoprendo un ruolo di maggiore visibilità. Credo che il guadagnare preferenze sia riconducibile a due elementi: presenza e credibilità della persona». Tra poco si ricomincia… «Già. Un conto è fare opposizione, un conto è governare. Ho l’impressione che con questo governo lombardo sarà peggio di prima».

di Michela Bettinelli Rossi

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