Laboratorio Polide, la storia del Pci raccontata da Evelino Abeni

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Una ventina di persone, lunedì sera nella saletta conferenze del Filo, ha assistito all'intervento di Evelino Abeni nell’ambito della rassegna “Scomporre la storia per ricomporre la politica”, organizzata dal laboratorio politico-cuturale Polide. Introdotto da Agostino Melega, Abeni ha iniziato a raccontare la storia del partito comunista dalla sua nascita, 92 anni fa (1921) sottolineando, in un breve excursus che ci ha portato alla fine degli anni 80, l'importanza «dell'attività del partito rispetto alle lotte di emancipazione, per la pace e la difesa della democrazia, soprattutto in chiave antifascista».

L'ex segretario cittadino di Rifondazione comunista passa poi al tema centrale della serata: la svolta della Bolognina (1989) di Achille Occhetto con il suo celebre discorso in una sezione bolognese del Pci (appunto la Bolognia) e la nascita, alla fine degli anni 90, dei Comunisti Italiani. «Il dissenso nel Pci – ricorda Abeni - si poteva rappresentare con la presenza di tre correnti: i seguaci di Ingrao (che fecero le battaglie più dure verso le posizioni filosovietiche), quelli di Cossutta e i centristi berlingueriani». Il segretario del Pci Occhetto pensava di risolvere in breve tempo la questione del cambio del nome, della svolta. Stava invece iniziando «la fine - dice Abeni - della più grande formazione comunista dell'Occidente». L’ex dirigente del Pci spiega quanto tesa e intensa fu la campagna congressuale (marzo 1990): vinse la mozione di Occhetto. Poi la fase costituente e un altro congresso che doveva decidere se la svolta del partito andava o meno fatta. Al congresso di Rimini del 1991 si compì allora «l’ultimo atto dello psicodramma che ha coinvolto i comunisti d’Italia». Il Pci si sciolse e nacque contestualmente il Pds (Partito Democratico della Sinistra). Alcuni delegati diedero però vita a Rifondazione comunista. Ma il momento più drammatico – secondo Abeni – non solo per il partito ma per tutta la sinistra fu la scissione di Rifondazione e la nascita del Partito dei Comunisti Italiani (1998). Occasione nella quale «riemersero le due anime: una di ispirazione togliattiana (commisurare obiettivi alle forze in campo) e una movimentista». Un momento di svolta – conclude Abeni – che lascia solo il PdCI «a raccogliere l'eredità del vecchio Partito Comunista».

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