Cremona - Approvato il bilancio del Comune. Aumentano i costi dei servizi a domanda individuale

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Niente stangata” nel bilancio 2013 del Comune di Cremona, approvato nei giorni scorsi dalla Giunta. Lo dice il vice sindaco Roberto Nolli: «Un bilancio equilibrato. I servizi a domanda individuale sono aumentati di poco e restano comunque tra quelli meno costosi d'Italia. Vivere a Cremona, insomma, costa meno che vivere in qualunque altra città, sotto questo punto di vista». Il documento verrà illustrato in commissione consiliare lunedì 17 giugno, verrà votato il 24 e verrà discusso in Consiglio comunale il prossimo 8 luglio. Ma veniamo ai numeri: il bilancio ammonta a 98 milioni di euro, di cui 70 per la spesa corrente e 28 per i finanziamenti destinati alle opere pubbliche. La spesa del personale è stata rivista, tanto che su questa voce il Comune ha previsto un risparmio di circa 900.000 euro (su un budget di 26 milioni); per arrivare a questo risultato si è operato con un taglio degli straordinari e di tutte le parti variabili dei salari, oltre alle mancate sostituzioni di dipendenti che hanno ottenuto il pensionamento. Per quanto riguarda tasse e tariffe, ci sono comunque aumenti. In particolare, l'aliquota dell’addizionale comunale Irpef passa da 0,65 a 0,80%. (viene confermata la fascia di esenzione per redditi fino a 10.000 euro). Una modifica finalizzata «a reperire le risorse necessarie al pareggio del bilancio».

Per la Tares, si è stabilito che venga scaglionata in tre rate, di cui le prime due in acconto e la terza ed ultima rata a conguaglio del tributo dovuto per l’anno 2013, aumentato della quota standard della maggiorazione per copertura dei costi dei servizi indivisibili, pari ad euro 0,30 per metro quadrato. Per quanto riguarda l'Imu, l’aliquota di base passa da 0,93 allo 0,98% (come nel 2012), ma aumentano le differenziazioni tra le varie tipologie di immobili. Aumento anche per negozi e botteghe (da 0,91 a 0,96). Aumenta anche quella per le botteghe storiche, che passa da 0,81 a 0,86. Confermate le agevolazioni dell’anno scorso, che valgono 1,8 milioni di euro. La stangata Imu arriva invece per le abitazioni sfitte - «al fine di disincentivare la mancata locazione delle stesse», sottolinea il Comune - e per gli immobili di banche e assicurazioni.

Fa invece discutere la questione dei servizi a domanda individuale: Nolli afferma che il loro costo per le famiglie cremonesi rimane comunque uno dei più bassi d'Italia, ma di fatto gli aumenti ci sono stati. In particolare è stata introdotta una retta nelle scuole comunali per l'infanzia (che prima erano gratuite), che si calcola attraverso un sistema tariffario articolato su tre fasce di reddito calcolate con l'Isee: 30 euro al mese fino a 10.000 euro, 50 euro per redditi tra 10.000 e 18.000 euro, 70 euro per redditi oltre i 18.000. Aumenta inoltre il costo delle mense: nelle scuole per l'infanzia passa da 3,5 a 5 euro al giorno (+46,2%), mentre alle scuole elementari da 4,37% a 5 euro (+12,6%). Negli asili nido viene invece introdotta una tariffa pari a 150 euro mensili, per coprire il costo del pasto e dei pannolini. In particolare, guardando alla copertura economica dei servizi a domanda individuale, essa cambia così: mensa scuola materna: dal 47,82% al 54,96%; mensa scuola elementare: dal 70% all’83%; asilo nido: dal 22% al 31%; teatri e musei: dal 9,30% all’11%; impianti sportivi: dal 12% all’11,65%. «Come ho detto, non c'è stata alcuna stangata» ribadisce il vice sindaco. «Lo scorso anno la copertura di tali servizi era pari al 35,3%, mentre per il 2013 sarà pari al 36,9. Un aumento irrisorio, calcolando che il Comune spenderà ancora 8.339.400 euro per i servizi a domanda individuale e ne coprirà con le tariffe 3.081.000. La differenza, 5,2 milioni, li sborserà il Comune, ossia ancora i cittadini, anche coloro che non usufruiscono di tali servizi». Vengono tagliati anche i contributi ai quattro nidi privati (-15.000 euro) e alle cinque scuole paritarie (-20.000 euro). Minori contributi anche per l'Istituto musicale Monteverdi, che si vede decurtare 60.000 euro di fondi, e al Teatro Ponchielli, che perde 50.000 di finanziamento.

di Laura Bosio

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