Depressione, male del secolo

+ 34
+ 38


Lo psichiatra Roberto Poli: «La crisi economico-sociale è un fattore di rischio di sviluppo di disturbi psichiatrici».
Un dato impressionante: crescono le notizie di tragedie familiari legate a depressione, problemi di tipo psichiatrico, situazioni familiari difficili, oppure a cause che appaiono imcomprensibili. Due tra gli ultimi casi: la storia di una donna di Varese che ha gettato i figli dal balcone, dicendo di sentirsi inadeguata nel ruolo di madre, e quella del poliziotto che ha sparato al figlio per poi suicidarsi. Ne parliamo con lo psichiatra Roberto Poli. Davvero la depressione può portare a gesti tanto brutali ed estremi? «In questo periodo si stanno verificando numerosi episodi di violenza, che però non sono sempre riconducibili a persone con problemi di tipo psichiatrico. Anche la violenza domestica non necessariamente passa dalla psichiatria. Detto questo, il numero così rilevante di episodi di violenza riconosce due ragioni. La prima è la crisi economico-sociale che stiamo vivendo che da un lato funge da detonatore per diverse situazioni di conflitti intrafamiliari e dall’altro è un fattore di rischio di sviluppo di disturbi psichiatrici. Vi è una stretta relazione tra depressione economica e depressione psichiatrica, a partire dai nomi appunto.

La seconda ragione è il cosiddetto effetto Werther, una sorta di effetto fotocopia, di emulazione». La depressione e' davvero una patologia così grave e diffusa? Per quale motivo? In che modo essa può portare all'omicidio? «La depressione è davvero il male del secolo, l’Oms stima che sono circa 121 milioni le persone nel mondo che convivono con la depressione. Sempre secondo l’Oms, la depressione nel 2020 sarà la seconda causa di invalidità al mondo, appena dopo le malattie cardiovascolari. Le ragioni dell’incremento dei casi non sono chiare, ma certamente un ruolo lo gioca il contesto di vita nel quale ci troviamo. La depressione può avere livelli di gravità molto diversi e solo nelle forme gravissime può essere causa di agiti violenti, prevalentemente di tipi suicidiario e eccezionalmente omicidiario. Succede quando il paziente vede un tunnel di rovina per sé e per la sua famiglia e pensa che l’unica salvezza sia la fine della vita». La donna che ha gettato i figli dal balcone era uscita da una settimana da un Centro psichiatrico, e le autorità stanno ora indagando su come è stata curata, per capire se il gesto poteva essere evitato. Secondo lei può esserci stato un errore nel trattamento di questa persona, o gesti di questo tipo sono inevitabili? «Non è possibile formulare ipotesi in merito alla correttezza dei trattamenti medici sulla base di informazioni di stampa. Purtroppo non vi sono modelli di predittività di gesti suicidiari o omicidiari. Né si può immaginare che la psichiatria torni a pratiche manicomiali custodialistiche per evitare ogni possibile rischio».

Esiste una responsabilità sociale rispetto ad eventi di questo tipo? La nostra società ne è inconsapevole complice? Le persone vengono lasciate troppo sole? «Il modello di società in cui viviamo ha subito profonde trasformazioni, si sono generalmente persi i legami di appartenenza gruppale, di comunità. Anche i legami familiari e le relazioni di vicinato o amicali sono molto liquide, poco contenitive rispetto a persone che manifestano disagi esistenziali che possono portare alla malattia e alla furia distruttrice». Dalla depressione si può guarire davvero? In che modo? «Il termine depressione è un termine usato gergalmente in modo generico e spesso a sproposito, comprendendo patologie diverse che nulla hanno a che fare con la vera depressione. Nell’accezione medica la depressione è un disturbo dell’umore, da trattare seriamente con farmacoterapia e talora in associazione ad interventi psicoterapici. Come per la maggior parte delle malattie la terapia spesso è efficace e risolve il problema. Non sempre però accade e vi sono rischi di ricadute e di cronicizzazione».

di Laura Bosio

Segnala questo articolo su