Cremona - Strani intrecci dietro i rifiuti di Cignone

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Emergono strani intrecci di nomi e fatti, tra società fallite e “amicizie pericolose”

Ai 40mila metri quadrati di terreno (area di un insediamento produttivo del valore di ben 10milioni di euro) nell’ex zona industriale di via Moro a Cignone (Comune di Corte de’ Cortesi con Cignone – lungo la strada provinciale 6 per Casalbuttano) è stato applicato il sequestro penale dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Brescia (leggi l'articolo). Tre ditte controllavano l’area, riferisce il capitano Alessandro Placidi: una bresciana (specializzata nella riparazione di macchine per il movimento terra) e due cremonesi (attive nell’edilizia). Questi i fatti relativi all’ultimo sequestro. Sì, perché i sigilli alla stessa area erano già stati apposti nel 2010 dal Noe bresciano, allora guidato dal capitano Roberto Migliori, in seguito al ritrovamento di un primo quantitativo di rifiuti speciali da 20mila metri cubi («costituiti da materiale inerte derivante da attività di demolizione», alcuni dei quali, sembra, provenienti dalla demolizione di una palazzina a Cremona). Ed in quell’occasione, dalla Procura di Cremona erano stati denunciati due soggetti (C.O. e B.C.) e due aziende, che sono poi stati di nuovo deferiti anche al termine dell’indagine di febbraio (stavolta assieme ad una terza azienda - di Chiari - e la sua titolare, la bresciana C.C.).

Al momento del sequestro del 2010 sul quel terreno di Cignone era attivo l’impianto di betonaggio di una nota società con sede in Borgo San Giacomo, produttrice di calcestruzzi preconfezionati e con beni immobili intestati anche a Pieve San Giacomo (all’angolo tra via Postumia e via Patrioti). L’impianto è stato attivo sino al giugno 2010: poi la società è fallita mentre, nello stesso periodo, al terreno veniva applicato il sequestro penale di cui sopra. Contemporanemente era in corso anche un contenzioso tra il Demanio e un privato, causa il mancato pagamento dell’affitto da parte di quest'ultimo, in possesso di un capannone sulla parte demaniale del terreno (proprio nell’ambito di queste complesse vicende giudiziarie sarebbe poi scaturita la segnalazione al Noe di Brescia per il secondo sequestro). Nella perizia giurata della Sezione Fallimentare del Tribunale di Brescia, emessa nell’estate 2010, si legge che quei terreni «sono in passato stati utilizzati illecitamente come discarica di materiali vari, in assenza di qualsivoglia autorizzazione; per tale ragione sono intervenuti i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Brescia; sia l’area che i rifiuti su di essa accumulati sono ora sottoposti a sequestro penale; in loco sono apposti i cartelli di sequestro, con la data del 08 giugno 2010». 

L’amministratore unico della suddetta società edile, uno dei due imprenditori edili denunciati nel 2010 in occasione del primo sequestro, colpito da un secondo deferimento in stato di libertà nel sequestro di febbraio 2013, sarebbe un pregiudicato, di origine calabrese (Crotone) ma residente a Cremona, che compare e scompare ad intermittenza nelle inchieste giudiziarie degli ultimi dieci anni, in un labirinto di nominativi e fatti talvolta contigui con la criminalità organizzata: contiguità per le quali nel caso di Cignone, beninteso, si attende siano le indagini ad avere l’ultima parola. 
Nel novembre del 2004 risulta finito agli arresti domiciliari a Cremona assieme agli imprenditori edili G.A., 40 anni, calabrese residente a Cremona; G. P., 24 anni, originario di Crotone, residente a Stagno Lombardo; D.B., 24 anni, residente a Cremona; e il napoletano G.A., residente ad Afragola: tutti accusati di essere complici di due indiani e due pakistani a capo di un’organizzazione (scoperta e smantellata al termine dell’operazione “Kebab”, delle Fiamme Gialle di via Zara) che gestiva un giro di falsi permessi di soggiorno ad extracomunitari clandestini con un business da 1.250mila euro. 
Nel frattempo, l'imprenditore è anche imputato in un troncone del procedimento scaturito dall’operazione ‘Grande Drago’, che nel novembre del 2002 aveva condotto all’arresto di 28 persone accusate di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di droga, alla detenzione illegale di armi comuni e da guerra, alle estorsioni, alla violazione della normativa in materia tributaria in relazione a fatturazioni inesistenti, al riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Vi era coinvolto assieme ad alcuni presunti affiliati a clan della ‘ndrangheta cutrese attivi tra Castelvetro, Monticelli e Cremona (alcuni dei quali indicati dai rapporti dell'Antimafia come accoliti della 'ndrina Grande Aracri): nel 2008 il Tribunale di Piacenza aveva confermato, quasi per tutti, gli anni di pena e le sanzioni pecuniarie chiesti dal pubblico ministero e il suddetto imprenditore (assolto invece dall’accusa di associazione mafiosa) aveva subito una condanna a 8 mesi per spaccio di droga, pena poi azzerata nel giugno del 2011.
Poi scompare per qualche tempo. Ma eccolo riapparire di nuovo nel 2010, denunciato in occasione del sequestro penale del terreno dove si trovava l’impianto di betonaggio della sua impresa edile, di cui aveva acquisito le quote nel dicembre 2009 dai due precedenti soci per oltre 70mila euro. 
Infine, ricompare in occasione del deferimento collegato al sequestro del terreno di via Moro a Cignone, nel febbraio del 2013. 

Dunque, quali altre novità eclatanti ci attendono? Cosa c’è dietro il terreno sequestrato a Cignone? Tre imprenditori che smaltiscono illecitamente in proprio? O piuttosto una struttura criminale ben più estesa? Risposte illuminanti potranno eventualmente essere fornite dagli sviluppi delle indagini, che proseguono a ritmo serrato senza scartare per ora nessuna pista, neppure quella della criminalità organizzata.

«Mi auguro che si faccia luce al più presto sulla vicenda - ha commentato Luigi Rottoli, sindaco di Corte de' Cortesi - anche perché nel Pgt del Comune c'è in progetto di lottizzare anche l'area attorno al terreno sequestrato. Il Piano verrà approvato tra qualche mese, per questo occorre capire esattamente la natura dei rifiuti e sapere quanto prima se questi si limitano a quelli per ora individuati o se ci potrebbe essere ancora qualcosa negli strati inferiori del terreno». A questo interrogativo potranno rispondere i carotaggi e i rilievi dell'Arpa, che però non sono ancora iniziati. «Dovevamo partire lunedì - ha fatto sapere Paolo Beati, direttore Arpa di Cremona - ma il maltempo ci ha costretto a rinviare. Ora siamo in attesa di un nuovo via libera da parte del Noe bresciano».

di Michele Scolari


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