Cremona - Truffa immobiliare alle banche per 5 milioni: cinque arresti e 100 indagati

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Truffavano le banche presentando domande di mutuo per l’acquisto di immobili il cui valore era ampiamente sovrastimato rispetto al reale e, una volta ottenuti i prestiti, scomparivano senza più rimborsare le rate del prestito. I cinque ideatori della frode sono stati tratti in arresto e i complici, un centinaio tra proprietari compiacenti e finti acquirenti, sono indagati per concorso. A finire in manette per associazione a delinquere finalizzata alla truffa sono stati quattro uomini ed una donna, Cristian S. (classe ‘73) e Simona D. (classe ‘77) titolari di un’agenzia immobiliare di Ostiano, Stefano B. (classe ‘77), Pierluigi T. (classe ‘73) e Marcello S. (classe ‘77), di un'agenzia immobiliare di Manerbio e residenti nella provincia di Brescia (ora tutti in carcere con ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Cremona Guido Salvini, che descrive un vero e proprio «disegno criminoso» che truffava le banche «con ripetute truffe ai danni di molteplici istituti di credito con artifici e raggiri»). Altri 95 soggetti coinvolti, tra proprietari degli immobili e falsi acquirenti, sono stati tutti denunciati alla Procura della Repubblica di Cremona per falso e truffa, aggravata in ragione dell’entità del danno causato alle banche.

LE INDAGINI

Come delineato questa mattina nella sala briefing del comando provinciale della Guardia di Finanza di Cremona dal procuratore Roberto Di Martino e dal comandante Alfonso Ghiraldini, le indagini del Nucleo di Polizia Tributaria di Cremona, guidata dal tenente colonnello Nicola De Santis, sono iniziate alla fine del passato anno quando un intermediario finanziario ha denunciato i soci di un’agenzia immobiliare cremonese per non aver pagato le provvigioni di alcune pratiche presentate alle banche per la concessione di mutui immobiliari. I successivi accertamenti sono stati condotti con l’analisi di oltre 200 documenti bancari che hanno permesso di ricostruire dettagliatamente i flussi finanziari di ogni operazione, portando alla luce una vera e propria associazione a delinquere composta dai cinque arrestati, titolari di due agenzie immobiliari con uffici sia nel bresciano che nella provincia di Cremona, e di una società immobiliare trevigiana con uffici in Cremona, che a partire dal 2005 ha organizzato e attuato almeno 43 compravendite fittizie ai danni di dieci diversi istituti di credito (30 in provincia di Cremona: a Ostiano, Robecco, Pessina, Isola Dovarese, Volongo, Gabbioneta Binanuova, Scandolara Ripa D'Oglio e Cingia De' Botti). E a 5 milioni di euro ammonta il danno complessivo subito dalle banche.

IMMOBILI FATISCENTI PER “GONFIARE” I MUTUI

Il modus operandi era sempre lo stesso. Inizialmente venivano individuati appartamenti da acquistare, generalmente ruderi o in pessimo stato di conservazione nelle provincie di Cremona e Brescia (la necessità di ristrutturazione serviva a “gonfiare” il mutuo). Successivamente, acquisita la complicità dei proprietari,l’associazione predisponeva false perizie di stima degli immobili con un valore di molto superiore al reale, spesso il doppio di quello di mercato. Venivano quindi“assoldati” i falsi acquirenti, per lo più nullatenenti privi di una stabile occupazione rintracciati nei campi nomadi di Pavia, Alessandria, Cremona e Vicenza, cui veniva fornita falsa documentazione (dichiarazioni dei redditi, buste-paga, cud, dichiarazioni di assunzione ecc.) «finalizzata ad indurre in errore gli istituti di credito eroganti sulla esistenza dì garanzie di solvibilità degli acquirenti dell’immobile»: domande generalmente istruite e inoltrate tramite intermediari finanziari inconsapevoli.

LA “ZONA GRIGIA”: UNA RETE DI CONNIVENZE E DI INTERESSI

Insomma, si tratta di «una stabile struttura associativa» formata da «una fitta rete di connivenze [...]» che può contare «su non ancora individuate complicità – in termini di chiare responsabilità penali - di funzionari di banca, promotori finanziari, professionisti incaricati della stima degli immobili nonché sui notai incaricati di redigere i contratti di compravendita immobiliare». Una “rete” in grado di strutturarsi attraverso complici, prestanomi e collusioni anche negli ambienti della malavita, manifestata dal ricorso sistematico alla intestazione fittizia degli immobili attraverso un’articolata rete composta da pluripregiudicati», come ha evidenziato il gip Salvini: una “zona grigia” in cui convergevano gli interessi criminali degli immobiliari, «la necessità in capo ai singoli venditori di realizzare la vendita» nonché la possibilità di un facile guadagno per gli acquirenti “assoldati” nei campi nomadi. 

LA SPARTIZIONE DELLA “TORTA”

Ottenuto il finanziamento dalle banche, l’associazione ripartiva il provento della frode consegnando ai proprietari la somma corrispondente al valore effettivo dell’immobile e ai finti acquirenti – che nel frattempo si erano resi irreperibili interrompendo il rimborso del mutuo – il prezzo pattuito per la loro complicità. Per sé manteneva la restante somma, pari spesso alla metà del mutuo concesso. Si calcola che, ad esempio, su un mutuo di 150mila euro, 60mila andavano ai promotori della truffa, 80mila al proprietario compiacente e 10mila agli acquirenti rom.

di Michele Scolari

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