Cremona - Montagne di rifiuti pericolosi e amianto: sequestrati 40mila mq di terreno a Cignone

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Vere e proprie collinette di rifiuti pericolosi ammonticchiati su una ex area industriale (in parte sul ciglio di una roggia), con conseguenze ambientali che potrebbero profilarsi devastanti.

E’ quanto scoperto in provincia di Cremona dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Brescia, guidati dal nuovo capitano Alessandro Placidi, con un’indagine che ha portato, nel mese di febbraio, al sequestro penale di ben 40mila metri quadrati di una ex area produttiva nel Comune di Corte de’ Cortesi con Cignone. L’area si affaccia su via Moro a Cignone, lungo strada provinciale 6 per Casalbuttano ed è stata sede sino ad un paio di anni fa dell’impianto di betonaggio di una nota ditta produttrice di calcestruzzo preconfezionato (leggi l'articolo). Sul posto sono intervenuti anche il sindaco di Corte de' Cortesi e il personale dell'Amministrazione provinciale.

Come delineato stamattina nella sala stampa del comando cremonese, tre sono le società utilizzatrici dell’area sulle quali indagano i carabinieri: una bresciana e due cremonesi. La prima specializzata nella riparazione delle macchine per il movimento terra, le altre due nell’edilizia. Per ora sono state elevate denunce a carico di tre soggetti: si tratta di due uomini cremonesi, O.C. 67 anni, e C.B., 68 anni, assieme ad una donna bresciana, C.C. 69 anni. L’area infatti, del valore di circa 10milioni di euro, era già stata oggetto di sequestro penale nel 2010, in seguito ad un primo ritrovamento di 20mila metri quadrati di rifiuti pericolosi . Proprio nell'ambito della vicenda legale relativa al primo sequestro si è originata la segnalazione al Noe di Brescia. In quel frangente, due dei tre soggetti deferiti a febbraio erano già stati denunciati per gestione illecita di rifiuti, discarica abusiva di rifiuti, gestione di attività in assenza di autorizzazione alle emissioni in atmosfera. «Purtroppo a distanza di tre anni - ha spiegato Placidi - nonostante fossero stati apposti sigilli e nominato un custode giudiziario - ora denunciato per omesso controllo - abbiamo constatato che i sigilli erano stati violati per una seconda accumulazione di rifiuti speciali pericolosi, che ha raggiunto un quantitativo triplo di quello accumulato nel 2010». Il quantitativo trovato dai carabinieri è infatti di 60mila metri cubi (che in parte risultano accumulati in trent'anni di lavorazioni), contro i 20mila riscontrati nel 2010.

MONTAGNE DI RIFIUTI VICINO AD UNA ROGGIA, SUBITO IN AZIONE ARPA E ASL

Amianto sfaldato, scarti di materiale edile, batterie esauste, bidoni contenenti acidi non classificati, plastica, e quant’altro: è impressionante la quantità di rifiuti speciali accatastati in montagne che raggiungono i 4 metri d’altezza, su un’area di ben 40mila metri quadrati. Su uno dei lati l’immondizia arriva addirittura a riversarsi su un canale utilizzato per l’irrigazione dei campi. L'amianto era in parte interrato ma in parte “sfibrato” ed esposto all’aria: superfluo ricordare che le fibre di questo materiale sono estremamente sottili (basti pensare che in un centimetro lineare si possono affiancare 250 capelli umani, 1300 fibre di nylon o 335000 fibre di amianto), e, esposte all’aria, sono in grado di creare «un mix di polveri micidiale e foriero di di carcinomi polmonari e tumori alla pleura». Il rischio di contaminazione riguarda, oltre ai terreni agricoli vicini, soprattutto gli stessi operai che lavoravano nel terreno sequestrato sprovvisti di adeguate protezioni. «Oltre all’amianto - ha proseguito il capitano - a destare notevole preoccupazione è soprattutto il generale livello di contaminazione del terreno, dovuto ad un elevato grado di percolazione delle sostanze tossiche causato dalla lunga permanenza dei rifiuti». Per quantificare l’esatta natura del danno ambientale e per la bonifica, nei prossimi giorni è previsto l’intervento gli specialisti di Arpa e Asl, che agiranno in coordinazione con i militari del Noe di Brescia.

ESCLUSA PER ORA LA CONTIGUITA’ CON LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

Le indagini dei militari proseguono tutt’ora, affidate alla Procura di Cremona nella persona del pm Roberto di Martino, al fine di identificare la provenienza dei rifiuti e quantificare il business e gli utili legati allo smaltimento abusivo (occorre infatti considerare che i costi di smaltimento dei rifiuti speciali - amianto in primis - sono assai alti, e se aggirati permettono di lucrare cifre non da poco). Senza tralasciare ipotesi di contiguità con ambienti della criminalità organizzata di stampo mafioso (che sia i rapporti della Dia che l’Ecomafia 2012 indicano come ben infiltrata nello smaltimento dei rifiuti nell’edilizia e nel movimento della terra). Una contiguità che però «stando alle prime informazioni sembrerebbe da escludere», ha puntualizzato il capitano. Il quale ha rammentato, d’altro canto, il ben noto caso, esploso nel 2011, della società “Italia 90” (braccio imprenditoriale di Cosa Nostra sull’immondizia lombarda impiantato nel lodigiano), ribadito anche nell’ultima relazione territoriale del dicembre 2012 in Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Attività che il rapporto Ecomafia 2012 delinea assai fiorenti tra le numerose ‘ndrine attive in Lombardia (leggi l'articolo di luglio 2012). Il documento riferisce infatti di «un settore con un alto tasso di illegalità, alle volte anche con il timbro della criminalità organizzata. La scalata della Lombardia alla classifica per numero di reati nel ciclo dei rifiuti continua, di anno in anno, inarrestabile. Con 340 infrazioni penali accertate, il 6,4% sul totale complessivo, la Lombardia raggiunge la quarta posizione, subito dopo Campania, Calabria e Puglia. Altissimo pure il numero delle persone denunciate, 387, più di una al giorno, tre gli arresti e 98 i sequestri».

di Michele Scolari
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