Maltempo, danni per centinaia di milioni

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Piva (Libera): «Situazione grave, chiesto lo stato di calamità». Prandini (Coldiretti): «Senza aiuto il comparto riceverà un colpo dal quale sarà difficile riprendersi»
Danni gravissimi per l'agricoltura cremonese: sono a rischio centinaia di milioni di euro di fatturato. Il maltempo dei giorni scorsi e che continua è un fenomeno senza precedenti, come conferma Antonio Piva, presidente della Libera Agricoltori: «A memoria d'uomo non si ricorda una primavera così disastrosa. La situazione creatasi è decisamente grave, tanto che abbiamo dovuto richiedere lo stato di calamità e stiamo attendendo delle risposte dai livelli istituzionali». Si parla di perdite ipotizzate intorno ai 400 milioni di euro per la nostra agricoltura. «Un danno che si concretizza nel mancato raccolto, nel calo produttivo, nei ritardi in certe produzioni, come ad esempio quella del fieno» spiega ancora Piva. Oltre agli aspetti agronomici e legati all’andamento delle produzioni, la preoccupazione si sta spostando anche sul piano finanziario, come ha ricordato Piva nel suo appello alle istituzioni. «Gli investimenti fatti per l’acquisizione dei mezzi tecnici — quali sementi, fertilizzanti e antiparassitari — sono al momento improduttivi; mentre i prezzi dei foraggi e dell’insilato di mais stanno salendo ben oltre il normale andamento di mercato» dichiara il presidente.

Tutti prodotti peraltro già pagati, secondo le prescrizioni dell’articolo 62. In altri termini, si presenta un forte rischio di speculazioni, ricorda ancora Piva. «E’ quindi indispensabile riuscire a rifornire di liquidità le imprese attraverso la negoziazione o l’interruzione di mutui, cambiali e versamenti a vario titolo che gli imprenditori sono tenuti a fare per la gestione previdenziale dei loro dipendenti». E' stato su sollecitazione dello stesso Piva che la Provincia di Cremona ha attivato un costante monitoraggio della situazione sul territorio. Ad appellarsi alle istituzioni è anche il Pd, che nei giorni scorsi ha depositato una mozione urgente in Consiglio regionale per chiedere un celere riconoscimento dello stato di calamità. L’assessore regionale all'agricoltura, Giovanni Fava, ha confermato che il 5 giugno il documento verrà discusso in VIII Commissione agricoltura, dopo aver ascoltato le associazioni di categoria e le Province. «Abbiamo depositato la mozione il 21 maggio, a seguito della richiesta dello stato di calamità da parte delle associazioni agricole, le quali indicavano una stima prudenziale di almeno il 30% di prodotto lordo non vendibile» dice il consigliere Agostino Alloni.

Oltre a rendere noti i dati del disastro agricolo, il documento chiede di impegnare la Giunta regionale «ad avviare immediatamente le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità nelle aree più colpite della Lombardia e a effettuare con la massima urgenza una puntuale ricognizione e stima dei danni, al fine di poter valutare, con il coinvolgimento della VIII Commissione Agricoltura, ogni ulteriore intervento pubblico che si dovesse rendere necessario». Senza contare che intanto il maltempo sta proseguendo, peggiorando una situazione già critica. Della gravità dei danni parla anche Coldiretti, che durante un monitoraggio - azienda per azienda - ha rilevato un grave ritardo nella semina del mais, di circa due mesi e mezzo (ad oggi si può dire che è stato seminato solo il 30% del mais), con previsioni di una riduzione delle rese di circa il 50%. La semina della barbabietola da zucchero non è neppure cominciata, con la perdita del 100% del raccolto. Sempre secondo le rilevazioni Coldiretti, è stato perso l’intero primo sfalcio di foraggi, quello che garantisce il 50% del prodotto (fondamentale in una provincia che, con un patrimonio di quasi 300mila bovini, cui si aggiungono circa 950mila suini, ha bisogno di grandi quantità per l’alimentazione). A ciò si somma la previsione di ingenti cali produttivi per il pomodoro da industria: date le condizioni dei terreni, zuppi d’acqua, gli agricoltori non sono riusciti ad entrare nei campi per mettere a dimora le piantine. Anche in questo caso, quindi, si teme che più della metà del raccolto andrà perduto.

Una produzione decisamente ridimensionata è anche quella dell’ortofrutta, con una previsione che va da -30% a -35% per meloni e angurie. Fortemente compromessa la produzione dei cereali a semina autunno-vernina (frumento, orzo, triticale) ed oltre un mese di ritardo anche per la semina della soia (con difficoltà nel reperimento del seme, dacché chi in aprile ha rinunciato a seminare barbabietola o mais si è poi rivolto a questa coltura). Insomma, si tratta di un vero e proprio bollettino di guerra. A questo proposito nei giorni scorsi, presso l’assessorato all’Agricoltura della Provincia di Cremona, si sono riuniti i rappresentanti delle organizzazioni agricole, per fare il punto della situazione e valutare, a partire dal livello provinciale, come richiedere agli organi istituzionali le misure necessarie per far fronte a una situazione di estrema gravità. «Non c’è raccolto che non sia compromesso – dichiara Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia e delegato confederale di Coldiretti Cremona – dal mais alla soia, dalla frutta alla verdura, dal pomodoro all’orzo, al fieno. Mentre i florovivaisti hanno bollette per il riscaldamento delle serre sempre più care». Anche Coldiretti, intanto, ha chiesto l’avvio delle procedure per la dichiarazione dello stato di calamità. «Con una situazione del genere – ha evidenziato Prandini – o si attiva lo stato di calamità naturale oppure il comparto riceverà un colpo dal quale sarà difficile riprendersi».

di Laura Bosio

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