Sanità, sette arresti in Lombardia: a Cremona indagata la direttrice dell'Azienda Ospedaliera

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Terremoto nella sanità lombarda: 50 perquisizioni, sette arresti e una ventina di indagati. E' una vera e propria «rete di complicità nel mondo delle istituzioni» quella scoperta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Milano, nell’ambito di un'indagine su episodi di corruzione connessi ad appalti e forniture di aziende ospedaliere della Lombardia (sviluppatasi da quelle inerenti le infiltrazioni della 'ndrangheta nel mondo della sanità). Dall'alba di oggi sono state eseguite numerose perquisizioni, anche all’estero, e arresti presso abitazioni, imprese e strutture sanitarie lombarde in altre regioni. Si parla di tangenti in cambio di forniture per gli ospedali.

INDAGATO IL DG DELL'AZIENDA OSPEDALIERA DI CREMONA
Indagato il direttore generale della Sanità Carlo Lucchina. Assieme a lui, sarebbero indagati numerosi altri manager pubblici negli ospedali di Chiari, Valtellina e Valchiavenna e Cremona, dove le perquisizioni ed acquisizioni documentali degli uomini della Dia, unitamente agli uomini della Guardia di Finanza di via Zara, hanno riguardato la direzione dell'Azienda Ospedaliera di Viale Concordia. E tra i nomi dei vari indagati, comparirebbe anche quello di Simona Mariani, direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Locale di Cremona, già al centro, ad ottobre, di un'indagine della Guardia di Finanza inerente l'utilizzo dell'auto blu (le perquisizioni di stamane avrebbero riguardato anche l'abitazione della direttrice). Relativamente a Cremona, l'indagine sarebbe relativa all'appalto per l'installazione di "Vero", un apparecchio per la diagnostica tumorale da 9 milioni di euro. Interpellato dalla redazione de Il Piccolo, l'Ufficio Stampa dell'Ospedale ha fatto sapere che, per il momento, la direttrice non intende rilasciare dichiarazioni in merito all'argomento.

GLI ARRESTI
Gli appalti "pilotati" riguardavano la manutenzione di apparecchiature elettromedicali e di diagnostica tumorale in vari ospedali lombardi, commercializzate dalla ditta Hermex Italia, di Cinisello Balsamo (specializzata in fornitura di macchinari ospedalieri) il cui titolare, il 65enne Giuseppe Lopresti, è stato arrestato per corruzione assieme ai figli Massimiliano e Salvo Lopresti. Oltre ai tre imprenditori, in manette per presunte tangenti nella sanità sono Leonardo Boriani, giornalista, ex direttore della Padania (che avrebbe svolto un ruolo di "facilitatore" nei rapporti tra imprenditori e dirigenti); Luigi Gianola, 65, direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Sondrio; Pierluigi Sbardolini, 61, direttore amministrativo dell'ospedale Mellino Mellini di Chiari nonché ex direttore del San Paolo di Milano; l’ex consigliere regionale lombardo di Forza Italia Massimo Guarischi, già condannato nel 2009 in via definitiva per corruzione nell'ambito degli appalti del post alluvione. Proprio Guarischi avrebbe agito come mediatore nella fornitura del macchinario a diversi istituti ospedalieri (compreso quello cremonese); "condannato e interdetto dai pubblici uffici sino al 2014", il gip Fabio Antezza scrive nell'ordinanza che "è comunque partecipe delle decisioni verticistiche della Regione Lombardia" ed "esercita influenza sui dirigenti e direttori generali di diverse aziende ospedaliere". Gli arresti sono stati eseguiti su richiesta dei pm della Dda di Milano Claudio Gittardi Antonio D'Alessio, titolari delle indagini, coordinate dal colonnelloAlfonso Di Vito (Dia). Come delineato nella conferenza stampa organizzata alle 11.30 di stamattina presso la Direzione Investigativa Antimafia milanese, «l'indagine ha fatto luce su gravi e diffusi episodi di corruzione nel mondo della sanità lombarda e vede coinvolte una ventina di persone tra imprenditori e pubblici funzionari. Sono più di 50 le perquisizioni dirette ad acquisire riscontri documentali ai fatti accertati».

APPALTI "PILOTATI" E «FORNITURE PROGRAMMATE»
Dalle indagini è emersa «una ramificata rete di complicità nel mondo sanitario e istituzionale, con gravi e diffusi episodi di corruzione nell’ambito di vari appalti, tra cui: quello per la manutenzione delle apparecchiature elettromedicali dell’ospedale San Paolo di Milano; per i servizi di radiologia presso l’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Val Chiavenna di Sondrio; per l’installazione di sofisticati macchinari per la diagnostica tumorale presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano e presso l’Azienda Ospedaliera di Cremona». Il titolare della ditta Hermax (Lo Presti) e i suoi figli sarebbero accusati di aver versato tangenti per ottenere l'appalto presso alcuni ospedali. Nell'inchiesta è stato infatti riscontrato un passaggio documentato della somma di 85mila euro (versati in più soluzioni) da Lopresti senior a Guarischi. Proprio questa somma sarebbe legata all'acquisto di "Vero" da parte dell'Azienda Ospedaliera cremonese. La creazione delle provviste di denaro utilizzato per le tangenti sarebbe avvenuta con la complicità del titolare di una finanziaria di Lugano, Giovanni L., cittadino elvetico, i cui uffici sono stati perquisiti, a seguito di rogatoria, dalle autorità locali. Scrive ancora il gip  che l'imprenditore della Hermex «collega la formazione e movimentazione della provvista» per il pagamento di una mazzetta «ad un già consolidato sistema di versamento di denaro a pubblici ufficiali». Questo riferito al «meccanismo complessivo di erogazione dei finanziamenti regionali ed alla conseguente esecuzione del contratto di fornitura dell’apparecchiatura diagnostica all’Azienda Ospedaliera di Cremona e per la programmata fornitura del macchinario ‘Vero’ all’Istituto Tumori di Milano». Quest'ultimo, in una nota diffusa in mattinata, si è dichiarato «del tutto estraneo ai fatti per i quali sta procedendo la procura di Milano».

INFORMAZIONI DI GARANZIA A NUMEROSI MANAGER OSPEDALIERI
Da quanto si è appreso, informazioni di garanzia sarebbero state emesse a carico di soggetti diversamente coinvolti negli episodi contestati: Danilo Gariboldi, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera “Mellino Mellini” di Chiari; Gerolamo Corno, Direttore Generale dell’Istituto Tumori di Milano; Pierguido Conti e Vincenzo Girgenti della “General Elettric Medical Systems Italia” di Milano; Alessandro Pedrini, già dipendente della Regione Lombardia; Massimo Streva della “Fratelli Scotti” impresa edile di Cinisello Balsamo;Battista Scalmani della “BS Biotecnologie” di Bergamo; Carlo Barbieri della “Brainlab Tecnologie” di Milano; Giuseppe Barteselli, dirigente presso l’Azienda Ospedaliera San Gerardo di Monza; Bruno Mancini della “Biemme Rappresentanze” di Roma.

OLTRE LE COSCHE, COINVOLTI I "COLLETTI BIANCHI"
L'attività investigativa rappresenta lo sviluppo dell'indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nella sanità e nei confronti, tra gli altri, di Carlo Antonio Chiriaco, a suo tempo direttore dell'Asl di Pavia, e Giuseppe Neri, presunto capo della "locale" di drangheta pavese. L'operazione sarebbe partita dalle indagini per la morte sospetta di Pasquale Libri (genero del boss 'ndranghetista Rocco Musolino): funzionario del settore appalti, era stato intercettato al telefono con Chiriaco, e, successivamente, era precipitato dall'ottavo piano del nosocomio San Paolo di Milano per un presunto suicidio dai contorni mai del tutto chiariti. La prosecuzione delle indagini ha fatto emergere un articolato sistema di corruzione che si è spinto ben oltre gli uomini delle cosche, coinvolgendo appunto anche, e soprattutto, esponenti della sanità e della politica lombarda.

di Michele Scolari

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