La discarica abusiva di Cignone in onda sulla Rai

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Domenica scorsa le riprese e l’intervista sul luogo del sequestro condotto dal Noe a febbraio. Intervista del Tg Regione al consigliere Giuseppe Torchio, al consigliere comunale vescovatino Maria Grazia Bonfante (membro del Comitato Salviamo il Paesaggio) e a Michele Scolari, giornalista de “il Piccolo”, che ha approfondito numerosi retroscena inediti della vicenda in un inchiesta pubblicata nelle scorse edizioni del settimanale cremonese

Il caso della discarica abusiva sequestrata dal Noe di Brescia a Cignone va in onda sulla Rai. La scorsa domenica una troupe del Tg Regionale guidata da Enrico Rotondi è giunta in paese per effettuare un servizio di approfondimento sulla vicenda legata ai rifiuti speciali abbandonati sul terreno di via Moro. Incuriosito dalla vicenda, Rotondi ha intervistato il consigliere provinciale Giuseppe Torchio, firmatario di un’interrogazione urgente sull’episodio (ancora in attesa di discussione) assieme al nostro giornalista Michele Scolari, autore di un’inchiesta di approfondimento relativa agli intricati retroscena del sequestro, incluse alcune sospette connessioni con la criminalità organizzata di stampo mafioso (l’inchiesta è pubblicata sulle edizioni de “Il Piccolo” del 23 marzo, 30 marzo, 6 aprile e 13 aprile). Al microfono ha espresso il proprio punto di vista anche il consigliere comunale vescovatino Mariagrazia Bonfante, membro del Comitato Salviamo il Paesaggio e cofirmataria del progetto “Amali”, mirato a ripensare i rifiuti come una risorsa, ottimizzando la raccolta ed i suoi costi. All’evento ha partecipato anche il Comitato Acqua Pubblica Cremonese con Francesca Pontiggia.

I sigilli erano già stati apposti all’area nel giugno del 2010, in seguito ad un primo ritrovamento di 20mila metri cubi di rifiuti pericolosi (scarti di materiale edile macinati senza la previa differenziazione). Dopo l’ultimo sequestro, condotto lo scorso febbraio, si è scoperto che il volume dei rifiuti era salito, ammontando complessivamente a  ben 60mila metri cubi, ammassati in collinette alte sino a 4 metri. E’ presente un discreto quantitativo di amianto (cumuli di materiale inerte contenenti sospetti frammenti di cemento-amianto e lastre di sospetto eternit in stato di abbandono e parzialmente interrate), ma la gamma dei rifiuti pericolosi comprende anche veicoli fuori uso, batterie esauste, solventi, sospetti oli minerali e rottami. Sin ora sono tre i soggetti che risultano indagati per abbandono incontrollato di rifiuti pericolosi (due imprenditori edili, un bresciano e un calabrese, assieme alla titolare di una ditta di Chiari, specializzata in riparazione di macchine agricole e per il movimento terra).

Mentre le indagini del Noe bresciano proseguono a ritmo serrato, l’interrogazione presentata ormai tre settimane fa da Torchio in Consiglio provinciale attende ancora di essere discussa. «Il fatto è assai grave - commenta il consigliere - sia per l’ingente quantità di rifiuti speciali accumulata (che fa presupporre l’attività di una ramificata organizzazione), sia per il coinvolgimento di aziende e persone interessate allo smaltimento dei rifiuti che potrebbero risultare colluse con ambienti e soggetti della ‘ndrangheta: un fenomeno che non rappresenterebbe certo una novità tanto nella nostra provincia quanto nella pianura padana in generale. Per questo, e dato che le competenze in materia di rifiuti spettano alla Provincia, mi auguro che la Giunta discuta al più presto l’interrogazione urgente in materia che ho depositato lo scorso 18 marzo, quindi ormai tre settimane fa».


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