Crisi: rinunce sì... ma non a tavola

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Calano le spese per viaggi, divertimenti e bellezza, ma la qualità del cibo non si tocca.
Il termine “crisi” è ormai una presenza quotidiana nelle conversazioni e sulle pagine dei mezzi d'informazione: si accompagna ragionevolmente a preoccupazioni e timori, soprattutto per il futuro, ma anche a piccoli mutamenti quotidiani che ne riflettono l'accezione primaria, ovvero quella di cambiamento prima ancora che di difficoltà. In un periodo di incertezza generale e prolungata, anche la quotidianità cambia aspetto per riuscire a far fronte alle rinnovate esigenze con le risorse a disposizione, che per molte famiglie italiane sono ridotte rispetto a quelle di qualche anno fa, anche solo per il calo del potere d'acquisto del denaro che ha colpito gli italiani. Non sono solo le grandi decisioni che riguardano cambiamenti radicali ad essere messe in atto, ma più di frequente a mutare sono le piccole abitudini alle quali si inizia talvolta per la prima volta a prestare attenzione. La prima e più comune rinuncia, indipendentemente dall'età, sembra essere quella più legata alla socialità, che trova altre forme per essere coltivata. Questo vale ancor più per le famiglie di recente formazione, come racconta Antonella: «Per quanto mi riguarda sono in affitto perché per i prossimi 3-4 anni di sicuro non riuscirò a comprarmi una casa: abbiamo una bambina di due anni e le spese sono aumentate parecchio con il suo arrivo. Per il resto, andiamo fuori a mangiare qualcosa non più di volta al mese, piuttosto preferiamo invitare gli amici a casa».

A fare meno rinunce in questa direzione sono i più giovani, anche se non manca un risvolto un po' amaro, come spiega Laura, 26 anni: «Esco spesso, vado a concerti, a fare week end fuori... Potrei anche rinunciare, ma tanto un mutuo non me lo fanno lo stesso e se devo vivere con i miei che mi resti almeno la possibilità di divertirmi». Uscite e divertimenti non sono le uniche cose sulle quali si fa attenzione: in molti si trovano a mettere da parte il desiderio di andare in vacanza o di viaggiare, come Maurizio: «Io e mia moglie abbiamo sempre viaggiato tanto, ma adesso che i figli crescono le spese si fanno più pesanti e da qualche anno dobbiamo rinunciare. Spostarsi in quattro è costoso e in generale le esigenze dei figli vengono prima delle nostre... Che dire, spero di recuperare in futuro». «Adesso le rinunce sono tante», sottolinea Alberto, 42 anni, «perché sono in cassa integrazione e non so se e quando ritornerò al mio lavoro. Ma anche prima avevo iniziato a rivedere alcune abitudini, dalle uscite fuori alla spesa: vivo da solo, non ho mai fatto troppo caso a cosa finiva nel carrello ma ora controllo con più attenzione le mie spese, anche per quanto riguarda gli sfizi che prima mi toglievo senza pensarci troppo, dai vestiti all'abbonamento in palestra». L'abbigliamento è un altro settore sul quale si è disposti a fare rinunce, sia da parte degli uomini che delle donne, che molto di frequente rivedono anche le abitudini riguardo alla cura di sè, come Tiziana, madre di due figli: «Ho dato un taglio netto a parrucchiera ed estetista, per molte cose ho imparato a fare da sola. E' da tanto che non mi compro qualcosa per me, piuttosto sto attenta a fare in modo che ai miei figli non manchi nulla. Quello che credo si sia perso, in questi anni, è quella leggerezza che consisteva nel fermarsi davanti ad una vetrina, vedere qualcosa di carino e semplicemente entrare e comprare.

Lo vedo per me, ma anche per le mie amiche, o anche per coloro che potenzialmente non avrebbero nemmeno bisogno di stare attenti al risparmio: credo sia venuta meno un po' a tutti la leggerezza nel fare delle spese, in generale manca la tranquillità necessaria forse». Sono molti anche coloro che rinunciano all'auto, oppure che vorrebbero farlo, come Cristina: «Io lavoro lontanuccia da casa e i mezzi praticamente non esistono, altrimenti è da tempo che avrei lasciato l'auto in garage: consuma troppo, metà stipendio se ne va tra benzina, bollo, assicurazione... Ne farei a meno volentieri, se potessi». Mentre chi può, il cambiamento lo fa davvero, come Fabio, 34 anni: «Io lavoro in città e abito in città, quindi ho iniziato a rinunciare all'auto per spostarmi, all'inizio perché ero stufo di spendere così tanto in benzina per fare pochissima strada, poi in realtà ci ho preso gusto a spostarmi in bici ... quando il tempo lo permette». In alcuni casi, dover cambiare le abitudini diventa anche occasione per riscoprirne di altrettanto piacevoli, come spiega Stefania: «Io ho perso il lavoro un anno fa e non ho più trovato altro, credo che avere due bimbi piccoli non aiuti. Con uno stipendio solo non è che si possa fare molto, ma comunque riusciamo ad essere abbastanza tranquilli. Io con più tempo libero mi sono ritrovata ad inventarmi soluzioni più o meno creative per il risparmio e anche per fare molte cose da me, soprattutto in cucina, facendo anche più attenzione alla qualità». Se, infatti, le necessità di risparmio raggiungono anche la tavola, esse devono comunque fare i conti con la qualità, sulla quale proprio non si transige, come scherza Giovanni, 68 anni: «In giro non si può più andare, in vacanza non si riesce ad andare, la macchina costa troppo, le medicine pure... Almeno a tavola, finchè ci sono i soldi per mangiare, voglio mangiare bene!».

di Martina Pugno

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