Cremona - La proposta del M5S, da 115 a 27 Comuni

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Ridurre il numero dei Comuni, eliminando quelli sotto i 5mila abitanti, e facendo un lavoro di accorpamento che porti la nostra provincia a passare dagli attuali 115 a 27 comuni totali. Questa la proposta del Movimento 5 Stelle, che ha scritto una lettera a tutti i sindaci del territorio, esortandoli a fondere tra loro i comuni limitrofi. «Ultimamente sono stati fatti vari tentativi di accorpamento dei servizi fra Comuni come ad esempio la Polizia Locale, i servizi sociali, tecnico e di segreteria» spiegano i promotori dell'iniziativa. «Le Unioni sono però un dispendio di risorse perché creano un altro ente parallelo». Secondo il movimento si tratterebbe quindi di «agevolazioni fatte “dalla politica alla politica” per perpetuarsi nel tempo sperperando il pubblico denaro. I piccoli comuni, oltre che generatori di debito pubblico, sono stati finora mantenuti in vita per volontà dei partiti politici in modo da disporre di una miriade di microscopici parlamentini in cui far acquisire esperienze ai propri affiliati e quindi selezionare in seguito quegli elementi ritenuti validi da ribaltare sulla scena nazionale o in subordine regionale». A questo proposito il Movimento richiama l'attenzione dei sindaci su una normativa secondo cui lo Stato e la Regione garantiscono - in caso di fusioni di più comuni - fondi straordinari per almeno dieci anni, al fine garantire al cittadino un periodo di transizione ottimale e garantire la gestione decentrata delle risorse umane e patrimoniali, senza che i dipendenti vengano licenziati.

«Certo, alcuni dirigenti dovranno fare a meno dell’indennità, ma i cittadini saranno meno gravati dalle tasse e da tutti gli altri balzelli fiscali» sottolineano ancora i promotori, che nella loro lettera esorta i sindaci a «chiamare i propri datori di lavori, (i cittadini contribuenti), alle urne per far loro decidere la fusione con altri Comuni attraverso un referendum». Il Movimento avanza anche delle chiare proposte di fusione, che si basano sulle analogie e sulle vicinanze territoriali. Cremona (72.147 abitanti) potrebbe allora accorpare Bonemerse (1.484), Gerre de’ Caprioli (1.322), Persico Dosimo (3.370), Gadesco Pieve Delmona (2.028), Malagnino (1.457). Al Comune di Sesto ed Uniti (3.000) potrebbero essere annesse Acquanegra Cremonese (1.310), Crotta d’Adda (677), Spinadesco (1.581), Grumello Cremonese ed Uniti (1.908). O ancora si potrebbe accorpare a Pizzighettone (6.729) il comune di Formigara (1.146). Il Comune di Casalmaggiore (15.073) potrebbe annettere Rivarolo del Re ed Uniti (2.091), Spineda (641), Martignana di Po (1.851). Vescovato (4.039), a sua volta, potrebbe accorpare Pescarolo ed Uniti (1.608), Cicognolo (932), Cappella de’ Picenardi (438). «Speriamo che siano superati i tempi del “campanile”, anche perché stiamo attraversando un periodo di recessione economica conclamata, i denari sono di difficile reperimento salvo tassare i soliti a reddito fisso, pertanto mantenere in vita enti dalla inconsistente utilità che sperperano il denaro dei cittadini, risulta ingiusto e controproducente» concludono i promotori dell'iniziativa. «Siamo comunque a disposizione per un incontro personale speriamo costruttivo. In allegato, le normative e gli esempi di fusione fra Comuni avvenute anche nel recentissimo passato in Italia e in Lombardia». Questo è quanto… Immaginiamo, adesso, lo stato d’animo di coloro che lavorano negli uffici dei vari comuni.

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