Cremona - Rifiuti a Cignone: il mistero s’infittisce

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Il giallo dell’autorizzazzione scaduta: la ditta fallita non poteva più smaltire dal 2005. Il periodo più oscuro è quello tra il due sequestri del 2010 e del 2013, quando spuntano individui legati alla 'ndrangheta

La vicenda dei 40mila mq di terreno sequestrati a Cignone da parte dei carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Brescia si arricchisce di nuovi particolari e il contesto si fa sempre più inquietante (leggi l'articolo). In seguito alle rivelazioni contenute in due informative del Servizio Ambiente della Provincia, emergono nuovi punti interrogativi riguardanti l’impresa edile produttrice di calcestruzzi preconfezionati il cui impianto di betonaggio era attivo sul terreno sino all’estate del 2010 (epoca anche del primo sequestro dell’area da parte del Noe, allora guidato da Roberto Migliori). Dalla nota del servizio Gestione Rifiuti, infatti, si apprende che la suddetta ditta attiva sul terreno di via Moro 18 a Cignone, «aveva chiesto alla Provincia, nel luglio del 1998, di esercitare anche attività di recupero di rifiuti non pericolosi provenienti da interventi di demolizione, frantumazione e costruzione». Per tale attività, nel 1999 la ditta si era iscritta, presso la Provincia di Cremona, al “Registro imprese che esercitano attività di gestione rifiuti”. Ma nel settembre 2005, comunica l’informativa, la ditta è stata cancellata dal quel registro «per mancata regolarizzazione della procedura di rinnovo della comunicazione di recupero rifiuti». In sostanza, dal 2005 l’impresa edile attiva sul terreno non era più abilitata a smaltire rifiuti. Aveva proseguito comunque a farlo? Il terreno è servito ad abbandonare illegalmente materiali inerti, ma l’amianto sarebbe in quantità limitata: circostanza che allontanerebbe il caso da quello di Cappella Cantone. Sul posto sono stati ritrovati «cumuli di materiale inerte, frammisti a sospetti frammenti di cemento amianto, lastre di sospetto eternit in stato di abbandono e parzialmente interrate», ma anche «veicoli fuori uso, batterie, solventi, sospetti oli minerali, rottami». Chi li ha abbandonati, e quando? Nella perizia fallimentare dell’impresa edile (datata agosto 2010) si legge che «quei terreni sono in passato stati utilizzati illecitamente come discarica di materiali vari, in assenza di qualsivoglia autorizzazione». E indiscrezioni, da verificare, indicano che alcuni dei rifiuti risalirebbero addirittura a trent’anni di lavorazioni. I rifiuti avevano dunque iniziato ad accumularsi ben prima del 2010?

Emerge inoltre che uno dei soci che ha fatto parte sino al 2009 dell’impresa edile non più titolata a gestire rifiuti, era anche consigliere delegato, sino al 2011, di un’altra società (curiosamente con sede allo stesso indirizzo dell’impresa edile), nata nel 1988 e attiva, tra le altre cose, anche nel trasporto merci su strade. La titolazione a gestire rifiuti (cessata nel 2005) unitamente al trasporto su strade non ha suggerito a nessuno alcun controllo? Dagli uffici provinciali di via Dante fanno sapere che, nel caso in questione, «la normativa vigente nel 2005 non prevedeva l’esecuzione di sopralluoghi o ispezioni per la verifica dello stato dei luoghi in caso di cessazione dell’attività di gestione rifiuti». Un sopralluogo è stato tuttavia condotto il 6 aprile 2010 dalla polizia provinciale su richiesta del settore Agricoltura e Ambiente. Verbale alla mano, «non venne rilevata alcuna attività in corso» ma «durante l’ispezione venne riscontrata sull’area la presenza di materiale frantumato, per il quale venne acquisita documentazione analitica».

Il triennio 2010-2013, tra i due sequestri, rappresenta il momento più sospetto nella storia del terreno di via Moro. L’impresa edile era fallita a maggio 2010 e (come già segnalato su “Il Piccolo” del 23 marzo) dal novembre 2009 era subentrato come amministratore unico un soggetto di Crotone residente a Cremona, pluripregiudicato, arrestato nel 2004 per un traffico di permessi falsi e coinvolto nel processo scaturito dall’Operazione “Grande Drago” a Piacenza, che dal 2002 aveva coinvolto presunti affiliati alla ‘ndrina Grande Aracri, attivi tra Castelvetro, Monticelli e Cremona (il soggetto era stato condannato a 8 mesi per traffico di droga - pena azzerata nel 2011 - ma non per associazione mafiosa). Proprio durante la sua amministrazione, sul terreno della ditta venne rinvenuto materiale frantumato, proveniente, pare, dalla demolizione di una palazzina a Cremona: quegli scarti, trasportati sul terreno di via Moro da tre camion Millenium una sera della primavera del 2010, sarebbero stati macinati nell’arco della giornata successiva senza la previa differenziazione (pezzi di cemento assieme a tubature, armature metalliche, plastica, ecc.). Proprio dal ritrovamento di questi resti sarebbe scattato il primo sequestro. Dopo il quale, quando la ditta era già fallita, il pluripregiudicato avrebbe continuato a frequentare l’area, assieme ad altri soggetti calabresi, al momento ancora da identificare (descritti da alcune fonti come «un giovane ed un vecchio, che si presentavano spesso a bordo di un Bmw X5 nero»). E alcune indiscrezioni sempre da verificare, parlano di alcune ragazze (verosimilmente lap dancers) ospitate in quel periodo nei piani superiori dei capannoni posti sul terreno demaniale; ragazze in seguito sloggiate dagli appartamentini ricavati ai piani superiori dei capannoni.

Misteri e punti interrogativi sui quali si attendono i risultati delle indagini del Noe che a Brescia stanno proseguendo con l’analisi capillare di parecchi documenti, tra cui parecchi atti delle ditte operanti sul terreno sequestrato e l’analisi di numerosi tabulati telefonici.

di Michele Scolari


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