Museo del Violino, inaugurazione a settembre

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Il neo eletto direttore Virginia Villa: «Ecco come sarà».
Forse c’è un filo invisibile che lega violino e pallone. Nella città che vide gli esordi di “StradiVialli”, e che recentemente ha trovato un mecenate come il Cavalier Giovanni Arvedi che ha rilanciato la gloriosa Uesseci e disegnato un futuro alla liuteria cremonese, non stupiscono i trascorsi di calcio d’élite del padre del nuovo direttore del Museo del Violino, Virginia Villa. Da pochi giorni la Fondazione MdV Antonio Stradivari ha il suo primo cda. Lo presiede il sindaco Perri, membri Giovanni Arvedi, Walter Montini, Paolo Salvelli e Roberto Zanchi. Direttore Generale appunto Virginia Villa, già direttore dell’Ente Triennale e della Fondazione Stradivari. A pochi giorni dall’insediamento, il direttore ci riceve nel suo ufficio in Palazzo dell’Arte, che la generosità del Cavaliere Arvedi e di Luciana Buschini ha restituito alla città nella sua veste migliore assieme a una piazza finalmente incantevole che accompagna idealmente il visitatore al Museo. Virginia Villa è originaria di Como ed è laureata in Lingue e Letterature straniere Moderne. Le prime occupazioni nel settore tessile e della moda e l’impegno in una casa editrice, quindi la passione per gli strumenti musicali ha fatto la differenza.

Da oltre 30 anni lavora presso la Civica Scuola di Liuteria di Milano, ma il suo destino di pendolare sta per concludersi: «A settembre chiuderò la mia esperienza trentennale a Milano perché il nuovo impegno qui non mi consentirà di proseguirla. Conosco Cremona da anni, ma la sto scoprendo ogni giorno di più e mi affascina, soprattutto le bellissime corti del centro storico. Mi attende una bella sfida, la liuteria è un mondo apparentemente piccolo ma universale». Il Cavaliere Arvedi ha consegnato alla città un gioiello, ora si tratta di farlo funzionare al meglio. «Lo scopo è anche la valorizzazione della liuteria contemporanea. Cremona ha una storia importante che nessuno potrà cancellare, ma questo museo nasce per guardare anche al futuro. Questo è l’unico museo al mondo che tratta la liuteria non solo come oggetto del passato ma anche del presente e del futuro. Si pensi ad una sala dedicata ai vincitori del concorso Triennale, alla possibilità per i visitatori di visitare la classica bottega del liutaio, di toccare gli strumenti, di ascoltarne il suono, di annusare gli odori dei materiali. Non ci spaventa questa incursione nella “commercialità”, perché è fatta con attenzione e trasparenza. Sono due mondi che di solito non si toccano». Una delle critiche che si rivolgono al mondo della liuteria cremonese è di essere “chiuso”. Ritiene che la presenza del MdV possa fare da collante? «Devo dire che il mondo della liuteria cremonese sta rispondendo bene, e d’altra parte le mie esperienze personali coi liutai sono ottime.

Detto questo, la dialettica non fa male e non ci deve spaventare. Certo il mondo è cambiato: la solitudine dei vecchi liutai è cosa del passato, oggi la folta concorrenza obbliga a promuoversi, e da questo punto di vista la Camera di Commercio sta facendo un ottimo lavoro». Anche per i liutai il MdV rappresenta una grande opportunità. «Qui avremo una sezione del Laboratorio dell’Università di Pavia e una del Laboratorio di acustica del Politecnico, e la presenza di due professori e dei loro studenti ricercatori, impegnati sia nella conservazione che nell’acustica e studio dei materiali. Per i liutai questi studi sono molto importanti, e solo Cremona è in grado di offrire una simile opportunità agli studenti. Qui si respira un’aria speciale, e l’invidia di chi studia in altre città è sempre evidente. In particolare l’area di ricerca del MdV è indice della voglia di “guardare oltre” che è tipica del Cavaliere Arvedi, e che tutti dovremmo avere». Parlando del bellissimo Auditorium, si è detto della possibilità di utilizzarlo per le incisioni grazie alla speciale acustica studiata dall’ingegnere Yasuhisa Toyota. «Abbiamo avuto una serie di incontri con responsabili di case discografiche, che hanno confermato l’eccellenza del luogo. Oltre al lato acustico, è anche un luogo esteticamente molto bello ed interessante dal punto di vista scenografico». Magari non solo per musica da camera, ma anche jazz o altri generi. «Oggi non ci sono più steccati fra generi. Noi rispondiamo a chi interagisce con lo strumento in maniera personale, ma sempre con l’uomo al centro. Anche l’Auditorium è qualcosa che suona con te.

Fare il liutaio presuppone un lavoro manuale ma soprattutto di testa, per cultura, linguaggio eccetera. Credo sia questa la strada da seguire in Italia, e la nostra forza e ci viene riconosciuta ovunque». A proposito, giovedì l’Auditorium ospiterà un concerto di Uto Ughi e Alessandro Specchi. Non sarà più il Ponchielli il solo luogo d’élite in città per gli appuntamenti musicali. Qual è il rapporto col teatro? «Ottimo, tanto che lo stesso concerto citato è organizzato dal Ponchielli. D’altronde lo stesso Ughi è da sempre assai interessato dall’aspetto acustico, ed è curioso di provare il nuovo ambiente. Non solo col Ponchielli c’è una forte sinergia, ma anche con tutti i musei cittadini»

di Vanni Ranieri

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