Gli italiani che sognano la Germania

+ 32
+ 27


L’immigrazione tedesca da parte dei nostri connazionali è aumentata del 40% nel corso del 2012 rispetto all’anno precedente.
Ancora non sono del tutto sbiaditi i contorni del sogno americano, ancora si è abituati a sentir definire l'Italia il Paese nella speranza verso il quale convogliano flussi migratori di diverse origini, che già le mete sono cambiate e con esse anche i migranti: oggi come un secolo fa, sono di nuovo gli italiani a fare le valigie e a cercare un futuro migliore altrove. La meta, questa volta, non è nemmeno troppo lontana: all'interno dell'Europa è la Germania la nuova Eldorado o quantomeno la terra nella quale coltivare ancora qualche speranza. A rivelarlo sono i dati dell'agenzia tedesca Diestis, che testimoniano come il 2012 abbia registrato, rispetto l'anno precedente, un incremento del 40%. Nel 2012 sono arrivati nella Repubblica federale 42.167 italiani, contro ai 30.154 registrati nel 2011. Dati simili non si registravano da almeno quindici anni, anche se l'incremento è tornato ad essere in atto intorno al 2007. Per trovare un valore ancora più alto bisogna fare un grosso passo indietro: nel 1996 si trasferirono in Germania 45.821 italiani. Da allora la curva ha avuto un andamento al ribasso fino al 2007, quando hanno ripreso a salire arrivando ai dati del 2012, che rispetto al 2007 ha registrato un incremento del 132%.

Molti di coloro che invece non sono partiti, accarezzano comunque questo sogno: "Partire anche subito se potessi, ma il più grande ostacolo è la lingua", spiega Maura, 42 anni, mentre a trattenere Sonia, 37 anni, è "l'allontanamento dalla mia famiglia, dagli amici, dagli affetti, è un sacrificio troppo grande. Però, la tentazione di andarmene c'è, soprattutto quando giornali e telegiornali ci ricordano quanto siamo indietro dal punto di vista delle tutele e dei diritti". Ad avere meno remore sono proprio i più giovani, come Valentina, studentessa di 23 anni: "Sono stato a Berlino solo in vacanza per ora, e ci tornerò; mi piacerebbe fose per restare. Lasciare la mia città mi dispiacerebbe, ma non voglio sprecare la mia vita in attesa di avere possibilità qui. A questo punto potrebbero non arrivare mai". Simone, 26 anni, invece partirebbe invece se avesse già un lavoro "o almeno la certezza di trovarlo, e se magari avessi già delle conoscenze: non sono fatta per prendere e andarmene completamente da sola". "La mia ragazza ha un lavoro fisso qui ora, ma quando io ero precario e lei era senza lavoro ci abbiamo pensato molto seriamente". Prosegue: "Con questo non è che credo per forza che altrove si sta meglio, la crisi è ovunuque e vorrei vedere quanti di quelli che partono trovano poi una situazione soddisfacente. Ma di questi tempi difficile non avere nemmeno la curiosità di fare un tentativo". La spiegazione più chiara è quella di Alberto, 53 anni: "Nessuno lascia casa a cuor leggero, ma quando il futuro in un posto viene negato, è naturale andarlo a cercare altrove. Se fossi più giovane credo prorio che non ci penserei due volte..." Di simile parere anche Angela: "Non è una decisione facile da prendere: mia figlia è all'estero ormai da tre anni e mi rendo conto che anche se difficile è la cosa migliore: non so se qui avrebbe avuto le stesse possibilità. Le fa eco Stefano: "L'ostacolo più grande nel caso della Germania è la lingua. Io, evidentemente, sono qui e non me sono andato, ma posso ben capire cosa spinga a farlo".

di Martina Pugno

Segnala questo articolo su