San Daniele: una sottscrizione pubblica per reperire i soldi chiesti dal Pirellone

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Una sottoscrizione pubblica sembra essere per il Comune di San Daniele (in provincia di Cremona) l’unico modo per reperire i soldi richiesti dalla Regione per l’alluvione del 2000 senza metter mano nelle tasche dei cittadini.

Andando con ordine. Con la sentenza emessa a favore del Pirellone dalla quinta sezione del Consiglio di Stato negli ultimi giorni di gennaio (che ribaltò quella emessa dal Tar nel 2007, a favore del municipio rivierasco), il Comune si era trovato con l’obbligo di restituire quasi 400mila euro (leggi l'articolo). Ovvero, i fondi che, all’indomani della disastrosa piena del 2000, con un decreto legge promosso dall’allora sottosegretario Enrico Letta, erano giunti agli alluvionati del Po, inclusi i cittadini della piccola frazione di Sommo con Porto.

La motivazione fornita dalla Regione consisteva sostanzialmente in un «insufficiente rendicontazione delle operazioni» da parte del Comune. Ma il sindaco Davide Persico aveva da subito chiarito che Amministrazione e cittadini avevano da sempre «agito con trasparenza, prova ne sia la restituzione alla Regione di 94mila euro risultati in eccedenza». Senza bisogno di aggiungere che la restituzione di un simile importo risulterebbe difficilmente attuabile da un municipio per il quale la cifra richiesta rappresenta un terzo del bilancio.

Ciò nonostante, l’incontro tra l’Amministrazione e i burocrati della Regione non ha risolto granché. Il Pirellone non ha arretrato di un passo, e il diktat imposto dal politburo lombardo è rimasto invariato: in un modo o nell’altro i soldi vanno restituiti (seppur con la magra consolazione di poter spalmare la cifra su un periodo di tre anni a partire dalla data della vertenza).

Il primo cittadino, dal canto suo, è stato altrettanto chiaro e irremovibile. «Mi rifiuto di inasprire le tasse vessando ulteriormente i cittadini né ho intenzione di improvvisare una raccolta porta a porta». Non solo. «Se fossimo costretti a restituire la somma in un unica rata posso dire che l’unico scenario che si aprirebbe sarebbe la consegna delle chiavi, la chiusura del Comune». Insomma, a parte un’azione legale di ricorso alla Cassazione (che San Daniele sta portando avanti con Torricella e Martignana Po - leggi l'articolo) il Comune sembrava ormai in un vicolo cieco.

Ma nella riunione straordinaria di ieri sera è emersa una terza via per uscire da quella che sembrava sempre più un’impasse. Ossia, una sottoscrizione pubblica per una raccolta di fondi rivolta all’intera nazione. «Dopo il parere unanime di ieri sera, la prossima settimana verrà aperto un conto corrente per la raccolta dei fondi necessari tramite bonifico o sms». La donazione potrà essere effettuata dai cittadini di ogni regione, a partire da 2 euro e con un  tetto massimo di 5. «Sul conto - precisa il primo cittadino - verrà garantita la massima trasparenza tramite l’apertura di un blog e di una pagina sul social network facebook: due strumenti utili anche alla prima diffusione dell’iniziativa».

di Michele Scolari
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