Cremona - Rifiuti, ridurre costi e tasse si può

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A Cremona oltre duemila contribuenti mancano all’appello per il saldo della Tarsu, la tassa sui rifiuti. Il Comune a novembre era riuscito a recuperare oltre la metà dei 5999 solleciti inviati ai cittadini morosi, ma, scaduti i termini, sono rimaste 2317 cartelle non saldate. La rateizzazione permetterà di recuperare il pagamento della tassa ma è probabile che le difficoltà economiche di molti cittadini non cessino da un momento all’altro, senza contare che si teme un'altra stangata, cioè Tares, la nuova tariffa sui rifiuti. Anche per questa ragione urge ripensare il modello di smaltimento dei rifiuti, con un'alta percentuale di differenziata che permetta di ridurre sensibilmente sia i costi che le tasse. La pensa così Maria Grazia Bonfante, capogruppo consiliare di minoranza a Vescovato e membro del Comitato Salviamo il Paesaggio, nonché cofirmataria del progetto “Amali” assieme a Ferruccio Rizzi, consigliere comunale del Comune di Casalmorano, Riccardo Ulivi, capogruppo consiliare di “Apertamente”, e Guido Ongaro, vicesindaco del Comune di Madignano. Un progetto il cui motto è “rifiuti = risorse”.

Tra i vantaggi del progetto, oltre al creare occupazione, al risparmio per le imprese, al rispetto dell’ambiente e alla tutela della salute, vi sarebbe anche una riduzione della tariffa provinciale e della Tarsu comunale. «Il progetto Amali riduce senza dubbio subito la massa (i Comuni di riferimento hanno abbassato del 20%) e nel tempo la tassa rifiuti perché la tariffazione sarebbe puntuale: meno produco meno pago - spiega Bonfante. - Con il porta a porta si aumenta la qualità della differenziata e non solo la percentuale: la qualità è quella che occorre per avere il maggior recupero dei rifiuti che ti vengono pagati. Si inverte il circuito vizioso attuale con il quale i Comuni pagano per lo smaltimento, poi ricavano per riciclare, oltre al fatto che se è vero che le prese dei materiali con il porta a porta aumentano, è anche vero che le prese dell'indifferenziato diminuiscono e lo smaltimento, che costa 118 euro a tonnellata, sparisce.

I costi di una nuova discarica per 10 milioni di euro non vanno forse a rincarare la tariffa? E l’ammodernamento (si parla di 80 milioni ma non è la cifra definitiva) non va forse a rincarare la tariffa? E i costi di mantenimento delle discariche chiuse (10 milioni quella di Malagnino per 30 anni)? E gli incentivi che già paghiamo nella bolletta elettrica? E i danni alla salute e all'ambiente? La tariffa a livello provinciale tiene conto di tutti i costi che si sostengono nella gestione, poi declina a livello comunale in base al gestore e alla percentuale di raccolta differenziata.

E’ chiaro che diventa sempre più oneroso mantenere un inceneritore, se via via tutti i Comuni rispettano la normativa di minimo della differenziata. Tenendo conto che il 65% per la provincia di Cremona è un obiettivo da raggiungere, per l’Ue sarà il minimo da cui partire. Non è possibile far coesistere un inceneritore con il rispetto del livello di differenziata. Ma se questa incongruenza cessa, anche le tariffe/tasse diventano eque e il cittadino si sente maggiormente coinvolto ad una gestione dei rifiuti come risorse». 

di Michele Scolari

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