Acqua, ora la partita si gioca sulle tariffe

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La Conferenza dei Comuni di giovedì 2 maggio ha sancito un passaggio importante nell’ambito dell’affidamento del servizio idrico provinciale. I sindaci hanno scelto l’affidamento provvisorio del ruolo del gestore unico a Padania Acque, chiedendo al contempo la convocazione dell’assemblea dei soci per sollecitare l’acquisizione, da parte della società, di quei requisiti che renderanno possibile l’affidamento (una serie di operazioni finanziarie e societarie, tra cui la restituzione delle quote  ai Comuni). Contestualmente, i primi cittadini hanno aperto all’intervento dell’Ato nelle azioni urgenti da compiere nei Comuni a rischio sanzione (con il supporto di Padania Acque per gli aspetti progettuali). E’ stato quest’ultimo punto il più discusso e controverso. C’è chi come il sindaco Luigi Guarneri di Bonemerse lo ha indicato come «unica possibilità» e chi invece, come il sindaco di Casalmaggiore Claudio Silla, ha caldeggiato piuttosto «l’affidamento provvisorio a Padania Acque tramite la redazione di un piano operativo che esoneri i Comuni dalla necessità di indebitarsi, individuando la data del 31/12/2014 quale termine unico di Padania Acque per adeguarsi ai requisiti previsti». Deluso sull’intervento dell’Ato anche il consigliere provinciale Giuseppe Torchio: «si continua a voler ignorare la mozione della Lega, approvata a dicembre dal consiglio, che impegnava il presidente della Provincia Salini a farsi promotore presso il Cda Ato per modificare il Piano d’Ambito in favore della gestione del servizio idrico cremonese attraverso la società in house (pubblica)». Nettamente contrario anche Marco Cavalli, sindaco di Romanengo e consigliere dell’Ato: «L’Ato ha una funzione di vigilanza e di controllo sulla corretta gestione del servizio». In sostanza, finirebbe per vigilare su se stesso.
Dopo la votazione in Conferenza, il quadro  si presenta assai variegato  e le mosse della partita si giocheranno su una scacchiera composta dal Comune di Cremona, dalla Provincia e da Padania Acque. Dopo il confronto di sabato scorso tra il Comitato Acqua Pubblica e il sindaco Oreste Perri, oltre ad un problema  tra Comune e Provincia, è emersa la proposta (poi approvata giovedì sera) di affidamento temporaneo del servizio a Padania Acque avviando la trasformazione dell’azienda stessa secondo le linee della gestore pubblico; contestualmente, da parte del Comune di Cremona c’è la volontà di restituire le quote ai Comuni destituendo le aziende intermediarie per aprire la strada alla società pubblica (la procedura è già stata avviata).
Intanto, negli uffici di corso Vittorio Emanuele si ha ormai coscienza dell’impossibilità di realizzare l’originario progetto di una società di gestione mista (pubblica e privata): i ricorsi sul Piano di Ambito sono tutt'ora pendenti; dopo la presa di posizione del Carroccio a dicembre, il presidente Salini sa bene che se il Piano d’Ambito venisse discusso in Consiglio andrebbe incontro ad una completa bocciatura; e l’affidamento, sia pur temporaneo, del servizio idrico a Padania Acque ha sancito per molti versi un’ulteriore messa all’angolo della Provincia nella gestione dell’affare acqua.
Uniche possibilità rimaste a Salini per non uscire di scena definitivamente, almeno su breve periodo, rimarrebbero il nuovo metodo tariffario transitorio e l’intervento dell’Ato nelle azioni urgenti da compiere nei Comuni a rischio sanzione. Per il primo occorrerà attendere il Consiglio provinciale del prossimo 21 maggio. Ma per il secondo si intravede già una netta respinta da parte dello stesso Cda dell’Ufficio d’Ambito (tre consiglieri si sarebbero già dichiarati contrari). In sostanza, l’unica pedina che rimane alla Provincia per mantenersi in gioco sarebbe il metodo tariffario transitorio, sul quale, in attesa del 21 maggio, già si annuncia tempesta. La Commissione Affari Istituzionali infatti, dopo la seduta di lunedì, ha chiuso alle nuove tariffe, chiedendo che l’Autorità per l’Energia ne riveda l’aumento.

«LE NUOVE TARIFFE VIOLANO ANCORA IL REFERENDUM»

Anche a Cremona (come in Toscana) è venuto al pettine il nodo della nuova tariffa del servizio idrico integrato predisposta dall’Aeeg (Autorità per l’energia elettrica ed il gas), che ha sancito l’aumento del 10% delle tariffe delle bollette dell’acqua. Lo scorso lunedì 29 aprile il Metodo Tariffario Provvisorio è approdato in Commissione Affari Istituzionali, dopo essere stato approvato nella Conferenza dei sindaci lo scorso 4 aprile («a maggioranza e con vistose defezioni», sottolinea il Comitato). «Secondo il precedente Metodo Tariffario Normalizzato (MTN) la tariffa era costituita da 3 voci: costi operativi + i costi di ammortamento annui + la remunerazione del capitale» spiega il Comitato. «Il nuovo Metodo Tariffario Transitorio ne prevede 4: costi delle immobilizzazioni (intesi come somma degli oneri finanziari, degli oneri fiscali e delle quote di ammortamento degli investimenti) + costi della gestione efficientabili + costi della gestione non efficientabili + eventuale componente di anticipazione per il finanziamento dei nuovo investimenti».
Il nuovo Metodo Tariffario, sostiene  il Comitato Acqua Pubblica Cremonese, «viola l’esito referendario perché ripristina la remunerazione del capitale investito». In che modo? «La voce oneri finanziari è calcolata come remunerazione del capitale e non come costi finanziari e ciò si configura come una vera e propria falsità lessicale e sostanziale. Gli oneri o costi finanziari si calcolano come spesa per interessi sul capitale preso a prestito; invece, nella formula degli “oneri finanziari” costruita dall’Aeeg si applica una percentuale media nazionale (6,4% come somma tra rendimento dei Buoni Poliennali del Tesoro e tasso di rischiosità del mercato) al capitale immobilizzato netto, che può derivare sia da capitale preso a prestito che da capitale proprio. Il capitale immobilizzato netto è, con alcuni correttivi, equivalente al capitale investito su cui il precedente Mtn applicava il 7% di percentuale di remunerazione. Quindi, gli oneri finanziari, così come sono calcolati dall’Aeeg, sono una vera e propria remunerazione del capitale, sia di quello proprio sia di quello eventualmente preso a prestito». In sostanza «il nuovo metodo tariffario è completamente da bocciare, perché riesce, contemporaneamente, a violare l’esito referendario, ripristinando la remunerazione del capitale e con ciò costruendo un grave vulnus democratico, disincentivare gli investimenti e programmare incrementi tariffari medi anche molto alti».

di Michele Scolari

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