Nuovo governo tra delusione e speranze

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Dopo molta attesa,  il governo presieduto da Enrico Letta sta muovendo i primi passi, impostando il lavoro dei prossimi mesi secondo il programma illustrato davanti ai due rami del Parlamento e durante una conferenza stampa svoltasi a Palazzo Chigi. Tra gli impegni, la riduzione della tassazione sul lavoro e la sospensione del  pagamento dell'Imu di giugno, le politiche di sostegno alla formazione e all'apprendistato, le iniziative per dare impulso all'istruzione, i tagli ai costi della politica. Abbiamo parlato di questi temi con alcuni rappresentanti politici locali.

«E’ presto per giudicare, visto che di concreto ancora non abbiamo visto nulla»:  il senatore del Pd Luciano Pizzetti sottolinea come per ora ci si trovi ancora nella fase delle dichiarazioni; si potrà giudicare solo quando si metteranno in campo delle iniziative concrete.

«Per i paradossi della storia, un governo che nessuno ha voluto potrebbe essere quello che davvero porterà il cambiamento» continua Pizzetti. «Si tratta di un governo di necessità e di emergenza, che ha il compito di fare interventi seri sull’economia e di mettere in campo misure che favoriscano la ripresa economica, per arrivare poi alla Terza Repubblica ripartendo da zero. Insomma, questa alleanza non piace a nessuno, ma potrebbe anche essere quel brutto anatroccolo che si trasforma in un cigno, facendo uscire il nostro Paese dalla polvere, per poi "togliere il disturbo", lasciando lo spazio ai partiti e alle coalizioni». Anche perché, se neppure questo governo funzionasse, «precipiteremmo nuovamente in un buco nero» sottolinea ancora Pizzetti, che parla di scadenze ben precise: «Entro i prossimi 6-8 mesi devono essere messi in campo tutti quegli interventi sociali che permettano al Paese di tirare il fiato, come  il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali; è inoltre necessario modificare il sistema politico ed elettorale, passando al modello francese, con una Repubblica semipresidenziale, la riduzione dei parlamentari e la soppressione di una delle due Camere, oltre a un sistema elettorale con collegio a doppio turno. Accanto a questo è urgente mettere in atto al più presto politiche di occupazione e di rilancio economico».

Secondo Pizzetti, Letta ha tutte le carte in regola per gestire questa fase: «E' entrato nel governo fin "da piccolo" e l'esperienza non gli manca. Anche la scelta dei ministri è stata ponderata anche se, come in ogni governo, ovviamente ci sono i pro e i contro: troviamo delle debolezze, ma anche parecchi punti di forza».

Alla Lega il programma presentato dal governo va bene, «purché non rimangano solo parole» sottolinea Simone Bossi, segretario provinciale del Carroccio. «Siamo disponibili a votare i provvedimenti che vadano nella direzione del cambiamento e della costruttività. L'importante è che il governo non muova guerra al nord del Paese, continuando invece a sostenere quella parte di Italia che si è fatta mantenere per anni a spese del nord, altrimenti incontrerà la nostra opposizione». Bossi sottolinea la necessità di «urgenti misure a sostegno della famiglia italiana e del lavoro. Bisogna mettere mano all'Imu, alla Tares, ma anche a problemi come quello degli esodati, del credito, ecc. La politica oggi deve cambiare passo, agire nell'interesse del cittadino, abbandonando invece l'interesse personalistico che l'ha mossa negli ultimi 25 anni». Bossi si dichiara tuttavia scettico rispetto a un governo di larghe intese: «sembra che si voglia ricostruire il vecchio sistema democristiano, che con gli anni sembrava sparito ma che in realtà ha continuato a vivere sparso un po' in tutti i partiti. Mi fa pensare l'avvicinamento di Letta e Alfano, in questo senso».

Giudizio piuttosto critico da parte del Pdl cremonese, come conferma Luca Rossi, segretario provinciale, che giudica «imbarazzante» il percorso «che ha portato alla formazione di questo governo. Il mondo della vita reale va a una velocità decisamente diversa rispetto alla politica, le cui "liturgie" sono anni luce lontane dai bisogni concreti». E' comunque presto per dare giudizi: «Potremo dare un parere positivo nel momento in cui vedremo proporre un pacchetto di obiettivi ben chiari e definiti. Per ora giudichiamo positivamente il recepimento di alcuni obiettivi essenziali per il Pdl, come l'abolizione dell'Imu».

Rossi critica anche il Pd per aver intrapreso «un percorso tortuoso prima di arrivare a questa alleanza, che il Pdl aveva proposto fin dall'inizio», e dichiara che, alla fine dei giochi, «il vero vincitore è stato Berlusconi». Il Pdl ribadisce ancora la necessità di togliere urgentemente l'Imposta municipale unica, in quanto «è un intervento necessario anche ai fini del rilancio economico, poiché darebbe nuovo respiro anche al mercato edile, uno di quelli che sta soffrendo maggiormente. Oltre a questo bisogna dare ossigeno alle imprese, defiscalizzando e favorendo l'accesso al credito».

Una critica costruttiva arriva invece da parte di Sinistra ecologia e libertà, che da alleata del Pd è passata all'opposizione, dopo l'accordo di questo con il Pdl: «Non potevamo certo renderci disponibili a governare con chi ha idee che sono l'antitesi rispetto al programma con cui ci siamo presentati ai cittadini» sostiene Franco Bordo, deputato. «Programma che, peraltro, era condiviso anche dal Pd, motivo per cui ci ha sorpreso decisamente questa alleanza. Secondo noi ci sarebbero stati gli spazi per realizzare un vero governo di cambiamento, con il Movimento 5 Stelle. Quel cambiamento che, peraltro, i cittadini stessi desiderano, come hanno dimostrato gli esiti elettorali e i voti che sono convogliati nel M5S. Voti che avremmo intercettato se avessimo trovato delle forme di collaborazione con questo movimento, invece che con il centrodestra». Ciò detto, l'atteggiamento  di Sel non è completamente negativo: «La nostra sarà una opposizione costruttiva e propositiva. Cercheremo di portare avanti i temi cari alla maggior parte degli italiani, come il lavoro, la tutela ambientale, le questioni sociali ed i diritti civili. La preoccupazione maggiore è che questo governo sia messo sotto scacco dal Pdl: il centrodestra italiano non è un normale centrodestra, come può essere quello degli altri paesi europei. Qui ancora predomina il conflitto di interesse, e il Pdl continuerà a ricattare il governo su questi temi».

Bordo si dichiara preoccupato per la situazione del nostro Paese: «Si è perso troppo tempo, abbiamo lasciato andare le cose troppo avanti senza intervenire e soprattutto senza fare le riforme strutturali del sistema politico e del sistema Paese».

Decisamente critica, invece, la posizione del Movimento 5 Stelle, come conferma Alessandro Tegagni: «Siamo convinti che si tratti del solito rimpasto di gente "impresentabile", una commistione tra Pd e Pdl che non ha alcun senso. Si tratta di un governo che va contro la volontà degli elettori e che si basa solo sull'inciucio politico. Avevamo proposto al Pd un governo che appoggiasse le nostre proposte, ma siamo stati rifiutati: hanno preferito allearsi con il Pdl. E ora i cittadini, a qualsiasi livello, sono arrabbiati, delusi di questa classe politica. Chi ha votato Pd non voleva Berlusconi, e invece di fatto ha vinto di nuovo lui». Tra l'altro, secondo il Movimento, gli equilibri decisi dalle elezioni sono completamente cambiati, e questo dovrebbe indurre il Pd «a rinunciare al premio di maggioranza, in quanto lo hanno ottenuto vincendo le elezioni grazie al sostegno di Sel, da cui ora si sono staccati». Intanto,  il M5S ha già pronti diversi disegni di legge da proporre in Parlamento, e chiede al governo di trattare i temi fondamentali, dalla nuova legge elettorale alla riduzione degli emolumenti dei manager pubblici e dei costi della politica. «Assurdo che Montecitorio costi più della Casa Bianca, assurdo che i consiglieri regionali percepiscano 9mila euro al mese. Bisogna cambiare completamente direzione».

di Laura Bosio

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