Recuperate alcune delle reliquie rubate nel cremasco

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Rubava reliquie dalle chiese e le rivendeva con l’aiuto di un antiquario toscano: innumerevoli ostensori, reliquie di santi lombardi (tra cui S. Agostino e S. Ambrogio) e persino un frammento del cilicio di San Carlo Borromeo. E tra i luoghi finiti nel mirino del ladro tra luglio 2012 e gennaio 2013 ne sono già stati individuati alcuni in provincia di Cremona.

A smascherare il trafugatore (ed il suo complice) è stata la brillante operazione “Reliquia”, condotta dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Monza, guidato dal capitano Andrea Ilari, nelle province di Lecco, Monza e Brianza, Lodi, Cremona, Milano e Bergamo. Indagati per furto aggravato e ricettazione sono M.P., l’autore dei furti, trentenne brianzolo risultato nullafacente, e un antiquario 60enne residente a Pescia, in Toscana. Il primo era stato bloccato negli ultimi giorni di gennaio in stazione centrale a Milano con una borsa stipata di oggetti sacri che.

Ammontano ad oltre 50 i beni ecclesiastici recuperati dall’Arma, per un valore complessivo di 30mila euro circa. Tra questi ve ne sono alcuni trafugati nel cremonese: l’ostensorio della chiesa di Cascine Gandini a Palazzo Pignano (contenente trenta reliquie) e una mensola del santuario della Madonna delle Assi. Al momento sono 13 i pezzi dei quali si conosce il luogo di provenienza (su un totale di 57), perciò, fanno sapere dal comando, non è che nei prossimi giorni vi siano altre “sorprese”.

Come delineato stamattina in sala stampa dal capitano, le indagini si sono protratte per circa due mesi. A partire da un forte aumento del numero di furti di reliquie in numerose chiese lombarde (alcune di queste situate anche in provincia di Cremona), i militari hanno avviato una capillare analisi delle aste telematiche. Proprio su sito di e-commerce “e-bay”, gli uomini di Ilari si sono imbattuti nel ladro, al quale sono riusciti a risalire dal nickname legato alla foto di una delle reliquie risultate rubate. Al giovane è stato sequestrato il taccuino dove aveva annotato tutti i sopralluoghi e i furti: una sorta di diario che ha svelato piantine delle chiese svaligiate e descrizione di eventuali sistemi di sicurezza, ma addirittura commenti (soddisfatti o meno) ai propri “colpi”. Una volta rubata la merce veniva acquistata online dall’antiquario che la rivendeva successivamente al triplo.

In realtà, ha sottolineato il capitano Ilari, si tratta di «un mercato amatoriale, da appassionati». Le reliquie infatti non avrebbero ingente valore dal punto di vista economico bensì da quello religioso: ognuna di esse era accompagnata da una pergamena vaticana che ne autenticava l’origine.

di Michele Scolari
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