Cremona - Rifiuti a Cignone: una lunga storia di illeciti

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Nell'area sequestrata dal Noe una serie di episodi poco leciti, protrattisi a partire dagli anni '80. Auto rubate, pezzi di veicoli sotterrati e una perquisizione dell'Antimafia di Bologna nel '91. Chi c'è dietro la discarica abusiva?

Il terreno sequestrato dal Noe nel febbraio 2013 in via Moro a Cignone (Corte de’ Cortesi - già sequestrato una prima volta nel 2010) continua ad essere sorgente inesauribile di sorprese (di cui abbiamo già parlato - leggi l'articolo). Quell’area sembra avere una lunga storia di illeciti, alcuni dei quali risalenti addirittura agli anni ’80.
All’epoca sul terreno operava una ditta di calcestruzzi, che pareva intrattenesse rapporti con una società di Robecco, specializzata in demolizioni di automobili. Quest’ultima azienda era rimasta coinvolta tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90  in un grosso giro di auto rubate (che venivano demolite per venderne i pezzi ricavati). Proprio nell’ambito di quell’operazione, nell’89, sembra fossero state trovate nei capannoni del terreno di via Moro alcune auto di lusso risultate rubate. Da indiscrezioni raccolte (e da verificare), quando l’impresa edile fallì, i nuovi proprietari (subentrati nel ’91) pare abbiano rinvenuto una betoniera sotterrata nel lato meridionale del terreno. Nel 1991 una cinquantina di carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, perquisirono a fondo l’area. E ancora nel 2010, durante alcuni lavori di sterro, sul lato nord del terreno sembra siano venuti alla luce altri rottami di veicoli.
Ma altre indiscrezioni, sempre da verificare, lascerebbero intravvedere la possibilità che un ulteriore quantitativo di rifiuti, oltre ai 60mila metri cubi sin ora trovati dal Noe, possa giacere sepolto sotto la montagnola dove salivano i camion tramoggia adibiti a scaricare nell’impianto di betonaggio (forse fusti di prodotti non classificati). Indiscrezioni che solo i carotaggi dell’Arpa (attesi con ansia) potranno eventualmente confermare. La possibile presenza di questi possibili rifiuti potrebbe essere riconducibile all’impresa edile attiva negli anni ’80. 
Ma a Cignone le voci rimbalzano e si alimentano. Quattro anni fa sono ricominciate ad emergere altre situazioni poco chiare, possibili abboccamenti avvenuti con fiancheggiatori della ‘ndrangheta. Nel 2009 la Top Beton viene acquistata da un pregiudicato arrestato per complicità in un traffico di permessi di soggiorno falsi e condannato a 8 mesi per spaccio di droga (con pena però azzerata nel 2011). Tuttavia, fonti che hanno conosciuto il personaggio lo indicherebbero come «un mero esecutore. «Chi davvero tirava le fila della ditta era un’altra persona, che era sempre presente in ditta, anche se il suo nome non risultava alle dipendenze». Si tratterebbe di un altro soggetto crotonese, titolare di due imprese edili nel cremonese. E indiscrezioni su frequentazioni “sospette” riguarderebbero anche il proprietario della ditta di calcestruzzi attiva sul terreno negli anni ‘80 (ora ritornato sull’area e coinvolto penalmente nei due sequestri del terreno avvenuti nel 2010 e nel 2013). Una fonte, che le autorità stanno verificando, riferisce che costui abbia, in passato, incontrato più volte in Germania Nicolino Grande Aracri (presunto boss dell’omonima ‘ndrina, potente in Calabria e sul Po, in Italia e in Germania). Le indagini del Noe bresciano stanno proseguendo cercando di far luce su tutti i contorni di questa complessa e inquietante vicenda. Una cosa comunque è certa per ora: la discarica abusiva di Cignone ha alle spalle una lunghissima storia fatta di episodi poco leciti. La fine delle indagini potranno finalmente bonificare l’area?

Il dirigente, esperto nel tema della gestione dei rifiuti, è stato consigliere comunale a Cignone dal 1989 al 2009
SERGIO PADOVANI (ARPA): «MAI NOTATO NULLA DI SOSPETTO»

«Mai notato nulla di strano», commenta Sergio Padovani dell’Arpa di Cremona, già consigliere comunale per tre mandati (dal 1989 al 2009) al Comune di Corte de’ Cortesi con Cignone (dove ha ricoperto anche la carica di membro della Commissione edilizia). Esperto nel settore della gestione dei rifiuti (è stato anche estensore della legge regionale in materia). E tra i punti del programma elettorale della sua lista, quando era candidato sindaco nel 2004, c’era l’attenzione all’ambiente e l’opposizione a qualsiasi tipo di discarica («siamo contrari a qualsiasi tipo di discarica e l’abbiamo dimostrato anche in passato con richiami ed interpellanze» aveva dichiarato l’allora consigliere alla stampa locale). Nel 2012 la procura di Milano aveva manifestato la volontà di sentire il dirigente nell’ambito dell’inchiesta sulla discarica di Cappella Cantone (furono eseguiti da lui i rilievi piezometrici per stabilire il fondo della futura discarica e la falda freatica). «Non ho idea da quanto possano essere lì quei rifiuti - prosegue Padovani. - Personalmente, non mi risultano movimenti sospetti durante il mio periodo a Corte de’ Cortesi, quando ero consigliere comunale. Il terreno si trova all’interno di una strada secondaria ed è poco visibile dalla provinciale. Nel 2005 poi sono venuto ad abitare a Cremona e la mia presenza a Corte de’ Cortesi si è fatta ancora più sporadica. Ed inoltre, l’Agenzia ha un compito di supporto tecnico ma spetta alla Polizia Provinciale l’onere dei controlli». «Noi siamo stati contattati dal Noe - prosegue il direttore Paolo Beati - e, quando ci daranno il segnale, inizieremo le analisi e i carotaggi».

TRUFFE E MINACCE IN PAESE CONNESSE ALL’ULTIMO PROPRIETARIO DELLA DITTA?

Vi sono altre «storie che in paese sanno tutti». Storie connesse all'ultimo proprietario dell’impresa edile (attiva sul terreno complessivamente tra il 1991 e il 2010) prima del fallimento (due persone, le quali pare avessero acquistato o tentato anche l’acquisto di un night club nel paese di Pontevico e un esercizio tra Casalbuttano e Castelvisconti). Le storie, da verificare, riguarderebbero truffe perpetrate tra la fine del 2009 e il 2010 a danno di clienti dell’impresa edile. Si dice che a molti acquirenti che si recavano in via Moro per acquistare il cemento, dopo che avevano pagato il materiale, venisse rilasciato solamente un foglio scritto a mano. In seguito, proseguono le fonti, due soggetti si presentavano a casa dei compratori, chiedendo di nuovo i soldi (giocando sul fatto che le vittime non avevano in mano una documento che testimoniasse il pagamento). Pare che in molti casi, la richiesta fosse accompagnata da minacce, in taluni casi piuttosto pesanti (ed alcune fonti, sempre in attesa di verifica, riferiscono di una arma che veniva estratta da uno dei due soggetti se le vittime si rifiutavano di pagare minacciando di usarla in caso di mancato pagamento. E’ vero però che non ci sono denunce in merito, forse per paura di ritorsioni.

di Michele Scolari

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