Amministrative, l’astensione al 38%

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Luciano Pizzetti (Partito Democratico): «Un forte segnale di disaffezione verso la politica da parte dell’elettorato».
l forte aumento dell’astensionismo è senza dubbio uno dei dati più rilevanti delle ultime elezioni amministrative, che hanno visto andare al voto solo il 62,38% degli aventi diritto, contro il 77,16 delle precedenti amministrative. Il secondo dato emblematico è il crollo dei consensi per il Movimento 5 Stelle, ma anche per la Lega. Le cose non sono andate bene neppure per il Pdl, mentre il Pd ha ricevuto qualche consenso in più. Ad analizzare la situazione è il deputato Luciano Pizzetti, che in questi risultati legge «un forte segnale di disaffezione verso la politica da parte dell'elettorato. Vediamo continuare l'insistente domanda di cambiamento da parte dell'elettorato. Un tema attuale, soprattutto in questi giorni, mentre si sta discutendo delle riforme istituzionali: il voto sollecita la politica a concludere velocemente ed efficacemente il processo di riforma». Ciò detto, secondo il deputato del Pd, in questa tornata elettorale «si legge una domanda di governo amministrativo che sappia risolvere i problemi. Di qui, la riduzione del voto a Grillo e l'incremento di consensi per altri partiti. Mi colpisce ad esempio il dato di Siena, da sempre baluardo della battaglia grillina e dove il M5S è tornato a casa con un pugno di mosche. O ancora Barletta, dove molti militanti grillini hanno votato il centrosinistra». E' andata invece meglio al Partito Democratico, che ha conseguito un risultato che lo stesso Pizzetti definisce «utile. Da parte dell'elettorato c'è ancora una significativa domanda di un centrosinistra forte e riformista.

Un riformismo che è forse più presente nell'elettorato esterno al partito che in quello interno. Ciò dovrebbe farci riflettere: gli elettori ci chiedono di smettere di litigare e di pensare al bene comune. Allora è necessario stare molto attenti, in questa fase, per non rischiare di creare una forte separazione tra le esigenze dell'area interna e quelle dell'aria esterna». La risposta del Pd deve quindi essere pronta e veloce: «Non bisogna fare fallire il progetto di riforma in atto; è necessario sostenere questo governo di emergenza affinché metta in atto le azioni fondamentali, legate al lavoro, al sistema sociale, al sostegno alle imprese e all'alleggerimento fiscale. Dando delle risposte concrete a queste emergenze il Pd può davvero identificarsi con quella grande forza riformista nazionale che deve rappresentare. Certo, neppure io sono felice di questo Governo, ma bisogna saperne trarre il meglio per fare uscire il Paese da questo "buco nero". E' assurdo dire che si tratta di un Governo che dipende da Berlusconi: ricordiamo che il Pd ha la maggioranza assoluta dei parlamentari alla Camera, e quindi per i ricatti non c'è spazio».

Ma si parla già anche di amministrative a Cremona. A questo proposito, Pizzetti esorta il suo partito a «investire su una proposta politica che rappresenti una reale alternativa al centrodestra. Un centrosinistra civico, vicino alla comunità e in grado di restituire alla città una visione di prospettiva. La criticità che emerge dall'attuale amministrazione, che ha comunque fatto anche cose positive e risolto problemi significativi, è l'assenza di visione globale della città, e il non averla inserita in un contesto economico nazionale. L'Expo è un chiaro esempio di quanto poco sia stato fatto in questo senso, ed è proprio su questi temi che il Pd deve puntare. Bisogna portare avanti un progetto senza presunzione, ma sempre perseguendo il bene comune. Nessuno dovrà imporre candidature: esse dovranno emergere da un confronto serio». A proposito del risultato elettorale c’è autocritica da parte del Pdl, che «oggi paga la mancata realizzazione di quelle riforme liberali che da tanto tempo ha proposto ma che ancora non ha messo in pratica» dichiara Carlo Malvezzi, consigliere regionale. «Chi si assume determinati impegni deve mantenerli, e il risultato di questo voto deve stimolarci a lavorare meglio. Credo che con questo governo ci siano i presupposti per fare qualcosa: questa è l'ultima nostra chance, per evitare una seria deriva, sia dal punto di vista economico che sociale». Secondo il consigliere regionale, il dato più eclatante che emerge dal risultato elettorale è «la disillusione da parte della popolazione italiane nei confronti della politica. Un sentimento per molti aspetti fondato, in quanto a fronte della grave condizione economica attuale, la politica non ha certo dato un buon esempio: riforme non messe in campo, incapacità di affrontare seriamente il tema della spesa pubblica, ecc. Sono cose che oggi la gente valuta attentamente.

In questo senso credo che sia finito il tempo delle incertezze: p necessario che chi rappresenta la politica lavori in modo serio e con obiettivi tangibili. Che sono poi quelli che ho fatto miei nel mio impegno regionale, che mi porta a occuparmi di lavoro e di creare nuove opportunità per le imprese. Del resto, la crisi economica attuale è frutto anche di una profonda crisi culturale della persona, che porta alla dimenticanza delle nostre radici e tradizioni». Nessuno stupore per i risultati del M5S, che «ha proposto solo soluzioni irrealistiche e anacronistiche. Senza contare che ha una rappresentanza parlamentare che non è in grado di proporre altro che slogan demagogici. La politica non può essere frutto di improvvisazione e populismo. Ciò non toglie le ragioni che stanno alla base del voto al M5S: è la comprensibile reazione rispetto a una proposta politica che non ha risposto alle richieste di cambiamento». Toni dimessi anche per la Lega che, come conferma il segretario provinciale Simone Bossi, «ora deve capire dove si è sbagliato. Non fare autocritica sarebbe da stupidi. Del resto dalle ultime elezioni non c'è stato molto tempo per recuperare, e forse in questi mesi ci siamo concentrati talmente sulle regionali e sulle politiche da non aver dato il giusto spazio ai piccoli comuni. Credo anche che la Lega debba imparare a comunicare meglio le proprie intenzioni e i propri obiettivi. D'altro canto come Lega non abbiamo i numeri per portare avanti da soli le nostre battaglie, e se i nostri alleati non ci consentono di operare quel cambiamento di cui tanto si parla, è dura. Esempio emblematico è stato il Federalismo: una riforma pronta ma chiusa in un cassetto». Bossi rimanda al mittente anche i commenti di chi rivedeva nel M5S la Lega d'un tempo: «Mi aspettavo una debacle di questo tipo da quel movimento, che è ben diverso da noi: dietro il nostro partito si celano ideali e idee che vanno sviluppate.

Loro sanno solo intercettare il malumore della gente dicendo "mandiamoli tutti a casa", ma senza fare proposte concrete per mettere in atto il cambiamento. E il Movimento 5 Stelle? Si guarda avanti, imputando il risultato a un'incomprensione: «Le persone non hanno compreso a fondo il significato del nostro movimento e del programma che stiamo portando avanti» spiega Enrico Lombardi, portavoce cremonese del movimento. «Da parte nostra c'è sicuramente stato un problema di comunicazione, tanto che a livello nazionale si sta valutando di incrementare la partecipazione a trasmissioni e dibattiti, per farci conoscere». A questo proposito, diventa ancora più importante il lavoro preliminare per presentarsi alle amministrative locali del 2014: «Ci siamo divisi in gruppi di lavoro e stiamo portando avanti dei progetti, che però renderemo noti solo quando saremo certi della loro attuabilità: i proclami a vuoto non hanno senso».

di Laura Bosio

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