Casalmaggiore - L’effetto serra che porta lavoro

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Presentato un progetto per l’utilizzo dell’energia prodotta dalla centrale a biogas in serre: 50 nuovi posti?
Un’operazione su larga scala che coinvolga più soggetti e attesti, per ognuno di questi, un guadagno? Non facile da trovare, ma stavolta siamo nel campo dell’eccezione. E’ stato presentato ieri mattina nella sala giunta del comune di Casalmaggiore un progetto, ancora in fase embrionale, che potrebbe portare, in un sol colpo, nuova occupazione al territorio, riduzione di sprechi energetici, prodotti di qualità. Effetto serra, per così dire, non inteso come il maxi cambiamento climatico, ma come la volontà di creare nuove serre a coltura idroponica (ossia con le radici dei prodotti immerse in acqua) a pochi metri dall’ospedale Oglio Po. Lì, da anni, sorge una centrale a biomasse che, collegata a una rete di teleriscaldamento, fornisce calore allo stesso nosocomio. Se non che la produzione (4,2 MegaWatt termici per ogni MegaWatt energetico) viene assorbita solo in parte. Per questo solo qualche mese fa la struttura è stata raddoppiata, con biomasse fatte a cialde, ossia essicate, dove il calore, in parte, serve proprio a togliere umidità alle biomasse legnose.

Ma non basta ancora. Se n’è accorto il consigliere di maggioranza Franco Feroldi, dopo che qualche cittadino gli ha fatto notare quanto vapore acqueo uscisse da quella centrale: tutta energia sprecata. «Per questo» ha spiegato Feroldi, presente alla conferenza insieme al sindaco Claudio Silla e all’ingegner Fausto Bergonzi di Green Technology Network «abbiamo provato a impostare un nuovo progetto, con la collaborazione della Provincia di Cremona, Angelo Bacchi, che ha fatto rete, la Cooperativa Bellaguarda e due aziende, che per ora preferiscono rimanere anonime». Una, mantovana, è specializzata in coltura in serra idroponica; l’altra, olandese, produce invece tecnologia da serra all’avanguardia: per ovvi motivi, le due aziende già sono in collaborazione tra loro da tempo. L’idea è quella di convogliare l’energia termica prodotta verso queste serre, per fare così a meno di gas metano e combustibili fossili. «Così facendo» ha spiegato Bergonzi «un’azienda che oggi spende 1 milione e 800 mila euro in riscaldamento all’anno, creando un peso a bilancio del 35%, potrebbe ridurre della metà questi costi». E Casalmaggiore ne trarrebbe giovamento con nuovi posti di lavoro. «Parliamo di un’azienda» ha spiegato il sindaco «che con 11 ettari dà lavoro nel mantovano a 95 dipendenti, trattandosi di colture intensive. A Casalmaggiore vorrebbero partire con l’acquisizione di cinque ettari». Facendo due conti, sarebbero all’incirca 50 posti di lavoro in più. Non male, affatto. Certo, serve un investimento per l’acquisto di cinque ettari, quantificato sulla base di milioni di euro. Ma grazie agli incentivi statali, al contributo del Piano di Sviluppo Rurale di Regione Lombardia e a tanta buona volontà, si può fare. L’investimento sarebbe ripagato in risparmio nel corso degli anni. E unire il teleriscaldamento alla città, o per lo meno alla vicina frazione di Vicomoscano? «Da Dobbiaco a San Candido» ha svelato Bergonzi «esiste una rete di 8 chilometri che disperde un solo grado di calore nel tragitto. Qui, ci possiamo arrivare. Con calma però». Della serie, un passo alla volta…

di Giovanni Gardani

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