‘Ndrangheta, tentata estorsione: arrestato a Cutro Nicolino Grande Aracri. A Cremona in manette Francesco Lamanna

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I carabinieri del Comando provinciale di Crotone hanno arrestato all'alba di stamattinaNicolino Grande Aracri, 54 enne presunto "boss" dell'omonima cosca di 'ndrangheta, radicata anche in Emilia e nel cremonese. Insieme ad Aracri, accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, sono finite in manette altre cinque persone. Una di queste è Francesco Lamanna, residente a Cremona e indicato in passato come luogotenente e braccio destro a Cremona di Nicolino (altri accoliti del "boss" si troverebbero a Brescello e Roccabianca). E' stato prelevato nella notte tra martedì e mercoledì mentre era a letto nella sua abitazione di via Sonsis al Boschetto, dai carabinieri del Nor di Fiorenzuola supportati dai colleghi di Cremona. Di lì è stato poi portato a Ca' del Ferro.

LAMANNA “BRACCIO DESTRO” DI GRANDE ARACRI NELLA RELAZIONE DELLA DNA DEL DICEMBRE 2012
Nella relazione del dicembre 2012 della Direzione Nazionale Antimafia si legge: «Si ricorda in proposito che il Tribunale di Piacenza con sentenza dell’anno 2008, confermata a fine 2011 dalla Corte d'Appello di Bologna, relativa a fatti dell'anno 2002, riconosce l'esistenza di un sodalizio di tipo mafioso facente capo a tale Lamanna Francesco, che viene appunto condannato insieme coi sodali per il delitto di cui all'art. 416 bis c.p., operante nei territori di cui dianzi si diceva quale "alter ego" di Grande Aracri Nicola, indiscusso capo del locale di 'ndrangheta di Cutro. Nel capo di imputazione si legge a chiare lettere come il Lamanna avesse il compito di sovrintendere a “tutta l'attività criminosa svolta dall'associazione e di acquisirne i proventi per rimetterli allo stesso Grande Aracri”».

L'ACCUSA
Secondo gli inquirenti il presunto “boss”, finito di nuovo agli arresti, avrebbe preteso - e con minacce - dai proprietari del villaggio turistico di Porto Kaleo a Cutro, un milione e mezzo di euro. L’estorsione è stata scoperta dai carabinieri e ammessa anche dai proprietari del villaggio. Ecco i nomi delle persone sottoposte a fermo: Alfonso Pietro Salerno, di 58 anni, Michele Diletto di 27 anni, Salvatore Diletto di 23 anni, Francesco Lamanna di 52 anni (la persona sottoposta a fermo a Cremona) e Salvatore Gerace di 44 anni.

LE INDAGINI
L'attività investigativa ha portato all’individuazione di una persona, per ora solo indagata, con l’accusa di riciclaggio dei soldi dell’estorsione. Si tratta di P. B. di Isola Capo Rizzuto, ex compagno dell’imprenditrice vittima di una tentata estorsione da parte del boss della ‘ndrangheta Nicolino Grande Aracri. Secondo gli inquirenti della Dda, l’uomo, che in passato aveva svolto l’attività di corridore automobilistico, avrebbe riciclato ingenti somme di denaro di Grande Aracri. I particolari sono emersi dalle indagini sulla tentata estorsione all’imprenditrice di Cutro e sono dettagliatamente esposti nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Catanzaro, Gabriella Reillo. La tentata estorsione risale allo scorso agosto, quando la donna ha ricevuto la visita del boss in persona (con tanto di scorta di cinque fedelissimi guardaspalle, dotati di apparecchiature anti intercettazione): questi pretendeva il pagamento di ben un milione e mezzo di euro, rivolgendo all'imprenditrice la minaccia di «gravissime conseguenze» sia per lei che per i figli, qualora si fosse rifiutata di pagare. La richiesta di denaro non era qualificata dal “boss” come estorsione bensì come restituzione di un credito (di 3 miliardi di vecchie lire) concesso nel 2000 a G.B., «abituale frequentatore dei Grande Aracri»: somma che poi l'uomo avrebbe investito nella società, la Divemar, che aveva gestito il villaggio prima che fallisse: società alla quale tuttavia la donna era estranea, e quindi esente dalla richiesta di saldare il debito. Proprio lo scorso agosto, si legge nell'ordinanza di custodia cautelare del gip di Catanzaro, Francesco Lamanna si trovava a Crotone in vacanza. Dalle immagini delle telecamere dell'ambientale piazzate sulla Wolkswagen di Diletto, risulterebbe che Lamanna facesse parte del servizio di scorta e sicurezza di Grande Aracri. All’epoca dei fatti, scrive il gip Gabriella Reillo, Francesco Lamanna si trovava a Crotone (in vacanza). E dalle immagini delle telecamere dell’ambientale piazzate dall’Arma sulla Wolkswagen di Michele Diletto, risulterebbe che Lamanna facesse parte del servizio di scorta e sicurezza al seguito di Grande Aracri durante la “spedizione” al villaggio (che si tratti di Lamanna, annota il gip, «si evince anche da due conversazioni ambientali»)

IL PROCURATORE LOMBARDO: «OPERAZIONE IMPORTANTISSIMA»
Un’operazione «molto importante», l’ha definita il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo nel corso della conferenza stampa organizzata questa mattina al comando dei carabinieri nel capoluogo calabrese. Difatti, «Grande Aracri ha una caratura criminale di alto livello che va oltre Cutro e la Calabria e che lambisce l’Emilia Romagna tramite alcuni suoi accoliti che sono stati fatti oggetto di questa misura perché il tentativo di estorsione è stato “di gruppo”, iniziato ad agosto, proseguito per alcuni mesi e ancora in atto quando abbiamo chiesto ed ottenuto la misura dal gip di Catanzaro. Misura ottenuta con tempestività, che ci ha consentito di assicurare di nuovo alla giustizia un soggetto molto temuto nel territorio di Crotone e non solo. Ci sono attività investigative ancora in corso che proiettano il personaggio ben al di fuori della Calabria».

OLTRE LA CALABRIA: I GRANDE ARACRI TRA L'EMILIA E CREMONA
Le dichiarazioni del procuratore Lombardo si aggiungono a quelle del sostituto procuratore Dna Roberto Pennisi sulle mire nel cremonese delle 'ndrine radicate in Emilia. "Nik manu ‘e gomma”, al secolo Nicolino Grande Aracri, è il presunto boss dell’omonima ‘ndrina, con un “pedigree” di svariate ordinanze di custodia cautelare in carcere, condannato a 17 anni per associazione mafiosa e tentato omicidio (poi definitivamente assolto), scarcerato ad aprile 2010 e poi di nuovo nella primavera del 2011. Soggetto di elevato spessore criminale, come lo definiscono i rapporti della Dia, è accusato da numerosi pentiti (tra cui Angelo Cortese) di aver scalato i vertici della 'ndrangheta sino alla posizione di "crimine internazionale". Sarebbe lui, secondo numerose fonti inclusi alcune relazioni della Dda, a controllare anche Cremona ed il territorio cremonese, attraverso referenti territoriali piazzati stabilmente a Brescello, in provincia di Parma (articolo del 3 luglio2012, articolo del 14 febbraio 2013, articolo del 20 febbraio 2013). A Cremona e dintorni il suo nome, e quello di Lamanna, non sono certo nuovi. Nel 2000 Lamanna è finito in arresto perché coinvolto in concorso nell'omicidio di un noto pregiudicato, Giuseppe Carceo (è stato poi assolto due anni dopo «per non aver commesso il fatto»). E il nome di Lamanna spunta di nuovo assieme a quello di "Nik manu 'e gomma" nel duplice omicidio avvenuto nel 2002 al Circolo Barcaioli vicino alle ex Colonie Padane di Cremona, quando fu assassinato il 29enne Dramore Ruggiero; in quello stesso agguato di mafia restarono feriti i fratelli Rosario e Michele Diletto. Tutti di Cutro. Grande Aracri, ritenuto allora dalla polizia il mandante dell'agguato, e Lamanna, ritenuto il basista e luogotenente del "boss" a Cremona, vennero condannati all’ergastolo in corte d'Assise nel 2004 ed entrambi assolti poi dalla Corte d'Appello di Brescia nel 2005 e dalla Cassazione nel 2006 per mancanza di prove. Sempre alla 'ndrina di "manu 'e gomma", tramite la figura d Giuliano F.V. (pregiudicato, prima contiguo al clan Dragone e poi affiliato ai Grande Aracri), sarebbe collegabile il caso di usura scoperto a Cremona dalla Guardia di Finanza nel maggio del 2012 (leggi l'articolo). Grande Aracri era tornato a Cutro (dopo essere stato scarcerato una prima volta il 6 aprile 2011 e poi di nuovo a giugno 2011) dove, si legge nell'ordinanza del gip, si muoveva disinvoltamente all'interno del territorio nonostante fosse sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza.

di Michele Scolari
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